Con il quadro I tre cavalieri, Purificato espone per
la prima volta nef 1936 alla galleria La Cometa, insieme a Giovanni
d'Aroma e Carlo Toppi: è il suo primo impatto con la critica ed il
pubblico romani.
Il quadro è pervaso da un'aura di classicità, è evidente l'influenza
della cultura classica del maestro Cagli, il richiamo al suo dipinto
Guerrieri . La scena è dominata da tre personaggi in primo piano su
cavalli bianchi alle cui spalle si dipana un paesaggio collinare
squarciato da fenditure rocciose e coperto di alberi, che discendono da
quelli aridi e con stratificazioni rocciose del Mantegna.
I tre enigmatici cavalieri nella loro compostezza classica con indosso
vesti tradizionali dalle tinte vivaci, sembrano usciti da un contesto
curtense del 1400; essi sono in tensione, stanno riflettendo su qualche
grave faccenda in cerca di una soluzione; qualcosa li turba: forse gli
eventi politici contemporanei, la guerra civile di Spagna che porta al
sopravvento della dittatura franchista, la paura che possa accadere
qualcosa di tragico anche in Italia.. I tre fanti nel loro atteggiamento
austero e classicheggiante, nel loro turbamento, in quel confabulare
qualcosa, ricordano i tre misteriosi personaggi di Piero della Francesca
che assistono alla Flagellazione, opera di chiaro riferimento politico,
dalla complessità di significati, come tutte le opere dell'artista,
soggetta alle più svariate interpretazioni.
I Tre Cavalieri è un esempio di limpidezza formale, di chiarezza
coloristica, di classicismo, la cui impronta ritorna a più riprese nella
pittura di Purificato.
Il classicismo tipico di Cagli è evidente soprattutto nei primi ritratti
di Purificato come l'Autoritratto , I due amici , Zio Erasmo . Quest'ultimo
è ben delineato psicologicamente, l'impostazione della figura ricorda lo
Scipione del Cardinale Decano, il colore intenso, infuocato ci fa
risentire gli echi della pittura mafaiesca. Di Zio Erasmo abbiamo
un'altra versione posteriore del 1946, dall'aspetto ugualmente umano ed
intenso ma più sfumato.
Le differenze sul piano formale e coloristico denotano l'evoluzione
dello stile. Egli viene raffigurato, probabilmente, nelle sembianze di
Erasmo da Rotterdam anche Cagli aveva ritratto Mirko nei panni austeri
del Riformatore quasi ad indicare che nella sua pittura stava avvenendo
una riforma, un distacco dall'arte maestra della sua formazione, la
Scuola Romana, da cui è iniziata la sua avventura artistica, per seguire
le proprie tendenze naturali, dare libero sfogo alla sua espressività,
sottolineare la sua individualità artistica.
L' Autoritratto, dalla stesura nervosa e scorrevole, è carico di densità
vitale, "tutto giocato sui rossi, stemperati in basso da ampie
pennellate di bianco che mettono ben in evidenza il volto con le folte
sopracciglia e le pupille nere che conferiscono all'immagine le fattezze
severe di un antico romano".
Nella produzione di Purificato vi è una ripetizione di immagini, temi e
persino di titoli di opere (ne è l'esempio più lampante la famosa serie
di "Donne con gallo"), ripresi successivamente nella maturità
dell'artista, con differenze di colore e di stile, dal cui confronto si
evince la crescita del suo fare pittorico, originale e personalissimo.
Del...resto tutti gli artisti, si pensi a Raffaello, Michelangelo,
Tiziano, spesso riprendono temi cari nella tensione di portarli alla
perfezione; ognuno di essi ha una propria percezione del reale e
relativi moduli espressivi; essi esprimono se stessi, perciò la loro
pittura a volte può sembrare ripetitiva. Così è per Purificato; la sua
pittura segue una parabola evolutiva dettata da ragioni
storico-artistiche e sociali, ma i caratteri di fondo rimangono gli
stessi.