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“Premio Nazionale di Poesia Giuseppe Jovine" - Bando di concorso”

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Testimonianza

La biancheria stesa alla finestra, il cuore fuori dal balcone, la generosità per strada. Doppia incandescenza del sole e dell'anima. È il paese del lasciarsi vivere e dell'ironia autorizzata.

Il mio luogo di nascita mi ha segnato. Ho ereditato da Fondi i suoi vizi e le sue virtù; così come, mi consolava Libero, ho «rubato a mio padre il culto dell'onestà e da mia madre il rispetto per l'ottimismo».

Gli ero amica, non so se egli avesse ragione di esserlo con me, ma gli leggevo negli occhi il piacere di vedermi; passeggiavamo lungo il Babbuino che era un poco «il corridoio» di casa sua, come Piazza di Spagna ne era il «grande salone». A lui confidavo il piacere sempre nuovo ed esaltante della voce del Prof. Averini: «Scarpati, legga il tema»; e lui calmo mi ripeteva le parole di Faulkner: «Per riuscire ad essere letti ci vogliono il 99% di impegno, il 99% di disciplina, il 99% di lavoro. Non stancarsi di sognare, mirare in alto e cercare di essere migliori di se stessi».

Non ricordo in quale occasione, mi regalò "Camera Oscura" con una sua bella dedica e mi confidò con freddezza, il volto naturalmente cupo nella sua abituale espressione, che il libro sarebbe andato al macero. «Anch'io sono da macero..... Ancora oggi che buona parte della mia vita è sprofondata dietro alle mie spalle... E continuo a scrivere, e continua il macero di ciò che scrivo. Ma se non scrivessi, finirei  di pensare, di credere, di amare e soprattutto non sarei capace di vivere.  E lo scrivere è amore di vita più forte e più struggente di ogni altro amore».

Ero rapita dinanzi a lui e il distacco non fu senza una profondissima ragione di rimpianto. Credo che sia da quel giorno lontano che io mi propòsi (ahi, la vanagloria dei giovani!) di lottare contro le peggiori difficoltà, non per vincerne l'ostacolo, ma per nutrirmene in energia e sentimento. Né sarebbe poca la consolazione di poter rileggere i suoi libri di racconti ormai introvabili che basterebbero a documentare il suo mestiere di grande scrittore; lo si scopre in ogni frase, nell'andatura del suo pensiero che scorre limpido e preciso costruendo la pagina.

Dice Pascal «La più grande delle persecuzioni è il silenzio». E Libero de Libero non è stato perseguitato abbastanza?

E Libero annota: «La serie dei perché è infinita tanto in amore che in poesia. Tutti plausibili, ma resta sempre indecifrabile il più giusto, è per decifrarlo che si continua ad amare e scrivere versi».

«Uno di questi giorni aprirò la finestra e domanderò in che millennio siamo» scriveva Pasternak in una sua poesia.

Io spero che da questa sera sia cominciato il millennio dell'eternità dell'opera di Libero de Libero.

A.M. Scarpati

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Ultimo aggiornamento: 09-ott-2008

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