
Medico chirurgo,
specialista in malattie del fegato e del ricambio, diabetologia e
odontoiatria Dante Mastromanno è un professionista poliedrico e
dinamico. Stimato dai colleghi ed apprezzato dai pazienti è impegnato
in iniziative sociali e si è esposto in politica come consigliere
comunale per contribuire all'amministrazione della città. Da sempre
appassionato di letteratura e di teatro ha calcato per la prima volta
le scene nel 2003, interpretando con il Dott. Gino Fiore, il noto
testo di pirandello: “L'uomo dal fiore in bocca". Nel 2004 ha
ripetuto l'esperienza della ribalta con la regia di Fabio D’ Avino,
interpretando un difficile ruolo accanto al Dott. Gino Fiore, autore
ed interprete del dramma "Accadde agli altri". Nel 2006 impareggiabile
interprete della commedia ,,Quand, cumannav' Dun Peppe" e nel 2007
brillante protagonista della commedia “Quand' nu marit' se cred' furb"'.
Promotore di cultura ha fondato I'Associazione culturale Fondana.
Spinto dalla passione per il teatro si è cimentato nella composizione
della commedia in tre atti "La Lettera dall'Australia" traendo
ispirazione dalla propria infanzia e dell'ambiente agricolo della
contrada "Curtignano" in cui è vissuto insieme alla famiglia
d’origine” La Lettera dall'Australia", ambientata nel contesto
contadino fondano, porta in scena la vicenda umana di un nucleo
familiare immerso nella realtà delle piccole cose. Il racconto si
articola in tre atti. Il primo ed il terzo si svolgono nello scenario
di una modesta casa contadina della Fondi di un tempo. Il secondo atto
si svolge nel soggiomo "borghese" dell'abitazione di un rampollo della
famiglia che ha già messo piede in Australia. I personaggi sono
delineati nella loro realtà umana con battute essenziali e incisive.
Il padre, uomo frustrato, attaccato alla cultura atavica,vive in etema
polemica con la società sbagliata in cui gli tocca vivere. Dei propri
figli non capisce nulla. La madre, amareggiata, assiste impotente alla
disgregazione della numerosa famiglia, dato che un figlio, emigrato in
Australia, già impiantato all'estero, scrive al fratello per invitarlo
nel nuovo mondo. Questo figlio, insofferente del lavoro agricolo,
accompagnato da un amico, si trapianta in Australia mentre il padre,
la madre e le sorelle continuano ad andare avanti senza prospettive.
La trama, raccontata con stile sobrio ed asciutto, attrae per la sua
linearita e diventa la rappresentazione di un segmento di storia che
ancora conserva un fascino interessante.
La lettera
dall’Australia: vicenda che testimonia l’epoca dell’emigrazione
"La Lettera
dall'Australia", rappresenta la vicenda vissuta da una famiglia, tra
le tante famiglie di Fondi e di altri centri nel Sud-pontino, durante
gli anni della crisi nel settore agricolo. Protagonista della "storia"
è una famiglia di contadini, una di quelle tipiche delle contrade
fondane, probabilmente della contrada "Curtignano", vista
nell'intreccio dei rapporti umani,nel contesto delle proprie
consuetudini, e, nella ricerca del lavoro all'estero. Traspare dal
racconto scenico la dialettica generazionale: il padre, brontolone,
legato alle tradizioni di sempre, è contrario alle mode moderne; è
amareggiato, e talvolta deluso, perchè vede cambiare il mondo intomo a
sè. Il figlio, affascinato dal miraggio di una vita da costruire in
Australia, dove già si è impiantato suo fratello, è proteso verso
nuove professioni e cerca di evadere dall'ambiente contadino. Riceve
dal fratello, che vive in Australia, la lettera con l'atto di
"richiamo" e la prospettiva di un favoloso matrimonio. Questo giovane
rampollo, con un amico, si reca a Melbourne. Altri componenti della
famiglia: due sorelle, restano a Fondi. Frastornate dalle tensioni
emergenti, rassegnate agli eventi esse tentano di rasserenare la vita
comune con le abitudini di sempre. La madre, divisa tra le faccende
domestiche ed il lavoro nei campi, appare impegnata a tenere unito il
nucleo familiare, come può, con il buon senso del suo genio matemo e
l'abilità culinaria. Ma la famiglia è avviata verso una lenta
disgregazione. L'autore ha tratto ispirazione dai ricordi
autobiografici. I riferimenti alla realtà agricola della pianura
fondana rendono i personaggi reali ed autentici testimoni di un mondo,
ai nostri giorni, ormai scomparso. I personaggi "di contorno": il
sarto, il cuoco, Dùmblòz, richiamano figure realmente esistite a
Fondi, negli anni Cinquanta-Sessanta, ed aggiungono tasselli
all'affresco popolare, piacevole ed interessante. Vocaboli del
dialetto avatico, ormai in disuso, conferiscono al dialogo un sapore
archeologico. Lo spettacolo diventa cosi una testimonianza genuina di
quella cultura contadina nella quale molti di noi sono stati immersi.
