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Chiara Ingrao

Di professione interprete, ha lavorato come sindacalista, programmista radio, parlamentare, consulente del ministro per le Pari opportunità. E’ impegnata nel femminismo sin dagli anni ’70, e nel pacifismo dagli anni ’80. Fondatrice dell’Associazione per la pace, ha contribuito alle prime iniziative comuni fra pacifisti israeliani e palestinesi, e al movimento contro la guerra in Iraq. Ha scritto: Né indifesa né in divisa (1987, con Lidia Menapace), e Salaam Shalom – Diario da Gerusalemme, Baghdad e altri conflitti (1993); nel 2001 ha curato con Cristiana Scoppa, il volume Diritti e rovesci – I diritti umani dal punto di vista delle donne.

Laura Lombardo Radice

Nata in una famiglia di pedagogisti innovativi alla vigilia della prima guerra mondiale, matura molto presto una coscienza antifascista, e negli anni ’40 ha un ruolo di primo piano nella Resistenza. Nel movimento di cospirazione incontra Pietro Ingrao, suo compagno di vita. Nel dopoguerra, Laura e Pietro si impegnarono attivamente nella politica del PCI: lui ne diventa dirigente di primo piano, lei sceglie l’attività politica “di base”. Insegnante appassionata, negli anni ’60 e ’70 Laura si impegna soprattutto sui temi della scuola e della cultura, e partecipa al movimento del ’68. Negli anni ’80, è insegnante volontaria nel carcere romano di Rebibbia. Negli ultimi anni, ha gravi problemi di salute; muore nel 2003, tre giorni dopo l’inizio della guerra in Iraq. Lascia cinque figli, nove nipoti e due pronipoti.

Soltanto una vita

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“Questo bilancio di come ho vissuto da comunista e da donna... dovrebbe includere troppe cose - piccole e grandi - che sono, alla fine, soltanto una vita, un pezzo di vita. Vita che non vorrei raccontare come un esempio, ma neppure buttar via come un percorso sbagliato, alla luce di una coscienza femminile - e politica - oggi più matura e diversa».  (L.L.R.)

Chiara Ingrao racconta la lunga esperienza di vita della madre, Laura Lombardo Radice, pubblicandone le lettere, gli articoli, le interviste, gli appunti. A ogni capitolo antepone un proprio «prologo», fatto di ricordi e di riflessioni, e fitto di echi di altre voci: un dialogo postumo fra due generazioni di donne che hanno tentato un percorso di libertà, per se stesse e per gli altri. I toni e i temi sono molteplici, come le esperienze di Laura. Ci sono i drammi: la carcerazione del fratello, la morte di Giaime Pintor, l'occupazione nazista. C'è l'ironia, e la tenerezza: nelle poesie e nelle lettere a Pietro, o in buffe cronache di vita personale e familiare. C'è la passione umana, culturale e politica di un'insegnante che già negli anni '50 anticipava le idee del '68 e delle lotte di oggi, nel rapporto con gli studenti e con i contenuti del sapere. C'è, a più di settant'anni, l'esperienza del volontariato in carcere: non assistenza compassionevole, ma sfida politica radicale alla logica della repressione, dell'esclusione e della pena. È in questa radicalità, ma anche in un tessuto intenso di rapporti umani, l'identità comunista di Laura: dagli anni della cospirazione e della resistenza antifascista ai conflitti aspri degli anni '50; dal rapporto con il movimento studentesco e il femminismo alle riflessioni sul terrorismo e sulla pena di morte.

Temi e storie di ieri, ma non solo: le nostre radici, riflesse nel nostro futuro.

Una vita, soltanto una vita, anzi tutto il novecento

(Recenzione di Piero Sansonetti) 

 
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