Testimonianza
La biancheria stesa alla finestra, il
cuore fuori dal balcone, la generosità per strada. Doppia incandescenza del
sole e dell'anima. È il paese del lasciarsi vivere e dell'ironia
autorizzata.
Il mio luogo di nascita mi ha segnato.
Ho ereditato da Fondi i suoi vizi e le sue virtù; così come, mi consolava
Libero, ho «rubato a mio padre il culto dell'onestà e da mia madre il
rispetto per l'ottimismo».
Gli ero amica, non so se egli avesse
ragione di esserlo con me, ma gli leggevo negli occhi il piacere di vedermi;
passeggiavamo lungo il Babbuino che era un poco «il corridoio» di casa sua,
come Piazza di Spagna ne era il «grande salone». A lui confidavo il piacere
sempre nuovo ed esaltante della voce del Prof. Averini: «Scarpati, legga il
tema»; e lui calmo mi ripeteva le parole di Faulkner: «Per riuscire ad
essere letti ci vogliono il 99% di impegno, il 99% di disciplina, il 99% di
lavoro. Non stancarsi di sognare, mirare in alto e cercare di essere
migliori di se stessi».
Non ricordo in quale occasione, mi
regalò "Camera Oscura" con una sua bella dedica e mi confidò con freddezza,
il volto naturalmente cupo nella sua abituale espressione, che il libro
sarebbe andato al macero. «Anch'io sono da macero..... Ancora oggi che buona
parte della mia vita è sprofondata dietro alle mie spalle... E continuo a
scrivere, e continua il macero di ciò che scrivo. Ma se non scrivessi,
finirei di pensare, di credere, di amare e soprattutto non sarei
capace di vivere. E lo scrivere è amore di vita più forte e più struggente
di ogni altro amore».
Ero rapita dinanzi a lui e il distacco
non fu senza una profondissima ragione di rimpianto. Credo che sia da quel
giorno lontano che io mi propòsi (ahi, la vanagloria dei giovani!) di
lottare contro le peggiori difficoltà, non per vincerne l'ostacolo, ma per
nutrirmene in energia e sentimento. Né sarebbe poca la consolazione di poter
rileggere i suoi libri di racconti ormai introvabili che basterebbero a
documentare il suo mestiere di grande scrittore; lo si scopre in ogni frase,
nell'andatura del suo pensiero che scorre limpido e preciso costruendo la
pagina.
Dice Pascal «La più grande delle
persecuzioni è il silenzio». E Libero de Libero non è stato perseguitato
abbastanza?
E Libero annota: «La serie dei perché è
infinita tanto in amore che in poesia. Tutti plausibili, ma resta sempre
indecifrabile il più giusto, è per decifrarlo che si continua ad amare e
scrivere versi».
«Uno di questi giorni aprirò la finestra
e domanderò in che millennio siamo» scriveva Pasternak in una sua poesia.
Io spero che da questa sera sia
cominciato il millennio dell'eternità dell'opera di Libero de Libero.
A.M. Scarpati