L'emigrazione un fenomeno sociale "riproposto" dalla Rappresentazione.
Intorno alla metà degli anni Cinquanta, superato il periodo del
dopoguerra, per una serie di circostanze favorevoli all'economia,
l’Italia ebbe un "boom" economico, caratterizzato da profitti
consistenti per gli imprenditori nel settore industriale, da
possibilità di lavoro per i metalmeccanici, mentre per i lavoratori
nel settore agricolo si registra una spaventosa crisi. Le popolazioni
meridionali della Campania, della Calabria e della Sicilia
abbandonarono in massa le campagne per trasferirsi al Nord nel
triangolo industriale Milano - Torino - Genova. Gli abitanti del
Lazio, in particolare quelli del Sud-pontino del Frusinate, della
Sabina e del Viterbese, attratti da migliori condizioni di vita e da
più generose provvidenze sociali, scoprirono la via dell'estero, cosi,
alla massiccia migrazione interna si affiancò I'emigrazione verso le
nazioni dell'Europa, dell'America del Sud (Argentina e Brasile) e
verso l'Australia. Mentre migliaia di persone si spostavano in Italia
da una regione all'altra provocando un caotico affollamento nelle
regioni del Nord, con un elevato numero di disoccupati, altre
centinaia di migliaia si dirigevano oltre l'Oceano con il doloroso
sradicamento dai luoghi d'origine. Questo fenomeno sociale portò
all'estero negli anni Cinquanta - Sessanta, in media 150.000
migrazioni all'anno. Si rinnovò al porto di Napoli lo spettacolo
dell'imbarco su transatlantici con le classiche valigie di cartone.
L'indiscriminato spopolamento delle campagne aumentò il disagio e la
povertà di coloro che nel nostro paese vivevano con la produzione
agricola, condotta ancora con mezzi e sistemi arretrati. Migliaia di
famiglie alloggiavano in modeste abitazioni con figli, animali e
masserizie, in una condizione di sottosviluppo. Quelli impiantatisi
all'estero raggiunsero un livelo di vita alquanto confortevole ma
portavano nel cuore la nostalgia del paese lasciato ed il rimpianto di
un forzato sradicamento. Continuarono ad avere contatti e
corrispondenza con le proprie famiglie mediante lettere ed "atti" di
richiamo. Il telefono non era ancora alla portata di tutti.
"La lettera
dall’ Australia", nella sua trama narrarrativa, mette in scena questo
indimenticabile fenomeno sociale.
Attualmente i
"nostri" che vivono all'estero ricordano con un retaggio di nostalgia
"quei tempi". Hanno figli e nipoti, nati in Australia, che, talvolta
neppure conoscono l’Italia, o la conoscono soltanto per sentito dire.
Il testo scritto da Dante Mastromanno con un accento autobiografico è
ispirato a quel fenomeno sociale che fu I'emigrazione e lascia
trasparire un'affettuosa nostalgia per quegli anni. La messa in scena,
attivata da attori dilettanti, è una "rivisitazione", ed al tempo
stesso una testimonianza del fenomeno visto dalla parte di chi restava
e di chi partiva.
