Introduzione
Libero de Libero e la Scuola Romana
"Ieri un millennio fa" moriva a Roma nel
1981 Libero De Libero. Questo suo verso preso a prestito è un giusto
commento al silenzio soprattutto editoriale seguito alla scomparsa di
Libero, personaggio umanissimo ed eclettico: poeta, scrittore, critico
d'arte e sceneggiatore di lavori teatrali e cinematografici.
L'aver letto i suoi diari inediti nel lontano 1984, conservati gelosamente
dalla nipote Franca, mi inducono a sperare in una prossima completa
pubblicazione affinché De Libero sia posto nella giusta luce.
I quaderni, pieni della sua caratteristica calligrafia, ricoprono la sua
vita e affrontano problemi personali e del suo tempo. Nel primo, con la
copertina nera, vi sono trascritte due prove poetiche del 1921, ora perdute.
Nel secondo, col titolo "Questioni di poesia, questione d'amore" vi sono i
suoi commenti alle poesie raccolte nei volumi: Testa, Eclissi, Il Libro del
Forestiero e nell'ultimo il cui solo ricordo mi commuove, sulla prima pagina
c'è scritto: ""Museo" Libero De Libero 1935 -io editore", e la sua
spiegazione: "Questa raccolta va riguardata come una "cerniera" e non come
un'ambiziosa opera. Cose nate morte, e care unicamente alla memoria di certe
giornate".
Ma per Libero non c'è memoria, e con questo mio scritto io voglio ricordare
un'emozione destinata a durare.
Ricordo Libero nel salotto buono di casa mia misurarlo col suo breve passo e
poi riempire fogli con la sua calligrafia minuta, pensieri su mia madre e le
mie sorelle.
A volte era triste, scorbutico ma la sua tristezza era giovane poiché
sembrava vagare in un mondo dove solo lui poteva vederne la fantasia. Poi
improvvisamente afferrava il cappello e andava via. Parlare con lui non era
facile ma l'incontro era per me così stimolante poiché riusciva a liberarmi
dei luoghi comuni e i miei giudizi diventavano più precisi e meno
contraddittori.
Mi raccontano i fratelli che magari con una persona appena conosciuta si
mostrava loquace e generoso di sé per poi negare la sua amicizia ad amici di
lunga data.
A Roma abitava con la nipote Franca e vivendo come un adolescente lamentava
le sue giornate piene di tempo e vuote di amici.
Non ebbe moglie e con la sua nipote, che gli voleva bene e alla quale lui
voleva bene, tanto da lasciarla depositaria delle sue preziosissime note, si
comportava come un forestiero. Ma lui era un forestiero anche con se stesso.
Leggendo il diario di Libero De Libero, assimilo il suo linguaggio spoglio
ma straordinariamente intenso. La sua è una scrittura nella quale
l'immaginario è tutto presente. Per lui diventa necessario un gioco di
rovesciamento delle certezze, e questo gioco evidenzia quanto gli schemi che
sorreggono la nostra visione del quotidiano possono destrutturarsi in altre
realtà, altrettanto vere, altrettanto false e mi viene in mente una sua
poesia:
Biografia
È un veliero la mia vita
dall'infanzia segnato sulla mano,
e l'ancora è dentro la terra.
Perciò nel mio sonno
alberi fanno verde cielo
...
e sono oscuri i semi
dell'estate mia.
Se m'è fatica svegliarmi,
quale gallo mi rinnegherà?
Fossi nato da una pianta
a fianco avrei il genitore.
Libero De Libero
(Solstizio) 1930-1932 |
Anna Maria Scarpati |
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