Nunzio Alfano
La pittura di Alfano in una personale
a Sabaudia
Nunzio Alfano ritorna ad esporre, in una
personale, a Sabaudia, dal 19 al 28 marzo Sala “Emilio Greco” Sabaudia.
L’inaugurazione della mostra alle ore 18,00 di sabato 19 marzo alla
presenza di Claudio Fazzone, presidente del Consiglio regionale del Lazio.
Comunicato
Nunzio Alfano nato a S. Angelo di Mercato
San Severino (SA)
e residente a Fondi LATINA dove vive e opera.
Quadri
particolari

Testimonianze
Carmine
Cuomo
La pittura di Alfano fa soffermare
l'attenzione di quanti sono sensibili all' 'arte vera, quando si lascia
prendere da stimoli e sollecitazioni che promanano dal suo animo fervido.
Alfano si rifugge da qualsiasi improvvisazione e si spiega con impegno
sulle cose che maggiormente lo affascinano, per esprimersi senza mai
tradire la componente primaria della sua pittura.
La leggerezza del tocco e una colorazione decisa tra i rossi e i gialli
costituiscono le caratteristiche di base di un artista , che intende
dialogare in serenità con il suo pubblico che lievita i suoi
apprezzamenti convinti, ecco perché il tema dominante della sua arte e il
classico nel moderno, per questo si ritiene unico e diventa l'uomo in
quanto nell'artista esiste il desiderio di comunicare e comunicare, per
Alfano significa conoscere.
Elio Marini
Vedo in Nunzio Alfano la tempra e la
gentilezza romantica di un "trovatore". Vedo in questo
autodidatta, formatosi giorno dopo giorno alla sola scuola del colore, del
sentimento e della natura, il cantore timido, discreto ma bene intonato di
situazioni viste o vissute e di ricordi che danno nell'onirico oltre che
nella immediatezza dell'immagine espressa.
Ecco allora che il colore ocra o incupito di un ambiente o di uno scorcio
paesaggistico riceve anima e luce dal "pentagramma" vario dei
toni cerulei dì cielo e mare. Qua è una finestra che si apre alla vista
del mare o del cielo, o semplicemente un riquadro azzurro inserito nella
stessa opera che da la sensazione del più luminoso ambiente esterno: là
una marina solitaria o uno squarcio di cielo accennato oltre la pergola.
Ma il diapason del suo canto pittorico raggiunge toni di elevata, sincera
e intima poesia nello slancio del bimbo che accarezza il viso della mamma
quasi sorpresa da quell'innocente trasporto: nel riposo campestre di donna
e in alcuni paesaggi quasi fiabeschi che si potrebbero avvicinare alla
migliore scuola naif: nella solenne naturalezza, quasi stilizzata, di
cavalli e in altre situazioni in cui sembra vagare l'ombra di Modigliani,
di cui Nunzio è ammiratore ma che, per sua precisa ammissione, si stima
ben lungi dal voler imitare.
Come pure non si da all'imitazione di nessuno dei grandi artisti, volendo
essere sempre e solo sé stesso. In questo contesto di immediatezza,
sentimento, ricerca e proposta di temi che trovano la radice primigenia
nella sana concezione di una sempre viva e feconda civiltà contadina,
ecco che lo scarpone sdrucito acquista una dimensione di dignitosa e
significativa presenza davanti alla gentile magnificenza della rosa: ecco
che le figure di anziani, proposti in un caratteriale e genuino
atteggiamento di pensosa povertà, traspirano la dignità sofferta del
lavoro: ecco che dalle piazzette e dai vicoli solitari si propaga la
sottile e carezzevole voce del silenzio.
E negli stessi nudi femminili, sensuali però sempre intonati all'insegna
del buon gusto, traspare il compiacimento di quanto, in bellezza, possa
esser prodiga la nostra naturale vicenda umana.
Enzo Bigoschi
Nunzio Alfano si ritrova a dipingere
con il nutrimento poetico della sua terra: il sentimento della memoria
reinventa le immagini care del Salento; vuoi che si tratti di personaggi
del suo contesto, vuoi che si tratti di donne o di elementi compositivi
della sua geografia, rappresentata sempre da una urgenza narrativa che
induce il modulo pittorico in forme transumanizzanti, sempre accese da un
ingenuo bagliore d'infanzia.
Guido Ruggiero
L'amore per la pittura che Alfano
mostra non consente simili degnazioni sebbene un'attenzione, pur misurata
e guardinga, ma speranzosa di positivi risultati. Né siamo spinti da
sentimenti emotivi come quello che potrebbe nascere dall'impegno di Alfano.
Questo pittore istintivo, autodidatta, ha due doti che, se non sciuperà
in corse febbrili, appaiono positive: il senso lirico delle cose dimorante
nella memoria e nell'occhio; e la vocazione al «racconto», congeniale
alla sua natura mediterranea.
E vuoi che questo si realizzi in paesaggi di cose e fatti visti in
contrade solitàrie, disabitate (è forse il sentimento straniante
dell'emigrazione dello stesso pittore), vuoi che sia il personaggio,
presente in questi luoghi, che si connota come un «superstite» delle
diaspore migratorie, vuoi, infine, che egli tragga il personaggio
femminile - tratto da qualsiasi contesto temporale e geografico - per
esprimerlo nel nudo, colto in una misteriosa e solitària sensualità.
E ciò per meglio capire, da autodidatta, i misteriosi cammini
dell'espressione poetica pittorica ed i legami nascosti con le sue
intenzioni, con i suoi fantasmi artistici, spesso indecifrabili alla sua
stessa volontà di conoscenza.
Arturo Ursitti
Le vedute di campagna, ritratto con
tinte tenui, quasi pastello, esprimono bene la canicola cocente
dell'estate. Il sole picchia sulle mura dei casolari, pare che voglia
rubare da esse il colore del tempo, il giallo-ocra sporco, ma non può
perché le crepe dei calcinacci ne testimoniano la vetustà e la povertà.
Una camicia, o una maglia color rosso stesa alla finestra ed una scala a
pioli, appoggiata appena alla parete, dicono della presenza umana: ancora
non è l'abbandono totale delle campagne e gli alberi ritti e robusti,
pare a significare la mollezza dei tempi.
Luisa Beani
Quando un autodidatta che tira avanti
la vita tra mestieri diversi e in paesi lontani, da girovago o emigrante,
si porta appresso come un indumento intimo la tela per dipingere, beh!
vuoi dire che la vocazione c'è ed anche un amore da segnalare, che vanno
incoraggiati nella convinzione di pur acquisibili maturità artistiche.
Alfano ha sempre dipinto con il cuore e lo sguardo rivolto alla sua terra
salentina, a quell'entroterra rurale, in cui la geografia fisica di tetti,
paesaggi con alberi e fiumi, rappresentano la sua «memoria storica». Una
storia narrativa in cui lo sforzo della resa è in un linguaggio che vive
la tensione di una permanente trasfigurazione.
Aldo Codignola
Sacrale del suo mondo reale nel
quale ha vissuto le vibratili esperienze d'infanzia e della prima
giovinezza. Alfano dipinge, in fondo, per ritrovare e, forse, ricercare il
tempo andato: perciò la sua pittura appare un po' come un «dagherrotipo»,
paurosa di svisare le realtà vissute ed ora sognate.
Perciò i personaggi vivono nelle cose antiche, una vita di tradizione,
forse oggi irreale; e le donne hanno scritto sui volti sorpresi, e intorno
alle linee dei corpi nudi, un che di perentoreo e di morbidezza perduta,
quasi per un'allusiva penetrazione medianica del pensiero e della loro
condizione umana.