Domenico Purificato
Domenico Purificato nasce a Fondi nel
1915, muore a Roma nel 1984. Due luoghi importanti della sua vita. Fondi con
i suoi richiami ancestrali, con i suoi detti ironici e sottintesi, con le
sue contraddizioni “non sei Caino e non diventi Abele”, come recita il poeta
de Libero. Roma che aveva dato polline alla sua giovinezza e in quell’area
carica di storia, era cresciuta la sua arte. Parafrasando Valadier
“Finalmente Roma aveva trovato chi le rifaceva la faccia” e Menico aveva
ridato senso e sentimento civico alla sua arte.
Per me la pittura rappresenta una
narrazione dove ognuno può leggere una storia e la pittura di Purificato ha
il colore del tempo in cui essa avvenne, e i suoi dipinti pieni di calore e
di fiato ancora fresco dell’aria nativa ancora mi commuovono. E mi commuove
ricordare il nomignolo che lui e de Libero mi avevano dato: “Cioffa” per il
nastro verde che mia madre, per esaltare il colore dei miei occhi, mi legava
ai capelli. Mi meraviglio pensando alla fortuna che ho avuto frequentando i
tre grandi e per di più concittadini che hanno lasciato un’impronta
indelebile nel nostro secolo.
Nel 1936 Purificato espone alla mostra
sindacale inaugurata da Vittorio Emanuele III; l’emozione del giovane
pittore fondano è duplice: presentare le sue opere, vedere il re in persona!
E scrivendo a suo mecenate Libero de Libero gli comunica la sua meraviglia
di “ragazzo di campagna” e il fratello Adelmo, scrivendo a de Libero, gli
dice: “Ti considero padrino di Menicuccio, avendolo avuto a battesimo e
lanciato con la sua prima mostra alla Cometa, che non dimenticherò mai e non
hai mancato di dargli sempre consigli, regalandogli la sua più bella
biografia artistica e il tuo testo critico ha superato ogni mia aspettativa.
È un altro tuo capolavoro”. E il “ragazzo di campagna” scrive a de Libero:
“Mi sei esempio costante” e nonostante abbia da Cagli parole
d’incoraggiamento vuole l’appoggio morale di de Libero “aspetto anche una
tua parola e mi farai cosa molto grata”.
In una candida osservazione Purificato
dichiara: “La pittura non dà soldi” ed è costretto a lavorare nel 1935 alla
rivista Cinema diretta da Vittorio Mussolini dove è redattore capo, ma “ha
voglia di ammassare colori sulla tavoletta e consumare il pennino sui fogli
bianchi”. Sul dizionario guida a scultori moderni e contemporanei del 1982
leggo: “Domenico Purificato è quotato quattro milioni”!
Sulla rivista “Galleria della Cometa”
del 18 giugno XIV cito il giudizio su Purificato: “Ha un estro di popolana
gentilezza, Purificato è un principiante ma di autentica scuola, senza vizi
e con buona misura. Se non andrà a male il lievito che ora fermenta in
questo giovane, avremo il merito di aver scritto a tempo il nome sul
taccuino della critica e del pubblico” e il lievito darà buoni frutti.
Anche Oppo dice che: “Purificato ha in
sommo grado il senso dell’onestà, egli fa quello che sa e cerca di lavorare
al meglio, non mostra di fronte al proprio dipinto altro entusiasmo che
quello di chi ci ha posto tutto il sapere di cui disponeva al momento.
Quello che va detto di Purificato e che si può dire di rarissimi giovani è
che la smania di arrivare presto a qualunque costo non c’è; arrivare sì ma
sicuri della propria arte”.
Per la Biennale del 1952 così Purificato
si esprime: “La storia delle grandi mostre, io penso, è sempre la medesima e
dipende il loro successo dal momento stesso dell’arte” e dall’opera degli
artisti, aggiungo io.
In tempi antichi i viaggiatori, i
favolosi viaggiatori riportavano fatti e notizie dei luoghi visitati, poemi
appresi tra un commercio e l’altro, descrivendo quadri ammirati nei palazzi.
Dopo vennero le incisioni su rame che davano copie di quei dipinti agli
amatori meravigliati. Poi la fotografia che permise l’immediata
moltiplicazione di quelle copie descrivendone la narrazione pittorica. E
proprio alla fotografia di quadri di Purificato io devo la conoscenza che
rese possibile la mia conquista artistica. Ho negli occhi “La morte di
Pulcinella all’assedio di Gaeta” in cui Menico Purificato illumina in modo
simbolico il passaggio tra le due culture della sua terra d’origine, da
quello borbonico a quello sabaudo, unendo storia e leggenda, festa e
destino.
Con orgoglio ammiro il quadro “I ragazzi
di Tormarancia” che a Stoccolma per il Congresso mondiale della Pace, diede
a Purificato il primo premio “per il suo realismo socialmente impegnato”.
Le immagini della pittura di Purificato
hanno operato dentro di me più di cento volumi letti sul mio paese, l’ho
amato attraverso lui e la mia pinacoteca segreta riunisce gli esemplari
stupendi della sua pittura anche se ho solo un disegno, un volto di donna
regalo di Purificato a mia sorella e da lei donato a me.
Ma la cosa più preziosa è una poesia di
de Libero e sul retro un disegno di Purificato.
Nella nostra epoca disperata io sogno
che un angelo di Melozzo suoni la mandola per me, che il saltimbanco di
Picasso venga a raccontarmi la sua vicenda umana e le suonatrici di
Purificato rallegrino le mie giornate buie.