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Il pacco dall'America

Quando l’Italia era povera, quando le distanze e le differenze tra i popoli erano incolmabili, l'America rappresentava un mito o una leggenda.

Da noi il postino non suonava troppe volte ma arrancava a piedi tra i vicoli e chiamava, a viva voce dalla strada, sotto le case, i bei nomi antichi ora quasi in disuso – spesso storpiati dal lessico corrente… “Mmaculatin, Cuncett, Flumen, Nurat, Gialard, Fullip…”

Ed egli destava invidia tra il vicinato, laddove portava una…lettera dall’America, sospetta di contenere qualche “pezz”, come allora si usava definire il dollaro.  L’invidia dei vicini poi sprizzava quando si trattava dell’arrivo di…un pacco dall’America.

Il pacco sempre avvolto in una sacca bianca, forse una federa modesta, istoriato con vari timbri di ceralacca rossa, cucito ostinatamente con punti vistosi per proteggere il contenuto.  Ed una grafia insicura, di scarsa istruzione, che ripeteva puntigliosamente in più posti l’indirizzo del destinatario.  Le mille precauzioni del parente emigrato, perché il pacco arrivasse integro a destinazione.

Esso, consegnato dal postino che entrava nella casa trionfante, veniva accettato festosamente ed aperto tra le vive aspettative della famiglia intera, spesso alla biliosa presenza del vicinato che accorreva incuriosito.

Ed allora l’America diventava un sogno, un lontano “eldorado”.

Gli anni intanto passavano e tutto si trasformava tumultuosamente fino a quando l’opulenza italiana veniva a cancellare l’antica miseria e quasi faceva un po’ impallidire la ricchezza Americana…

Quindi il pacco dall’America non arrivava più a far sognare, il postino si motorizzava, le meraviglie di oltre Oceano perdevano attrattiva rispetto a noi, ormai lanciati verso un travolgente boom economico.

Ma l’emigrante partito un giorno dalla banchina del porto di Napoli – in mano una valigia di cartone con lo spago, in compagnia della nostalgia e del suono struggente dei mandolini – tornava dopo anni e, parlando in dialetto fondano, vagava tra i vicoli deserti.  E non vi ritrovava più suoi luoghi dell’anima…ormai sconvolti dall’ondata del benessere e dei cambiamenti.

Intanto qui nasceva la cultura del viaggio per cui giovani e vecchi ad affrontare con eleganza grandi voli transatlantici per approdare disinvoltamente sull’immenso pianeta America.

Il contatto produceva scambi enormi tra le culture e conseguenti poderosi mutamenti per cui il ragazzo della provincia italiana si muove oggi paritariamente con i giovani della metropoli Americana, parla inglese, ama la musica straniera, frequenta palestra e discoteca, indossa jeans e mastica chewing-gum, conosce l’uso della doccia e della droga.

Chi per età si trova ad essere testimone, non può disconoscere le profonde trasformazioni – e di non poca importanza – che si sono verificate e che stanno a caratterizzare la presente epoca e le attuali generazioni.  Ma può capitare, tra gli italiani di un tempo, che il pacco americano possa ancora rimanere tra i sogni…

Una vecchina di anni invalida, non incolta e non disagiata, ma ormai troppo a lungo estranea allo realtà ed ai suoi sconvolgimenti.  Si sveglia un giorno con una idea: nella mente annebbiata dagli anni immagina e crede di dover ricevere un pacco dall’America.  Le sembra un fatto straordinario e perciò decide di tenerlo in segreto, come per le cose speciali, senza parlarne con alcuno.  Comincia dopo a confidarsi sommessamente con una amica che ne assicura le segretezza e ne condivide le attese.

Successivamente la signora si spinge a raccontare il suo segreto ad altri e per alcuni giorni annuncia ed attende ansiosamente l’arrivo del postino e del sospirato pacco.  Afferma inoltre di avere un avviso postale che localizza il pacco nell’Ufficio di Formia e l’amica, con complicità, si offre per il ritiro clandestino,  in un viaggio con la corriera.  Ma entrambe le donne si arrendono infine alle reali difficoltà, per cui l’anziana presunta destinataria si decide a trasferire ad altri l’incarico.  E qui il mistero è finalmente svelato: l’avviso – gelosamente conservato dalla vecchietta – non è altro che una ricevuta…dell’Ufficio delle Imposte di Formia, pervenuta a lei nel lontano 1977…Su quell’inutile pezzo di carta, sfuggito al tempo, lei – confondendo speranze e illusioni – aveva lungamente costruito un castello fantastico.  E non è facile ora raccontarle che il mondo è tanto cambiato, che l’America non è più così lontano e che forse…l’America è ormai anche qui.

Fulvia di Sarra

                       

 

 

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