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Tradizioni pasquali ormai scomparse

Il ripetersi ciclico delle grandi feste induce alla rivisitazione dei riti e delle tradizioni che un tempo le accompagnavano.

Il fenomeno di secolarizzazione che permea la società attuale ha in parte impoverito le grandi feste annuali che, in epoche precedenti, avevano profondi significati religiosi. Il benessere, inoltre, ha ridotto le aspettative gastronomiche che allora contribuivano all'attesa delle feste rituali ed alla loro riuscita.

La iconografia pasquale era una volta ricca di cerimonie e di riti poichè la fede era sostegno esistenziale della società contadina, praticata con convinzione in tulle le età.

Esisteva anche una viva tradizione gastronomica che, nella Pasqua, impegnava la casa e la famiglia in fatiche e attese. Grandi preparativi, come le "pulizie pasquali", rivoluzionavano i normali ritmi domestici per cui le donne rimuovevano mobili ed infissi in una lotta accanita alla polvere e una pulizia capillare faceva risplendere le pentole di rame dopo un energico strofinio con sabbia e limone...

E un grande tramestio nella casa per la preparazione dei "tortani": un laborioso procedimento intorno ad impasti complicati, da proteggere sotto calde coperte, per una lunga lievitazione.

I bambini della casa presenziavano impazienti. Per sedare vivacità e fastidi, la mamma faceva promesse ai piccoli e pertanto venivano ammessi ad assistere al confezionamento del proprio "tortano".

Le donne impastavano abilmente - tra farina sugna e mucchi di uova - ed infine esplodeva la fantasia nel dar forme all' impasto.

Per Ie bambine confezionavano la "pupetta" e ne abbellivano il vestito con un cordoncino di pasta a mo' di trina o lo disponevano intorno al collo come una collana, per aumentarn il fascino...

Le bambolette di pasta ben agghindate -insieme con i tortani rimanevano allineate per lunghe ore, sotto una coperta, prima di essere trasferite dalle donne al forno del vicinato.

E la sera, nei vicoli, capitava di incontrare varie donne di ritorno dal forno -che sostenevano sulla testa la "maniella", contenitore di legno ripieno di tortani caldi e fragranti. Un profumo gustoso si spandeva nell' aria ed annunciava il piccolo ...defilè delle manielle.

Importanti erano i riti religiosi del periodo pasquale: "la processione del Calvario" riproponeva dal vivo  scene sacre e si vedevano sfilare i personaggi biblici tra la viva attenzione della folla. Processioni ricche di emozioni attraversavano le piccole vie del paese. Una processione particolarmente suggestiva si svolgeva all'alba: una lunga serie di fiammelle si snodava nel buio e illuminava la notte mentre la banda musicale accompagnava i bei canti antichi, in latino, che le vecchine penitenti ripetevano a gran voce, spesso...sgrammaticando.

La "visita al Sepolcro" tra i fedeli che devotamente uscivano ed entravano  Dalle chiese; soste silenziose davanti ad altari oscurati o addobbati con cesti di grano germogliato e ciuffi  di fiori dal colore viola.

Il "Venerdì Santo" e "la predica dell' Agonia": la folla si assiepava nella chiesa, spesso portando da casa la sedia. Dall' alto del pulpito un predicatore, con voce roca, commentava Ie varie fasi della Passione, per ore. Qualche vecchietta talvolta dormicchiava ma, alla fine, tutti a partecipare alla generale emozione quando l'organista emanava suoni un po' sinistri, come colpi di lance e spade, mentre una luce lampeggiava contro il soffitto per simulare lampi e fulmini...

Rigoroso il digiuno ed il rispetto dell'astinenza, anche dai tortani, fino al Sabato Santo quando si "scioglievano le campane".

Una attesa grande: al suono festoso delle campane, tutti in casa e fuori interrompevano ogni attività e riverentemente si inginocchiavano per ringraziare. I bambini anche, ma forse perchè finalmente...si scioglieva I'astinenza dai tortani.

E tra i riti pasquali c'era sempre "l'augurio alla maestra": la mamma, con rispetto,  preparava la "mappatella", con poche uova, tal volta con ulna gallinella. Ed il bambino saliva ansimante le scale della maestra con in mano il piccolo trofeo, offerto con riconoscenza e accettato con grazia.

Ma poi il mondo è cambiato... e forse resta un po' di nostalgia per valori, tradizioni e delizie scomparse.

Fulvia di Sarra

                       

 

 

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