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Il Sodalizio Romano

(di Zaira Daniele)

In un'intervista realizzata nell'agosto 1978 da A. Parisi così Purificato ricorda il sodalizio romano: "Attraverso de Libero siamo entrati nell'ordine delle conoscenze di pittori, scrittori importanti; era tutto un mondo che si apriva attraverso "La Cometa" la galleria d'arte diretta da de Libero dove confluiva la più grossa cultura italiana. De Chirico e Guttuso li ho conosciuti alla "Cometa". Peppe De Santis viveva a Roma con i genitori, io vi andai a studiare legge all'università e ci fu il nuovo incontro dopo che ci eravamo visti da ragazzi a Fondi. A Roma è cominciato questo sodalizio quotidiano: era l'anno 1933. De Libero fu per noi un fratello maggiore; quello che era alla base del nostro lavoro era la gente della nostra terra che Libero chiamava "Ciociaria". Con noi c'era anche Pietro Ingrao, con lui ci eravamo conosciuti a Formia al liceo classico, egli era un promettente poeta, aveva vinto allora i Vittoriali. Il sodalizio si rafforzò per gli interessi che cominciavamo ad avere per il cinema, cementato dalla necessità di sostituire Gianni Puccini, chiamato militare, alla rivista "Cinema" diretta da Vittorio Mussolini. La scelta cadde su di me; io stavo dipingendo a Fondi, restai interdetto, in quei momenti la pittura non dava soldi, avevo bisogno di guadagnare e accettai. Come prima cosa portai Peppe De Santis a fare il critico cinematografico. Cominciò una bellissima battaglia contro i "telefoni bianchi"".!!
Era il 1938; nella redazione di "Cinema" collaborarono Antonioni, Visconti, Barbaro, Chiarini, tra i maggiori artefici del Neorealismo. Purificato rimase alla redazione fino alla caduta del fascismo, e proprio a "Cinema" si deve la prima, anche se vaga ribellione, alla cultura del .fascismo. Purificato firmò anche il primo ed unico numero che vide la luce dopo il 1943 con il nome di Gianni Puccini come direttore. Nel n. 44 del 25 aprile 1938 pubblicò il suo primo articolo dal titolo "Pittura e cinema" nel quale chiariva la sua posizione di pittore verso il cinema, e che era illustrato da due disegni ispirati da due foto di scena dei film americani "Piccole donne" e "S. Francisco". Aléuni passi dell'articolo: "Può accadere talvolta al pittore di recarsi al cinema e trovare l'ispirazione, al pittore basta poco perché gli nasca l'idea del quadro: un qualunque tema coloristico che ne impressioni la sensibilità, ma l'ispirazione che talvolta viene dal cinema è un fatto diverso dagli altri. Il quadro offerto dal cinema è già bello e costruito nei suoi elementi essenziali e si richiede alla mente dell'artista in modo piuttosto limitato il sussidio delle sue qualità di equilibrio a soppesare le varie parti e a fonderIe in un tutto armonico. Il lavoro consiste in una personale interpretazione ". Nel 1954 Purificato collabora con De Santis al film "Giorni d'amore" nel quale il regista osserva i suoi proletari nella loro difficoltà di esistenza; Purificato cura la scenografia e i costumi assumendo la consulenza del colore, mentre de Libero scrive con De Santis la sceneggiatura. Anche se il film venne girato per la maggior parte nelle campagne di Fondi, si rese necessario ricostruire in studio il vicolo e le abitazioni dei protagonisti. La consulenza del colore è una cosa nuova e fu proprio Purificato a promuoverla. Si legge su "Cinema" del 10 giugno 1954 che per la prima volta, nella storia del cinema italiano, è stato affidato ad una sola persona il compito di curare la scenografia, il colore e i costumi di un film: si tratta di D. Purificato. Egli oltre ad aver ideato scenografie per spettacoli teatrali, aveva collaborato come costumista a "Roma città aperta" di Rossellini, ma questa di "Giorni d'amore" era la prima esperienza nel campo del colore cinematografico. "Giorni d'amore" ebbe il primo premio per la migliore fotografia a colori al festival di S. Sebastiano. Nel 1936 Purificato partecipa alla mostra sindacale inaugurata da Vittorio Emanuele III presso i mercati di Traiano insieme ad altri artisti già famosi, esponendo un dipinto rappresentante un paesaggio di Fondi con il campanile di San Francesco che ha la freschezza della luce mattinale. Scrive ne "La Ballena": "Quando una pittura di Gabriele fu accettata in una mostra del sindacato a Roma, e gli fu detto che ad inaugurare l'esposizione sarebbe venuto il re, fu preso dalla più viva emozione. Immaginate un pittore alle prime armi, già felice di esporre per la prima volta in una mostra ufficiale, che, per colmo di ventura, viene avvertito della sicura presenza di sua maestà, il re in persona... "vedrò il re faccia