Riflessioni
dell’autore
Sono sempre vivi
nella memoria i ricordi indelebili dell'infanzia. Decido di scrivere
alcuni passi, episodi di vita vissuta, con la mente rivolta alla mia
passione per il teatro. Senza mezzi e con pochi denari,con la grave
recessione e la miseria del dopoguerra, ma con la fantasia immensa dei
ragazzi, trovavamo il modo di giocare con delle piccole cose
inventate, dal monopattino, fatto con i cuscinetti a sfera, al
copertone di bicicletta che si faceva roteare con una mazza, al gioco
della mazza al balzo, all'acquedotto fatto con i steli di zucca o di
cipolle, fino ad invadere, giocando, il lavoro dei grandi. La
vendemmia, la raccolta del granturco, dei fagioli, e dulcis in fundo
la trebbiatura del grano' erano eventi dove davamo il meglio di noi
stessi in fatto di invenzione di giochi. Io come molti altri bambini
del'epoca abbiamo vissuto il dramma della povertà e dell'emigrazione.
Le lettere dall'Australia ci hanno accompagnato per tutta l’infanzia
e l’adolescenza in quanto la maggior parte dei componenti della mia
famiglia erano emigrati. Sia quando stavo dai nonni paterni che dai
nonni materni non vedevo altro che l’arrivo di lettere bordate di
rosso e azzurro che davano grandi emozioni provenienti da oltre
oceano. La realizzazione di questa commedia è frutto dell’ appoggio
incondizionato e dell'oculata regia del nostro leader Don Luigi
Mancini, che ha saputo plasmare I personaggi da me ipotizzati, agli
attori, che in alcuni casi sono alla prima rappresentazione.
Dott. Dante
Mastromanno

Un
grande successo, non c’è altro modo di definire la rappresentazione
teatrale fondana, “La Lettera Dall’Australia” di Dante Mastromanno. La
prima iniziativa del genere nei cinquant’anni d’emigrazione fondana in
questo continente. I fondani di Melbourne nelle due serate di sabato 7
marzo e domenica 8 hanno assistito allo spettacolo con grande
entusiasmo. Al termine tutti del gruppo sono stati accerchiati dai
presenti, desiderosi di congratularsi con loro, conoscere e farsi
conoscere. Volevo conoscerli tutti ma non è stato possibile. Sebbene il
progresso dei mezzi di comunicazione ha cambiato molto il volto
dell’emigrazione ( non ci si sente più isolati come una volta) rimane
ancora vivo nell’animo di noi emigrati il desiderio di rimanere in
contatto l’uno con l’altro, e questo si palesa senz’altro nella grande
partecipazione a tutte le funzioni sociali del club “Laziali nel mondo”.
e con il paese d’origine con visite ora più possibili, anche organizzate
annualmente dallo stesso club. È in questo clima di amicizia e
attaccamento alle nostre tradizioni che abbiamo abbracciato questo
gruppo di valenti artisti in un convivio che ha radici profonde nella
cultura del nostro territorio. Tutto ciò che si può fare per addolcire
l’amarezza della lontananza è lodevole. A questo riguardo vorrei
riconoscere il valore del sito “fondani.it” che negli ultimi anni è
stato un punto di riferimento per i fondani nel mondo e che ho
paragonato ad una fonte dove si incontravano le nostre donne per
attingere acqua e per scambiarsi notizie e pettegolezzi. Con un simile
spirito di accomunare i fondani di tutto il mondo attraverso la cultura
creammo il sito “laportella.net” dedicato sì alle nostre arti ma anche
alle nostre ricette culinarie, usi e costumi antichi; ma la cosa di cui
sono più fiero, è la riproduzione del suono delle campane della chiesa
di S. Maria che potrà così far sentire i suoi rintocchi in Australia
come in America o in qualsiasi angolo del globo.
Fernando Seconnino