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Versi da: L'insonne

 Un disdegno

Perché non mi martelli, o amore, una dura catena
che su l'azzurra vena del polso il dominio suggelli?

Perché senza pietà non cingi un ferrigno tuo laccio
ai miei piedi di ghiaccio che soffrono di libertà?

Tu m'indugi vicino, m'osservi con trepidi sguardi;
sei come chi s'attardi curioso sul suo cammino.

Sei come chi domanda perplesso e al diniego si tace.

Non sei l'amor predace che balza s'avvinghia comanda.

Vorrei sentirmi preda conquistata in fiero conflitto,
sentir su me il diritto dell'uomo che imponga e non ceda.

Ma, fragil donna, in sorte da amore ebbi un dono costante:
l'orgoglio umitiante di sentirmi io la più forte.

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