"L'arte rivela ai cuori ciò che nessuna scienza può mai rivelare alle menti" - Virgilio

La Portella
Salotto Culturale Fondano

Home  Info

Under Construction

        Ristorante Riso Amaro

Scusate le spalle…”

L’osservazione della realtà, con le piccole e grandi cose della quotidianità, fa scoprire aspetti del paesaggio umano.

Una osservazione affettuosa permette anche confronti tra generazioni e comportamenti, di ieri e di oggi.

Trasformazioni epocali hanno notevolmente modificato – e migliorato – costumi, mentalità e stili di vita.

Ma pur esiste un disagio frequente poiché il benessere – mito dell’attuale società – non riesce infondo a placare le inquietudini che abitano la nostra vita.

Queste infatti deteriorano la capacità relazionale e mettono in crisi il rapporto interpersonale, valore essenziale di ogni essere e di ogni società.

In altri tempi:

nelle chiese – punto di incontro di preghiere e di affanni – il sacerdote salmodiava dall’alto del pulpito richiamando ai “valori”.

La piccola donna entrava deferente, alla ricerca di un posto nello scanno; e, prima di occupare il proprio spazio, non mancava di girarsi indietro e sussurrare con umiltà: “…Scusate le spalle!...”

Chiedeva scusa per le spalle, involontariamente rivolte verso quelli dei banchi seguenti, come a farsi perdonare di uno sgarbo…

Segno di rispetto per gli altri.

Consuetudine gentile in animi e tempi semplici.

Ma i tempi cambiano…E viene da pensare a ben altre consuetudini, talvolta presenti tra noi.

Nella chiesa – in occasioni comunitarie – anche coppie giovani che accompagnano i propri bambini: alcuni condotti per mano, i più piccoli contenuti nella carrozzina.

Sfilano i giovani genitori con orgoglio: forse per omaggio alla genitorialità o con trionfo rispetto alla crisi delle nascite…

Durante il rito, i bambini logicamente si stancano ed esprimono protesta a loro modo; pertanto i genitori sono costretti a rincorrerli tra le navate per ridurre vivacità e voci, oppure a trafficare con la carrozzina per conciliare il sonno o calmare il pianto dei più piccoli.

Il trambusto che ne consegue non consente la preghiera – né ai genitori né ai fedeli presenti – e non rasserena i bambini i quali hanno soltanto involontariamente tolto agli altri la possibilità di raccoglimento.

E forse, infondo, non è prova di rispetto…per gli altri.

 

In evidente contrasto tra generazioni – la donna di ieri si scusava di voltare le spalle – la donna di oggi espone graziosamente…ombelico,…seno…glutei ed offre uno spazio speciale…all’addome, in occasione di gravidanza.

Si incontrano pertanto giovani mamme, in un abbigliamento malizioso che scopre disinvoltamente “la pancia” e forse un po’ toglie rispetto…alla maternità.

 

Sere festose per eventi culturali: bei giovani impegnati in manifestazioni scolastiche in cui esprimono talento e abilità.

La scena si anima tra costumi e movenze di buon effetto, in un veloce andirivieni. Prima e dopo lo spettacolo, ragazze splendenti ad aggirarsi vorticosamente tra tutti. Ma…nessun cenno di saluto per gli altri.

Alcun saluto, neppure per quanti seduti casualmente accanto a loro.

Il saluto – segno di cortesia dell’animo – è quasi abolito: forse per giovanile imbarazzo o probabilmente per paura di essere…esclusi dalla modernità…quale appannaggio del passato.

 

Ma la cortesia è ciò che qualifica un luogo e la sua gente.

Il fenomeno del…saluto mancato… si va diffondendo tra le generazioni più recenti;

permane invece tra gli adulti la buona abitudine di scambiarsi un cenno negli incontri.

Con chi si conosce bene o con chi è capitato di incontrare qualche volta sulle strade della vita.

Però l’istruzione oggi diffusa – sconosciuta alle precedenti generazioni – deve arricchire di contenuti e di valori, per poter contrastare il presente svuotamento nel culto dell’apparenza e talvolta dell’arroganza.

Davanti al castello che è a guardia della città: un viale vivace, frequentato da schiere di ragazzi…in sosta…a passeggio…sulle panchine.

Un’atmosfera giovane, vibrante di sentimenti, sogni, progetti e speranze.

Capita anche che vi si svolgano manifestazioni pubbliche – processioni, funerali – al cui passaggio talvolta i nostri adolescenti…sdraiati sulle panchine, immobili, a guardare indifferenti o forse annoiati…

Basterebbe un piccolo gesto – mettersi brevemente in piedi – e sarebbe prova di rispetto…per i vivi e per i morti.

La cortesia, il rispetto non rendono inferiori…sono invece certi comportamenti che possono oscurare la bellezza dei nostri giovani, contenitori di animo grande.

Giugno 2006                                                   

Fulvia di Sarra

 

© 2002- 2011  LaPortella.Net