Una comunità più attenta alla
propria storia e alla sua identità culturale dovrebbe organizzarsi
per valorizzare al meglio il suo patrimonio artistico. E soprattutto
conoscerlo. Infatti, di uno dei capolavori pittorici dell'800 di
Francois Joseph Navez, Le filatrici di Fondi, si è ignorata, finora,
l'esistenza. Il quadro del pittore belga fa bella mostra di sé nella
pinacoteca di Monaco di Baviera e va ad aggiungersi alle recenti
scoperte della "firma" di Cristoforo Scacco nella lunetta
dell'Auditorium di S. Domenico, degli affreschi della Madonna della
Rocca, della pergamena dei regesti di S. Magno, della spalletta
originale del ponte romano sull'Appia, del Mastro di posta di Fondi
di Bartolomeo Pinelli e della Camera picta del palazzo del principe.
La scena delle Filatrici di Fondi è ricchissima di riferimenti
iconografici ed archeologici, alcuni dei quali rimasti molto
labilmente nella memoria collettiva. Come il portico, che potrebbe
essere quello della distrutta chiesa di S. Rocco, ai piedi del quale
sono collocate le figure di un neonato in una culla portatile, tre
donne che filano la lana o fanno la calza, e due pastori con le
cioce descritte in primo piano. E' lo stesso Navez a certificare che
il tema del dipinto è tutto fondano: «Durante il mio ritorno da
Napoli - scrisse il pittore - ho visitato Fondi. Vidi una donna
seduta davanti alla porta di una cappella mentre cuciva. Davanti a
lei c'erano altre due ragazze. Ho iniziato a dipingerle quando uno
dei loro mariti, molto arrabbiato mi ha cacciato via». Da studiare
anche l'inconsueto paesaggio della tela, la cui scoperta si deve ai
concittadini Fernando Seconnino, Massimiliano Carnevale e Manfredo
Di Biasio.