a faccia", pensava Gabriele, "il re vedrà il mio quadro"". Ormai Purificato era "stregato" dalla pittura e incantato sempre più dalle composizioni e dall'umanità di C. Cagli, la frequenta- zione del cui studio, in via Monte Tarpeo, gli aveva permesso di rag- giungere la piena maturità artistica; Cagli dava ormai il tono alla vita artistica della capitale: "Il pittore che maggiormente mi colpiva era Cagli, un dominatore culturale di quella stagione romana, un vero maestro, mi ha senz'altro influenzato nel modo di dipingere, nella tonalità di colori...". Anche il padre e la famiglia che lo volevano avvocato accettarono la sua scelta; così egli dice di sé attraverso Gabriele, nel suo romanzo autobiografico: "Sceglier la via della pittura significava riabilitarsi a un esercizio che aveva avuto caro ai tempi della sua infanzia, fantasticare, inseguire immagini, pensare a tante cose, ritrovare insomma per quanto possibile, la sua "Nuvola", sognare cose più semplici, cose magari irreali...". Il 1938 è l'anno delle leggi razziali e alcune personalità della cultura ebraica scelgono la via dell'esilio. Ne "I colori di Roma" Purificato scrive: "Era nell'aria quel disagio che avvertiva prossima la guerra... la realtà delle cose, le campagne razziali per le quali artisti come Cagli furono costretti a riparare all'estero e Roberto Melli a fuggire normali rapporti di vita sociale e a vivere, a volte di stenti, impressero al lavoro dei pittori più responsabili una ricerca più convincente, più diretta del rapporto arte-vita, ora si cercano temi per le opere negli avvenimenti nei quali l'uomo era protagonista cosciente o soggetto a una qualunque fatalità drammatica".16 Mafai inizia in segreto la serie di quelle sue Fantasie nelle quali l'uomo empio, il mostro si fa perseguitore, massacratore degli inermi: un presagio dei tempi imminenti; Guttuso dipinge la Crocifissione che esposta a Bergamo suscita scalpore e proteste. Qualcuno dei più giovani andava assumendo per la propria pittura temi di rivolte paesane e di proteste popolari. "E tra quei giovani c'è Purificato che nella discrezione del suo studio dipingeva opere come La Crocifissione o La processione dei Penitenti nelle quali, al di là del contenuto religioso, si avverte la ripulsa dell'artista alle tragedie del secolo".
Nel 1941 gli viene conferito il premio riservato ai giovani in occasione dell'lntersindacale a Valle Giulia, il piccolo quadro Cavalli a S. Puoto (il lago vicino Sperlonga) gli viene acquistato dalla Galleria d'Arte Moderna di Roma. Nel 1942, anno del suo matrimonio con Antonietta Fiorentini da cui avrà due figli, Teresa e Pino, espone alla galleria di Roma. Così scrive Giulio Petroni su "Quadrivio" del 18 gennaio 1942 "Si è inaugurata in questi giorni la 50' mostra della galleria di Roma con le opere dei pittori Purificato, Pippo Rizzo, Arturo Peyrot e degli scultori Mro, Castelli e Mirko. Il pittore che ha avuto nell'attuale mostra la sua definitiva affermazione è D. Purificato. Un giovane questi che ha effettivamente qualcosa da dire e lo dice senza reticenze come sgorga dalla sua fantasia e dal suo idealismo. Le sue opere sono la poetica narrazione di un mondo trasfigurato originalmente e non per gusto di originalità. Purificato è un pittore a sé, staccato da ogni contemporanea corrente artistica, come pure da ogni legame col passato, se non per quel tanto che ci può essere in lui di istintivamente tradizionale. C'è in ogni quadro un' atmosfera di fiabesco e di meraviglioso. Anche i soggetti religiosi sono penetrati da questo senso di stupore, di irrealtà fantastica e fervida. In altre opere c'è un drammatismo che trascende l'umano per immergersi nella leggenda. Il rosso, e non poteva essere che il rosso, è il colore dominante di questa pittura: il rosso in tutte le sue tonalità e i suoi effetti. C'è impeto pittorico e sapiente tecnica nella sua tavolozza. Ci hanno maggiormente colpito: Fuga in Egitto, Crocifissione , Processione , Coro, Il Naufrago ">. E. Maselli, il critico del "Lavoro fascista" scrive il 15 gennaio 1942: "Il ministro dell'Educazione Nazionale e l'ispettore del Partito Belelli hanno inaugurato la 50' mostra alla galleria di Roma. Con questa mostra la Scuola Romana si trova arricchita di un nuovo pittore, D. Purificato, prima soltanto sospettato... Al canto fermo delle Nove ragazze (fermo per la consistenza pittorica dei rossi, gialli e turchini) si danza la Rissa delle donne scapigliate. E pare che afferrandosi alla materia grossa dei capelli se ne vogliano punire e pulire. Quella materia grossa terrosa e spessa che a principio dà fastidio, e poi si vede subito che e quel che occorre, per