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Fondi sparita 

Una importante svolta epocale ha sconvolto antichi equilibri rinnovando stile di vita, mentalità e costumi. 
Di tanto capovolgimento è testimone il centro storico, depositario delle “radici” della comunità; una ricognizione dello stesso permette la scoperta di atmosfere che hanno il fascino del…c’era una volta. 
Case piccole, ravvicinate, poste a fronte quasi a scambiarsi i pensieri, in una varia sequenza di tetti.  Strade strette che convergono in raccolte piazzette su cui si affacciano severi portali in pietra, scale esterne, balconi dagli artistici disegni e finestrine quasi irreali. 
Vicoli che si susseguono in un gioco di luci ed ombre tra le vecchie mura, dove il sole tinge in chiaroscuro angoli ed archi antichi.
La vita del centro storico era un tempo viva, umana, comunitaria.
I bambini – tantissimi, tra vicoli e piazzette ad inventare giochi fantasiosi e creativi – parlavano soltanto in dialetto, vestivano alla buona e sprizzavano serenità.
Le vecchiette sedute sulle porte, il chiacchiericcio delle comari dalle finestre tra file di panni stesi che danzavano al vento.
Dalle case sgorgavano voci che facevano i vicoli vivi ed umani: voci di bambini che si confondevano con quelle di adulti, l’allegro scomposto battere delle posate nei piatti, la parola conciliante degli anziani e rimproveri, conversazioni a tutta voce, risate.
Voci umane che si sprigionavano dalle case – portando fuori speranze e segreti – per raccontare la “famiglia” e la sua rassicurante atmosfera.
E voci dei passanti echeggiavano sotto gli ombrosi archi, nei saluti, negli incontri e nelle confidenze sui propri affanni, con certezze di solidarietà di un sentito rapporto umano.
La domenica il paese assumeva i caratteri della festa…
Le donne prevalentemente per i vicoli, verso il mercato o verso la chiesa.  Gli uomini per il corso, nell’abito senza tempo di velluto, la camicia bianca abbottonata mai con cravatta, il cappello che sovente si sollevava con deferenza; la pipa di coccio, compagna di silenzi e riflessioni…
Per i vicoli, odore di muffa o di vino esalava dai vecchi portoni. Ma la Domenica era…odore di ragù.  La frugalità abituale negava lauti pranzi, però la Domenica nelle case imperava il ragù…
Un vero rito domestico che si avviava dalle prime ore per durare lungamente tra odori di cipolla, salsa casalinga e lardo ben battuto, sapientemente rosolati; e la carne che cuoceva lentamente tra i vari brontolii della capace pentola di terracotta.
I gatti si aggiravano nei vicoli, davanti alle porte, sperando nella improbabile distrazione della padrona, amorevolmente intenta al rito domenicale.
Dalle case si spandeva pigramente un odore appetitoso, inconfondibile che filtrava dalle porte occupando l’aria del vicolo.
Un odore di casa, di affetti, di famiglia forte ed unita.
L’abile cottura della pasta rientrava, inoltre, nelle…liturgie del ragù ed infine tutti a tavola per la…sagra dei maccheroni al ragù.
Grandi e piccoli riuniti, a parlarsi, a raccontarsi storie della modesta quotidianità, a celebrare quella unità sacrale della famiglia su cui si costruivano principi e valori.
Ma oggi sul centro storico è caduto il silenzio…
Non più bambini a frotte, non più gatti sui tetti, non più voci cadute dall’alto, non più pene condivise lungo il vicolo; molto porte ormai chiuse ed I passi risuonano sordi sulle pietre lise dell’annoso basolato.
Tace il centro storico…tradito, nostalgico di rapporti più umani, di valori svaniti, di voci infantili, di riti e sapori di antiche cucine, di Fondi…sparita.

Fulvia di Sarra

 

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