Quintetto per voce sola
Presentazione
Nelle antiche Cosmogonie mesopotamiche ci viene descritto
l'ineluttabile destino dell'uomo: egli è soggetto alla morte.
La concezione biblica, invece, seppur imparentata culturalmente con quella
mesopotamica, di schiude una diversa prospettiva teologica "la celeste gioia
del giorno", "le erbe superbe", sono versi del poeta, Dio plasma l'uomo e
gli soffia lo spirito vitale.
"Egli" lo colloca nel giardino come custode della creazione "inebriato di
celesti gioie", nella pienezza della sua responsabilità libertà e
creaturalità.
La terra e l'uomo sono al vertice della creazione, non per trastullo divino,
ma per la Vita.
Quest' alba antica diventa il nucleo generatore della poetica di G. PaIano
che nelle pagine "Quintetto per voce sola" modula una antropologia dello
sconforto che tuttavia non trasmuta mai in disperazione.
Il poeta sente il gemito della terra "la terra è straziata da oscuri
tramonti" e ancor più quello dell'uomo "groviglio di crani e terribili
silenziosi lamenti" intento a costruire una storia senza luce. Lo sguardo
però è rivolto là
"eterea luce
colorava tutte le cose
un tempo"
in quel punto d'origine dove tutto si ricapitola, dove la terra potrà
impastarsi di cielo. Alla sorgente dell'Essere.
Carlo Fiore |
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