Al Circeo nacquero i
primi giochi circensi
Un primato ch’è rimasto nascosto sin dal 1713
I
campionati mondiali dei giochi circensi dovrebbero essere rivendicati da
San Felice Circeo e non tenersi nel Principato di Monaco. Assistendo di
recente in televisione ai campionati mondiali dei giochi circensi che si
tengono ogni anno nel Principato di Monaco mi è tornato in mente quanto
asserisce Antonio Ricchi nella sua opera “La Terra dei Volsci” stampata a
Napoli nel 1713.

Egli
afferma infatti che: “E’ unisona la voce d’alcuni Scrittori, che attestano
esser stato Romulo il primo ad usar i giuochi Circensi in Roma nel giorno
in cui rapì le Sabine; e pur non mancano altr’Istorici, i quali
asseriscono, che avevan prima avuto l’origine da Circe
figlia del Sole suo genitore, in onor di cui istituiti fossero: Circus
principaliter consecratus est Solis a Paganis, scrisse Calepino.
Quindi vogliono che i Romani riportassero l’istesso costume, onde alzarono
il circo Flamminio nomato Apollinare. Il Circo di Nerone nel Vaticano; il
circo candido, chiamato, Lacteus Orbis, perciò Cicerone espose:
Vidisti magnum cadentem serpere circum
Lacteus hicnimio fulgens candore novatur.
Fu poscia
disegnato da Tarquinio Prisco il Circo Massimo tanto rinomato da Livio, ed
era quello murato d’intorno, e coperto di risicola metallo, che si fonde
dopo l’oro, ritenendo l’istesso colore, dove sedevano commodamente
duecento mila persone. ed ivi facevan nascer tuoni, e grandini; quindi
insorgevan battaglie navali per esercitar la gioventù Romana, e terminando
queste, in un baleno per via di chiavi ascose si facevan seccare, restando
spedito per l’uso delle quadriglie, o cocchi a quattro cavalli, e di altri
superbi spettacoli, che si vedevano scorrere d’intorno a guisa di carri
trionfali. Stavano allora con isplendida magnificenza i Senatori con
infinito numero di cavalieri spettatori, che accrescevano celebrità al
luogo, onde annota il Calepino: Dum primum circo designatus est locus,
divisa loca patribus, equitibusque Urbis, ut spectacula sibi quisque
faceres, e Gellio ancor disse: Magnis circensibus actis,
Circiensium ludorum septem erant curricula solemnia.

E’
verisimile dunque, che di Circe sia stata l’invenzione dei giochi
Circensi, dal cui nome si stiman derivanti, e come altri vogliono, che
dall’istesso Circo vengano denominati; ed è ciò da persuadersi , per
essere allora quella città nobile, magnifica e ricca Colonia, che al
parere di Teofrasto, e Livio giravan dieci miglia le sue mura, dove ancora
furono ordinati i giuochi Castrensi da Tiberio, ed era un sicurissimo
propugnacolo de’ Romani, in cui relegavano uomini grandi, come si deduce
da Svetonio, riferendo, che nell’impero di Ottavio, dopo la fuga di
Pompeo, fu preso M. Lepido suo Collega, e spogliato questo dell’esercito,
chiese in grazia la vita, e fu relegato in Circejo”.
Sulla città
del Circejo, lo stesso autore afferma che “E’ opinione de Greci, e Latini
scrittori, ch’ella fosse edificata da Circe figlia del Sole, e della Ninfa
Persea sorella del Re de Colchi, peritissima d’incantesimi, come delle
virtù delle erbe, delle quali il Monte copiosamente abbondava. Quivi ella
si elesse la Sede dopo la sua fuga dal regno de Sarmati,
di cui per essersene con inganno fatta Reina, ne fu discacciata, non solo
per aver avvelenato il Re suo marito, ma ancora per il governo di lei
troppo crudele. Stabilita che quivi ebbe la sua Regia, tributò atti di
adorazione ad un fallace Dio Marino; Oltre che in altro non s’impiegava,
che in veneficj indegni, e ad altre stregherei, che le somministrava
l’arte magica”.
Ancora non
tutto è chiaro sulla storia di Circe che forse non era tanto maga quanto
espertissima nell’uso erbe sia medicamentose che velenose.
Resta però
fondamentale, per ora, che a Circe si deve l’origine dei giochi “circensi”
che furono assorbiti nella cultura romana che la esaltarono con la
costruzione dei vari circhi stabili. Alla decadenza di Roma, la tradizione
circense rimase pregio degli artisti girovaghi che tutti noi conosciamo.
La stessa
emigrazione di Circe dal paese dei Sarmati, considerato un popolo nomade,
al Circeo potrebbe offrire indicazioni preziose per una ricostruzione
storica degli insediamenti che via via si sono verificati lungo le coste
tirreniche del Lazio Meridionale oltre che giustificazioni nell’esser
girovaga anche l’arte circense “moderna”.
Gli stadi
moderni destinati agli incontri calcistici non sono altro che una
riproposizione dell’edilizia romana del Circo.
Oggi,
perchè la storia porti frutti concreti al comprensorio del Lazio
meridionale, potrebbe essere questa un’ottima occasione per San Felice
Circeo, erede naturale dell’antica Circejo, per rivendicare a sé questo
primato mondiale della civiltà circense nel nome di quell’antico Dio Sole
che continua a inondare queste contrade procurando, col turismo, benefici
economici primari alla sua popolazione.
DIDASCALIA FOTO
Foto 01 – Circe, di Edward Burne-Jones
Foto 02 - Circe offre una coppa ad Odisseo, di John William Waterhouse

Circe era figlia del Sole e sorella di Eeta, re della Colchide e padre
di Medea. Utilizzando le sue capacità magiche, trasformava in animali
tutti coloro che giungevano nella sua isola, Eea. Fu vinta soltanto da
Ulisse, che liberò dall'incantesimo tutti i suoi compagni e si unì a
lei. Indicò agli Argonauti la strada per raggiungere la Colchide e ad
Ulisse il modo di scendere all'Ade. Presso di lei Giasone e Medea
celebrarono le loro nozze, dopo la conquista del vello d'oro. (Eneide
VI, 10-20).