"L'arte rivela ai cuori ciò che nessuna scienza può mai rivelare alle menti" - Virgilio

La Portella
Salotto Culturale Fondano

Home  Info

Under Construction

        Ristorante Riso Amaro

Domenico Purificato:
La scuola romana e il realismo magico

Presentazione
Virginio Palazzo

Nel prezioso catalogo realizzato nello scorso mese di marzo dalla Scuola Nazionale di Cinema e curato da Orio Caldiron in occasione della mostra fotografica sulla rivista "Cinema", che comprende alcuni numeri pubblicati tra il 1936 (anno di uscita) e il 1943, cioè prima del Neorealismo, come specifica la sua copertina, vi sono riprodotti tre scritti di Domenico Purificato. Il primo di essi, dal titolo "I'obiettivo nomade", pubblicato sul numero 78 del 25 settembre 1939, è un invito agli autori di cinema a riprendere il paesaggio naturale italiano, ad essere cioè "nomadi" nella ricerca dei luoghi e non "sedentari" nel rimanere fermi nei teatri di posa. Infatti, scrive Purificato "nessun fantasioso scenario, immaginato e costruito dall'uomo, può avere efficacia e valore quanto l'altro creato e disposto dalle leggi o dal capriccio della natura". Da qui la condanna della "cinematografia sedentaria", quella "dei falsi in atto pubblico perpetrati dal cinema", con l'uso di modellini di legno che "grazie al trucco dell'obiettivo, assumono forme gigantesche e pertanto simili alle naturali proporzioni". Nella parte finale del suo scritto, quasi a dare un esempio della bontà delle sue affermazioni, l'Artista ricorda il film Il Corsaro girato nel 1922 da Augusto Genina in un paesino situato a tredici chilometri di distanza da quello di origine di Purificato: "un paesino su un colle proteso nel mare con le case addossate, aggrappate l'una all'altra, puntellate da contrafforti, archi, archi rampanti, e con tante viuzze tortuose e comunicanti tra loro in modo bizzarro, come le cavità di un padiglione auricolare. Qualcosa tra la Casbah e Capri vecchia, singolare, poetica, misteriosa". E rilevando che dopo quel film nessun altro andò a riprendere quei luoghi, conclude affermando che "a rivederli ogni anno ho sempre la sensazione che essi attendano una macchina da presa". Il paesino è Sperlonga (come le stesse fotografie che corredano l'articolo mostrano chiaramente), distante solo tredici chilometri da Fondi, paese natale di Purificato, Giuseppe De Santis e Libero de Libero, da tutt'e tre assiduamente frequentato durante l'estate. In realtà quello scritto del 1939 fu recepito dallo stesso De Santis il quale, sul numero 116 del 25 aprile 1941, pubblicò il famoso articolo "Per un paesaggio italiano"e successivamente, dopo alcuni anni, nel 1949, girò proprio a Sperlonga alcune scene del suo secondo film Non c'è pace tra gli ulivi. Lo stesso Purificato, che aveva avuto un'esperienza in Roma città aperta di Roberto Rossellini, per il quale ha curato l'arredamento, collaborò attivamente con De Santis nel film "Giorni d'amore", come consulente per il colore e come autore della ricostruzione in studio del famoso vicolo del litigio (senza peraltro ricredersi dell'assoluta supremazia dell'ambiente naturale su quello artificiale, ma spinto piuttosto da necessità produttive in un film per massima parte girato nei luoghi naturali del loro paese natio). Purificato, De Santis e de Libero sono stati uniti in tutta la loro vita fisica e artistica da un forte legame, una vera e propria complicità amorosa, con Fondi e la sua terra. I tratti fondamentali della loro opera nascono e rimandano ai luoghi, ai volti, all'humus della terra di nascita, un microcosmo che apre a conoscenze e genera immagini con valore universale: la bellezza fisica nella dignità del lavoro, la forza delle passioni nella serenità del paesaggio, i riti, i canti, la natura nella florida espressione dei suoi prodotti. La terra madre li ha resi uniti ed alleati nella loro ricerca, cantori non solitari ma accomunati dalle stesse trame, dai colori e dagli accordi. Scrive de Libero in una lettera inviata a De Santis il 21 giugno 1949, prima dell'inizio delle riprese di Non c'è pace tra gli ulivi: "[...] io sto qui a domandarmi se lavori con calma, se tutto risponde alle tue esigenze, se hai risolto con fortuna il perso- naggio della nuova attrice. Ma tu sei fatto per saltare gli ostacoli, un purosangue come te. Non pretendo di avere tue notizie, ma prenditi tutti gli auguri che ti faccio come potrei farli a me stesso se mi mettessi a scrivere un libro. Tuttavia tu non hai bisogno di auguri, sei uno dei pochi che fanno pensare all'arte dello scrivere e del dipingere quando costruiscono un film". Quale migliore elogio avrebbe potuto esprime una penna folgorante come quella del poeta: il cinema che evoca un racconto scritto e un dipinto, le tre arti in cui si sono espressi, nell'eccellenza, i tre grandi fondani, unite e fuse quasi come un'unica entità. L'opera di Zaira Daniele che l'Associazione Giuseppe De Santis ha voluto pubblicare, con il generoso sostegno degli Enti che hanno permesso la realizzazione della prima edizione del Fondi Film Festival, ha il merito di ripercorrere la vita artistica di Domenico Purificato, nel contesto dei fondamentali legami con la sua terra e i figli che nel primo Novecento essa ha generosamente prodotto, con la sensibilità, l'entusiasmo ed il rigore che promettono un percorso artistico di qualità. La nostra Associazione, anche perché memore della costante attenzione e curiosità che Giuseppe De Santis ha sempre manifestato nei riguardi dei giovani intellettuali, ha voluto far conoscere il risultato della sua laboriosa ricerca, di cui sono peraltro testimoni gli illustri prefatori.

Giugno 2002 - Virginio Palazzo - (Associazione Giuseppe De Santis)

 

© 2002- 2011  LaPortella.Net