“Scusate
le spalle…”
L’osservazione della realtà, con le piccole e grandi cose della
quotidianità, fa scoprire aspetti del paesaggio umano.
Una
osservazione affettuosa permette anche confronti tra generazioni e
comportamenti, di ieri e di oggi.
Trasformazioni epocali hanno notevolmente modificato – e migliorato –
costumi, mentalità e stili di vita.
Ma pur esiste
un disagio frequente poiché il benessere – mito dell’attuale società – non
riesce infondo a placare le inquietudini che abitano la nostra vita.
Queste
infatti deteriorano la capacità relazionale e mettono in crisi il rapporto
interpersonale, valore essenziale di ogni essere e di ogni società.
In altri
tempi:
nelle chiese
– punto di incontro di preghiere e di affanni – il sacerdote salmodiava
dall’alto del pulpito richiamando ai “valori”.
La piccola
donna entrava deferente, alla ricerca di un posto nello scanno; e, prima di
occupare il proprio spazio, non mancava di girarsi indietro e sussurrare con
umiltà: “…Scusate le spalle!...”
Chiedeva
scusa per le spalle, involontariamente rivolte verso quelli dei banchi
seguenti, come a farsi perdonare di uno sgarbo…
Segno di
rispetto per gli altri.
Consuetudine
gentile in animi e tempi semplici.
Ma i tempi
cambiano…E viene da pensare a ben altre consuetudini, talvolta presenti tra
noi.
Nella chiesa
– in occasioni comunitarie – anche coppie giovani che accompagnano i propri
bambini: alcuni condotti per mano, i più piccoli contenuti nella carrozzina.
Sfilano i
giovani genitori con orgoglio: forse per omaggio alla genitorialità o con
trionfo rispetto alla crisi delle nascite…
Durante il
rito, i bambini logicamente si stancano ed esprimono protesta a loro modo;
pertanto i genitori sono costretti a rincorrerli tra le navate per ridurre
vivacità e voci, oppure a trafficare con la carrozzina per conciliare il
sonno o calmare il pianto dei più piccoli.
Il trambusto
che ne consegue non consente la preghiera – né ai genitori né ai fedeli
presenti – e non rasserena i bambini i quali hanno soltanto
involontariamente tolto agli altri la possibilità di raccoglimento.
E forse,
infondo, non è prova di rispetto…per gli altri.
In evidente
contrasto tra generazioni – la donna di ieri si scusava di voltare le spalle
– la donna di oggi espone graziosamente…ombelico,…seno…glutei ed offre uno
spazio speciale…all’addome, in occasione di gravidanza.
Si incontrano
pertanto giovani mamme, in un abbigliamento malizioso che scopre
disinvoltamente “la pancia” e forse un po’ toglie rispetto…alla maternità.
Sere festose
per eventi culturali: bei giovani impegnati in manifestazioni scolastiche in
cui esprimono talento e abilità.
La scena si
anima tra costumi e movenze di buon effetto, in un veloce andirivieni. Prima
e dopo lo spettacolo, ragazze splendenti ad aggirarsi vorticosamente tra
tutti. Ma…nessun cenno di saluto per gli altri.
Alcun saluto,
neppure per quanti seduti casualmente accanto a loro.
Il saluto –
segno di cortesia dell’animo – è quasi abolito: forse per giovanile
imbarazzo o probabilmente per paura di essere…esclusi dalla modernità…quale
appannaggio del passato.
Ma la
cortesia è ciò che qualifica un luogo e la sua gente.
Il fenomeno
del…saluto mancato… si va diffondendo tra le generazioni più recenti;
permane
invece tra gli adulti la buona abitudine di scambiarsi un cenno negli
incontri.
Con chi si
conosce bene o con chi è capitato di incontrare qualche volta sulle strade
della vita.
Però
l’istruzione oggi diffusa – sconosciuta alle precedenti generazioni – deve
arricchire di contenuti e di valori, per poter contrastare il presente
svuotamento nel culto dell’apparenza e talvolta dell’arroganza.
Davanti al
castello che è a guardia della città: un viale vivace, frequentato da
schiere di ragazzi…in sosta…a passeggio…sulle panchine.
Un’atmosfera
giovane, vibrante di sentimenti, sogni, progetti e speranze.
Capita anche
che vi si svolgano manifestazioni pubbliche – processioni, funerali – al cui
passaggio talvolta i nostri adolescenti…sdraiati sulle panchine, immobili, a
guardare indifferenti o forse annoiati…
Basterebbe un
piccolo gesto – mettersi brevemente in piedi – e sarebbe prova di
rispetto…per i vivi e per i morti.
La cortesia,
il rispetto non rendono inferiori…sono invece certi comportamenti che
possono oscurare la bellezza dei nostri giovani, contenitori di animo
grande.
Giugno
2006
Fulvia di Sarra