Il venditore di occhiali
Quando la società era necessariamente
sobria ed il superfluo inesistente, il rapporto umano significava e
permeava vicende ed eventi della vita del paese.
Piccole storie quotidiane tra persone che diventano personaggi se filtrati
dal tempo e dalla nostalgia. Forse da Napoli, settimanalmente arrivava a
Fondi il “venditore di occhiali”. Un ometto panciuto con una valigia.
Eternamente in abito nero e camicia bianca, quasi un vecchio frack, anche
a causa del cravattino- papillon e delle scarpe lustre agghindate da
ghette di panno grigio.
La valigia custodiva il prezioso carico. A volte sostenuta da un laccio
intorno alla nuca del venditore e tenuta aperta sul suo stomaco per
un’invitante mostra di merci. Altre volte, portata a mano ciondoloni, si
apriva magicamente appoggiata sul gradino delle scale esterne di una casa
del vicolo.
Con l’aspetto pretenzioso, l’uomo entrava nel paese aggirandosi tra i
vicoli in compagnia della inseparabile valigia. Agli angoli sostava e, a
gran voce, si annunciava con una strana cantilena che ai bambini
risuonava...”lent’ fin’ acchiar’!”
Le donne si affacciavano in finestra per rassicurarsi ed un lesto
richiamarsi da una casa all’altra. I bambini interrompevano i loro
giochi attirati dall’arrivo del forestiero. La salute allora era compito
della Provvidenza... e l’uso degli occhiali, unico ausilio per le
difficoltà oculari, veniva riconosciuto solamente quando il filo non
incontrava più l’ago o quando i ferri della calzetta smarrivano maglie
e punti.
L’omino ambulante arrivava quindi come il benefattore della vista, così
coadiuvata ma ignara delle altre disabilità che la riguardano.
Il progresso scientifico non illuminava ancora i segreti recessi
dell’occhio umano alla ricerca delle patologie che lo aggrediscono in
ogni età. Nè esisteva compiacenza alcuna per occhiali capaci di opporsi
alla implacabile luminosità solare.
All’arrivo il venditore di occhiali giù nella piazzetta o nel vicolo, i
bambini si addensavano incuriositi intorno alla valigia in attesa del ...
rituale oculistico, tra scelte e contrattazioni. La valigia veniva aperta
con solennità davanti al piccolo pubblico e mostrava poche file di
occhiali, tutti uguali, con montature modeste lontane dalle moderne
eleganze e sofisticherie.
I clienti intorno, anziani e donne, si avvicinavano ed iniziava... il cerimoniale
delle prove, tra gli incoraggiamenti del venditore e generali battute di
colorito umorismo fondano.
Prove varie, esenti da tentativi di lettura allora negati dal frequente
analfabetismo adulto, si ripetevano fino al personale riconoscimento degli
occhiali ritenuti adeguati alle proprie necessità.
In un grande vociare avveniva una scelta lunga, alla buona e... l’occhio
rivolto soprattutto al prezzo...
Infine l’ometto tra il festoso saluto di tutti, afferrava dignitosamente
la valigia e riprendeva a ciondolare tra i vicoli...nella speranza di
altri volenterosi acquirenti di... “lenti e fini occhiali”.
La scienza oculistica, con le grandi scoperte tecnologiche, era ancora
molto lontana.
Fulvia di Sarra |
|