Benedetto Croce
Nato a Pescasseroli (Abruzzo) nel 1866,
morto in Napoli nel 1952.
Filosofo, letterato e storico di fama mondiale, pubblicò
fra il molto altro una serie di saggi sugli scrittori italiani della seconda
metà del secolo XIX nella rivista La Critica da lui diretta. Nobile esempio
anche di vita civile per la coerenza nel pensiero politico e nel sincero
amore della libertà individuale, propria e altrui.
Il buon genio di Napoleone
Don Michele, che era un vecchio serio e solitario di
quelli che hanno praticato tutti i personaggi più famosi e conosciuto tutti
i dietroscena, e che perciò sembrano guardare i loro ascoltatori dall'alto
d'uno storico monumento, che è la propria persona, forniva il supplemento ai
racconti lacunosi delle storie napoleoniche, nelle quali, per non si sa
quale invidia, si taceva sempre di lui, che pure era stato il compagno di
fanciullezza, l'amico, il confidente, il buon genio, vita durante, del
Bonaparte.
Egli, recatosi in Francia per addirsi al mestiere de le
armi, aveva avuto, ne la scuola militare di Brienne, Napoleone a compagno di
corso.
-Era nu guaglione d'ingegno, -raccontava, riportandosi ai
ricordi dei comuni studi -ma poco le ne traseva 'ncuorpo: -aveva poca voglia
di studiare. L'amico napoletano gli forniva ripetizioni e l'aiutava negli
esami.
Da bravi compagni di collegio non sempre essi andavano di
buon accordo nè tenevano le mani a posto. -E io le n'aggio dato punie!
-diceva sorridendo don Michele, ripensando con soddisfazione ai pugni
appioppati sul petto e sul dosso del futuro dominatore dell'Europa.
E le vicende militari e politiche condussero Napoleone al
grado che tutti sanno. L'altro non ebbe fortuna di pari splendore; ma
Napoleone rimase sempre in relazione con l'antico compagno di scuola, e
nelle cose più importanti, nei momenti gravi, non trascurava di
consultarlo.
Don Michele narrava di parecchi suoi provvidenziali
interventi nella vita di Napoleone, dei quali memorabile quello in occasione
della battaglia di Austerlitz.
Egli viveva allora in Napoli malvisto e perseguitato, dopo
il primo ritorno dei Borboni dalla Sicilia: quando un giorno giunge nel
porto, inattesa, una nave francese, e mezz'ora dopo, un alto personaggio,
anch'esso compagno ed amico di Napoleone, lo manda a chiamare in gran fretta
e segreto.
Senza por tempo in mezzo, don Michele corre alla casa di
costui che trova nel gabinetto di lavoro, con una lettera spiegata in mano,
e che subito gli dice in brevi motti: -Don Michè, isso (isso, lui, nel
linguaggio del narratore era sempre Napoleone) isso ti chiama.
-Che cosa è accaduto?
-Tra pochi giorni si dà grande battaglia: isso ha mandato
un legno a bella posta per condurti a lui. Bisogna partire.
-Permettete allora che io vada a casa ad avvertire mia
moglie e a far la valigia. -Non c'è un istante da perdere. Parti come ti
trovi: isso vo' accussì!
Don Michele china il capo in atto di ubbidienza, scende
alla darsena, si mette in barca e monta sulla nave francese.
Egli descriveva tutte le più piccole particolarità di
quell' imbarco, la forma della nave, i nomi del comandante, del
sottocomandante, del pilota, dei marinai, il lungo viaggio fino a Trieste, i
lievi incidenti occorsi, i mari attraversati, le isole vedute, l'arrivo.
A Trieste lo attendeva al porto una carrozza fregiata
dello stemma imperiale, con un ufficiale d'ordinanza di Napoleone, per
accompagnarlo; e qui anche descriveva con grande evidenza i paesi attraverso
i quali ebbe a passare, le costumanze che gli accadde di osservare. Al campo
francese, incontrata la prima sentinella, Don Michele le domandò
premurosamente:
-Addo sta isso?
-Don Michè, iate attuorno! -gli rispose con filosofica
placidità la sentinella, che sembra fosse napoletana.
Intanto, l'imperatore gli veniva incontro in carrozza
scoperta, col maresciallo Berthier; e, abbracciato più volte il diletto
amico, pregò il Berthier di cedergli il posto.
Come furono essi due soli, Napoleone gli sussurrò
all'orecchio:
-Michè, damme n'uocchio a stu campo! A me la testa non
regge più dalla fatica e vado a prendere un po' di riposo. Tu ordina,
disponi, fa' tutti i cangiamenti che stimi necessari.
Napoleone si ritrae nella sua tenda, e Don Michele
comincia a ispezionare il campo, esaminando silenziosamente la disposizione
delle truppe per la battaglia del giorno dopo. -N'aveva fatte ciucciarie!
-raccontava, stringendo le labbra. Basta: rapidamente egli rettifica il
piano di battaglia, fa eseguire parecchi spostamenti di reparti e poi
sveglia Napoleone.
Napoleone ascolta don Michele, rivisita con lui il campo,
osserva i cambiamenti introdotti: in fondo -po', era n'orno che capiva,
teneva ingegno. - Approvò ogni cosa.
-Caro Michele, tu mi hai salvato!
Intanto, nel campo avverso si spargeva la notizia
dell'arrivo di Don Michele presso Napoleone. Gli ufficiali austriaci,
allibiti, esclamavano:
-Siamo fritti! (L'espressione era ben altrimenti
energica). È arrivato Don Michele.
Il giorno seguente si svolse la battaglia, e le storie
raccontano della grande vittoria, riportata da Napoleone.
La storia di Napoleone, rifatta dal bizzarro sognatore,
era un capolavoro di fantasia comica.