ora; ma già il vento la lima e consuma nella impetuosa folata della Processione (si guardi d'altra parte al tocco gentite di Conversazione). Qualcosa di arcaico, nel buon senso si recupera nel Naufrago di bellissimo inserto. E le Donne furiose rimangono nella memoria, tutte risolte in una felice impressione mossa e bloccata, di macchia e arabesco un buon tessuto di fantasiosa logica figurativa". Rileva L. de Libero in "Documento" del 1942: "Con D. Purificato è la rivelazione di un pittore giovane, già noto per sue timide apparizioni in altre mostre. Non è più un bigliettino da visita, ma un regolare invito nella sua stanza di pittore, ove si può entrare e sentire l'ambiente che l'ha fatto. Un ambiente di realtà risentita al punto in cui la favola comincia a dire le sue parole naturali: e sono parole di pittura, sia pure acerba e corriva, ma già tiepida d'un fiato che ha il suo odore fresco e riconoscibile. In apparenza popolaresca dei sui colori è invece un modo più diretto e convinto di fare pittura, di essere nel tempo un albero di sicura crescita. Nel Paesaggio, nella piccola Donna e cacciatore , Donnefuriose sono già i segni di una responsabilità che non cerca appoggi, ma sollecita un riconoscimento più puro. E l'estro stavolta entra con felice grazia tra noi... ". Nel mese di maggio espone alla 10' mostra sindacale a Valle Giulia: un'ampia rassegna della pittura romana, nella quale sono presenti Mafai, Guttuso, Omiccioli, Monachesi, Tamburi e Cavalli, recensita nella "Tribuna" del 5 maggio da Alberto Francina e nel "Giornale d'Italia" dello stesso giorno da Carlo Tridenti che scrive ".. .Purificato espone un paesaggio che per splendente densità di impasti e fervore poetico è certo tra i più belli dell'esposizione (non dimentichiamo facilmente la Processione da lui esposta alla galleria di Roma) ". La "Gazzetta del Popolo" del 3 luglio 1942, in occasione del premio Verona, commenta: "Purificato ha un solo quadro La benedizione dei covalli. Questo giovane pittore romano è dispostissimo al colore e alla composizione, in lui, come in altri pittori romani, perseguita a sprazzi l'influenza di Scipione". Il primo settembre al premio Bergamo è presente con il dipinto le Ingenue cugine; vi partecipa anche Guttuso con Crocefissione, un quadro drammatico violento e angoscioso che suscita interesse e discussioni; "un misto di futurismo, di cubismo e di espressionismo non senza qualche estremo ricordo di Cagli" sostiene Piero Torriani in "Settegiorni" del 12 settembre 1942. I'inizio della sua ascesa artistica di levatura nazionale può considerarsi la sua partecipazione alla Biennale d'arte a Venezia il 13 settembre 1942. Il clima di disfatta che incombeva ormai sul regime fascista aveva contribuito ad alimentare un' opposizione in graduale crescita. Il gruppo degli intellettuali che ruotava intorno alla rivista "Cinema" aveva accentuato "la sua fronda al fascismo"( Ciò traspare dagli articoli pubblicati, anche quando Vittorio Mussolini assume la direzione della rivista, lasciando il posto di redattore capo a Domenico Purificato. Il 16 maggio 1943 partecipa alla IV quadriennale di Roma con i dipinti: Giulia, Paesaggio, Composizione; solo 200 opere su 1274 sono ammesse; delle sue opere parlano molti critici tra cui Marcello Venturoli, Renato Giani e Giulio Petroni.
Venturoli dice che Purificato, dopo aver abbandonato certo pupazzismo marezzato di metafisico delle sue figurelle in composizione, esperienze che ricordano alla lontana il travaglio di Ziveri, approfondiva la sua esigenza del vero nei paesaggi che fermavano l'attenzione per una densità meditata e scandita sui toni bassi, ma non vi faceva difetto la luce venuta fuori dalla improvvisa accensione di episodi nel quadro, i rossi delle case o la cima di qualche albero verde pisello emergente dalla ricca flora. "Anche in questa mostra Purificato ci dà un paesaggio coraggioso. Solo qua e là, la gremitura dei verdi si fa più discorsiva e forse nuoce al paesaggio l'eccessiva cordialità del racconto".
Petroni invece rileva che nei quadri di Purificato c'è una corposità ed un impegno che dimostrano quanto egli si distacchi da tanti altri giovani alla ricerca del facile successo mediante espedienti stilistici che hanno tanto buon gioco quanto effimera vita. "La sua pittura è libera ed è poetica interpretazione del vero e c'è in essa cromatismo acceso, una fervorosità ed una vena così fantasiosa da rendere questa pittura inconfondibile e ricca di contenuto lirico. Nel Paesaggio una teoria di verdi si compongono in armonioso tonalismo che in alcuni tratti fa pensare a Spadini... ".

 

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