Dan Danino di Sarra
Lo slavista di Fondi
Fondi vanta antiche tradizioni
culturali. Vivo fermento intellettuale si rileva in un particolare periodo
ad opera di un creativo gruppo di giovani i quali si portavano nella Roma
degli anni Trenta e vi esprimevano il loro brillante intelletto.
Gli stessi successivamente partecipavano alla cultura ufficiale onorando
Fondi ed affermandone il nome in qualificati ambiti nazionali ed
internazionali.
Una fotografia storica ritrae il gruppo dai volti giovani , tutti riuniti
come ad immortalare i.. figli celebri di Fondi; quei ragazzi di Fondi che,
nelle lontane sere romane, si incontravano con intellettuali dai nomi
prestigiosi tra... i fiumi del Caffè Aragno o Greco o di
“misteriosissime birrerie” della capitale.
Tra di essi sta D.D. di Sarra, slavista. Fu il nomade del gruppo, a causa
dei suoi studi che lo spinsero frequentemente oltre frontiera, in viaggi
ripetuti, tra l’Europa centro-orientale e l’Europa balcanica.
La sua brillante parabola di studioso ebbe inizio ben presto (1933-1934)
quando accedeva all’Università di Roma e varie borse di studio lo
inviavano giovanissimo in Polonia, Cecoslovacchia, Estonia, Lituania,
Bulgaria e Iugoslavia dove si impegnava nello studio delle lingue e
nei contatti con gli intellettuali locali.
Laureato, insegnava presso Università, Istituti Italiani di Cultura ed
Accademie nei vari Paesi dell’Est. La documentazione del periodo,
gli riconosce impegno didattico, traduzioni, conferenze, attività
giornalistica, partecipazione a riviste culturali e convegni di linguisti.
Versatile e tenace, egli si dava a studi severi delle lingue e delle
civiltà slave che lo ponevano direttamente all’attenzione degli
intellettuali di quei paesi e lo rendevano apprezzabile nel mondo della
slavistica italiana.
Al rientro, dopo i lunghi anni del nomadismo europeo, si immise nel filone
universitario italiano con l’insegnamento di lingue e letterature
straniere, grazie alle sue considerevoli competenze di slavista.
Da un suo scritto si rivela testualmente”...mi è toccato insegnare ben
sei materie nell’orbita slava, dal Ceco al Bulgaro, dal Polacco al
Serbo-Croato, dal Russo alla filologia slava....”
Fu filologo rigoroso e riservato(apparteneva a quella schiera di quelli il
cui lavoro raramente viena a conoscenza del grande pubblico) tra gli
studiosi italiani tenuti in considerazione nei Paesi slavi.
Riconoscimenti, emersi dal suo carteggio personale, testimoniano
dell’azione da lui allora svolta nella “promozione all’estero della
cultura” di quei Paesi.
Di detta promozione culturale restano sue puntuali traduzioni, di autori
russi, polacchi e cechi, di scrittori e poeti slavi; così sottratti ai
silenzi allora dominanti, che valsero a lui i consensi di insigni
linguisti e la conoscenza all’estero di “autori d’eccezione”
Letterato raffinato e sensibile, conobbe l’eleganza della parola ed un
fine sentire, in una “ scrittura spesso angustiata da scavo e da
perferzionismi...”
Filologo di grande serieta`, si dedico a profondi studi
filologico-comparativistici in “implacabili ricerche” tra le varie
lingue dei popoli slavi, attingendo e confrontando tra testi antichi e
moderni.
Sempre attento ai fermenti culturali del suo tempo, alimentò la sua
intensa sete di conoscenza mediante pubblicazioni e libri che si procurava
direttamente nei vari soggiorni stranieri. Spesso non senza difficoltà
per complesse autorizzazioni all’esportazione , talvolta non prive di
sospetti: si era ancora ben lontani dal tempo in cui certi regimi fossero
frantumati dalla Storia...
I libri furono da lui vissuti con inquietudini costanti da bibliofilo
irriducibile; in una lettera del dopoguerra ai familiari, preoccupato per
il destino dei propri libri lasciati a Fondi, annotava da Bratislava
“Spero tanto che i miei libri si siano salvati....sono la mia
ricchezza...sono in fondo la storia della mia vita..”.
Visse solo tra loro, in stanze rigorosamente disadorne, abitate soltanto
da lunghi scaffali stipati. Egli si aggirava solitario tra i libri
allineati, presenze mute, continuamente consultando, sottolineando,
frugando attentamente in un ampio miscuglio di caratteri e lingue.
Amò quasi teneramente i suoi “figli di carta” che aveva lungamente
ricercato in lontane librerie, vecchie botteghe e polverosi antiquariati
delle capitali europee, che aveva pazientemente trascinato a Fondi in
lunghi scomodi viaggi ferroviari, talvolta forse a lui affidati dagli
stessi autori perchè, nella speranza di una recensione, volassero con i
venti della libertà...
Lo studio ed i libri ebbero un posto preminente nella sua difficile
esistenza: ad essi dedicò la sua vita, improntata sempre ad una grande
sobrietà.
In compagnia dei suoi studi e delle inarrestabili ricerche, i ricordi si
trasformavano in rimpianti e lo collegavano ad un passato diverso:
difficoltà di salute ne avevano intanto compromesso il fisico e
complicato il carattere.
Si ritirò a Fondi, che sempre amò e volle migliore, scegliendo l’ombra
ed il silenzio, nella nostalgia dei silenzi ovattati delle piazze di Praga
e di Varsavia, della civiltà di Vilnius e di Cracovia, di Sofia o di
Belgrado, degli anni di Zilina, Leopoli o Zagabria e... nell’ostinato
rifiuto di ogni frastuono ed arroganza.
Fulvia di Sarra
|
|