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Il Fondano dell'Italia canora

La storia d’Italia è stata scandita dalle “canzoni” le quali hanno descritto cambiamenti e umori della società.
Il Quartetto Cetra rappresenta una intramontabile testimonianza dell’Italia canora e onora la “fondanità” per la presenza di un noto cittadino di talento.
Felice Chiusano, intelligente e garbato figlio di Fondi che per anni ha deliziato gli animi, nell’ambito della musica leggera, sulla grande scena nazionale.
Un repertorio elegante e vario, condotto da quattro valenti cantanti, ha intensamente accompagnato le speranze degli italiani, nelle difficili fasi di ripresa e di sviluppo.
Felicetto rea nel gruppo dei giovani che, per sottrarsi al contesto provinciale allora ristretto, si erano portati lontano da Fondi.
Viveva nel Nord e, a Milano, si affermava sulla scena musicale italiana.
Ma egli era nell’orgoglio fondano. Dal viso aperto e dalla divertita ironia, insieme con i Cetra, alleviava gli affanni dell’epoca.
Non era ancora avviata l’aggressione multimediale.
C’era soltanto la radio – e non di generale diffusione – che animava la vita del tempo. E, nelle mattine, tra i vicoli del centro storico, si sprigionavano dalle case – con gli odori di cucina – le voci armoniose del Quartetto Cetra a nutrire i sogni delle ragazze…a parlar d’amore.
E arrivò poi la TV: neonata, con il televisore non ancora inflazionato e presente soltanto in poche famiglie.
Era quindi consuetudine recarsi – la sera – in casa di amici o parenti più fortunati per riunirsi accanto alla scatola magica e seguire gli scarsi programmi di allora.
Serate semplici, di amicizia, di ospitalità e di grande curiosità verso quel mondo nuovo sul quale l’Italia timidamente si affacciava.
E tra i mobili non pretenziosi, il televisore trionfante… accuratamente protetto con il centrino – ricamato o all’uncinetto – a sorbettare tutti insieme il rosolio casalingo o a sgranocchiare noccioline e semi della zucca di famiglia.
Intanto, con stupore, si commentavano le immagini televisive senza minimamente prevedere la futura totale sudditanza.
Anche i bar – i pochi a possedere il televisore – diventavano nella sera un punto di incontro e di spettacolo.
E – quasi tutti maschi – seduti o in piedi, a fissare ammirati il quadrante illuminato che offriva immagini e destava fantasie.
Un sostegno alle difficoltà del vivere.
A casa o al bar, le esibizioni televisive del Quartetto Cetra suscitavano generali entusiasmi: il brio del gruppo, la scherzosa vivacità, la gestualità composta e ironica davano forza e armonia a gradevoli canzoni che poi, a lungo, riecheggiavano nelle case italiane rallegrandone i cuori.
Felice Chiusano, quando si spegnevano i riflettori, tornava nei luoghi delle radici e si incontrava tra la gente fondana, con amabilità, mai autocelebrativo, disposto a far dimenticare la sua notorietà.
Intanto il successo arrideva ampiamente al Quartetto Cetra e lo accompagnava trionfalmente in città italiane e straniere.
Una sera, nel teatro di una lontana capitale straniera – Buenos Aires – il pubblico fremeva ai  ritmi festosi delle canzoni italiane animate dal vivace Quartetto.
Ad un tratto, dai presenti si alzò forte una voce…”Felicè!!! j’ song’ d’ Funn!!...”.
Chiusano, interrompendosi, rapido rimbeccò: “…E chi sj? D’ che razz’ sj?...” ( “razz” nel gergo locale, stava per “famiglia”).
Si fece silenzio intorno, mentre si avviava una conversazione affettuoso – in stretto dialetto – tra il noto artista fondano della scena e l’ignoto spettatore fondano della sala.
Tra umanità e umorismo, lo spirito del nostro popolo ancora una volta si affermava e – con esso – la voce di Fondi, attraverso un cittadino meritevole che ha aiutato generazioni a sognare e a sperare. E a cui si deve memoria e gratitudine. 

Gennaio 2003 Fulvia di Sarra

 

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