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Lettere a Manfredo di Biasio

Premessa

Nell’ambito del progetto di far conoscere Libero de Libero ad un pubblico sempre più ampio abbiamo pensato di riportare una selezione della corrispondenza tra de Libero e il poeta Manfredo di Biasio a cui fu amico e mentore per moltissimi anni, come pubblicate in “Lettere da de Libero” di M.d.B. Sperando che l’atto di escludere alcune lettere di de Libero e molte note di di Biasio non abbia reso la lettura incomprensibile. Naturalmente, quando due amici si parlano, molto di ciò che si dicono ha un valore puramente personale e questo deve valere come premessa anche per queste lettere. Detto ciò, siamo convinti che esse contengano molto del Poeta dell’Uomo dell’Educatore; e in tal senso ringraziamo l’autore che, vinto una certa reticenza a rendere pubblica questa corrispondenza, ci fa partecipe di questo tesoro che è Libero de Libero.                                                                                                                                  F.S.

 Introduzione

Nei primissimi anni Sessanta Manfredo di Biasio era a Roma. Un amico tipografo gli aveva stampato un libricino di poesie, tratte da un quaderno che aveva portato con sé dal paese. A Fondi aveva sentito parlare di Libero de Libero, quel suo concittadino poeta che tanta notorietà aveva acquisito in Italia e fuori. Avuto il suo libro tra le mani il primo pensiero fu quello di cercare di incontrare de Libero, e quindi di fargli leggere le proprie poesie.

La ricerca dell’indirizzo del poeta risultò travagliata: neanche sull’elenco telefonico c’era traccia del suo nome. Per una vicenda fortuita fu Indro Montanelli a svelargli recapito e numero telefonico (mascherati dal nome del fratello Vincenzo).

Da qui all’incontro tra i due il passo fu breve. Infatti quando de Libero ricevette le poesie del giovanissimo di Biasio volle conoscerne l’autore. E da qui iniziò la storia, intessuta di sapore educativo prima, e di sincera amicizia dopo. Quest’ultima esaltata non soltanto per essere originari dello stesso paese. Anzi, alcune delle lettere dicono quanta amarezza sentisse, negli anni senili, verso di esso, dopo la lunga stagione giovanile in cui per lui era stato la sua “Creatura celeste”. Ma al di là delle vicende del suo tempo, Libero de Libero e l’universo magico della sua poesia restano da scoprire. Non per nulla oggi Fondi e Patrica rivendicano le spoglie del Poeta. 

1/2/1964

«Caro di Biasio, non ho dimenticato la parola data a te, a proposito della tua raccolta di versi che sarà, certamente, pubblicata entro l'anno in corso da un buon editore: salvo l'imprevisto di qualche diavoleria, si capisce. Si tratta soltanto di non correre il rischio d'un impegno a lunga scadenza, come accade ad altri giovani di mia conoscenza. Non dubitare, perciò, della mia promessa che è di stima e non di confortevole inganno: abbi pazienza e fiducia. Vorrei consigliarti, intanto, di tener sempre sott'occhio quelle poesie, di lavorarci dentro e fuori senza stancarti: il dubbio è il migliore stimolo alla critica delle proprie capacità, uno strumento di conoscenza, una ragione di vantaggio sulla vanità.

Mi piace l'iniziativa di creare un premio di poesia a Fondi: certo, occorrono coraggio e audacia, un massimo di discrezione per non cadere nel ridicolo. Si può essere provinciali con tutta nobiltà, basta non temere di essere giudicati tali: la serietà non è mai troppa per non compromettere le possibilità di riuscita. Quanto alla tua proposta di essere io il presidente della giuria, sono dolente di non poter accettare: mi manca il tempo.

Ti esorto, invece, a indirizzare la scelta verso quelle persone colte e sensibili che vivono a Fondi. Per esempio, sarebbe ottima una giuria che avesse a presidente il professore Mario Mosillo, e, come membri, il professore Raffaele Faiola, il dottor Guido Ruggiero, l'ingegnere Augusto Lucarelli e tu stesso. Per avvicinare persone così difficili da impegnare, cerca aiuti in qualcuno che garantisca lo serietà dell'impresa: oppure, recati dal professore Mario Mosillo a mio nome per spiegargli il progetto. Con molti auguri e cordialissimi saluti, de Libero.»

28/5/1964

«Caro di Biasio, ti porto lo bella notizia che da più di un anno attendevi. L'editore Bino Rebellato di Padova ha accettato lo mia proposta di stampare lo tua raccolta di versi: lo tua pazienza ha meritato il premio migliore. Così, per l'autunno prossimo, potrai avere il bel volumetto presso un editore stimabile e noto per lo collana di poesie che egli cura con tanta passione.

Ora, però, devi consentirmi di esortarti a rivedere attentamente le tue poesie: togliere versi inutili, ripetizioni di immagini e di parole, eccetera. E non aver fretta, hai tutto il tempo che ci vuole, e spero che vorrai attendere seriamente a un lavoro di revisione che io ritengo necessario in ogni senso. Tanto più che io ho promesso a Rebellato di scrivere una breve presentazione per il volumetto: e il dattiloscritto nuovo che mi porterai appena pronto, dovrà garantirmi in modo preciso lo validità del tuo lavoro. Siamo intesi? È la prima volta che accetto di presentare un giovane, e tu devi (e lo puoi) convincermi che io ho ragione di fare un 'eccezione.

A presto, dunque, e buon lavoro. Fuori della vanità che è sempre nociva alla buona riuscita d'una ambizione. Coi più cordiali saluti, de Libero.»

22/4/1965

Caro di Biasio, sono contento che finalmente il nostro Rebellato ha deciso di dare alle stampe -come si dice -le tue poesie. E così lo tua lunga attesa viene premiata. Sta allegro, dunque. Si capisce che puoi confermare a Rebellato l'invio della mia presentazione alla tua raccolta di versi, e spero di farti contento. Bisogna, però, che tu mi mandi le bozze appena le hai corrette, ho bisogno di rileggerle, e penserò io stesso a restituirle all'Editore. Basterà che tu mi spedisca il plico per raccomandata espresso: purtroppo, non avrei tempo di vederti, tanti e tali sono gli impegni della mia giornata, e tu vorrai scusarmi.

Quanto alle mie opere che tu desideri conoscere, non posso indicarti dove sarebbe possibile trovarne qualche copia. Ne ho cercate anch 'io, e per la ristampa dovrò pregare qualche amico che mi dia in prestito gli esemplari, poiché i miei familiari mi cedettero le proprie e io non ne posseggo alcuna, dopo aver dovuto soddisfare qualche richiesta inevitabile con le mie copie e le loro. Ecco lo verità. Però, l'anno prossimo inizieranno le ristampe, mentre preparo lo raccolta delle nuove poesie.

Ti ricambio lo buona Pasqua, con tanti auguri per il tuo libro, e tante cordialita` dal tuo de Libero.

8/5/1965

«Caro di Biasio, ti prego di scusarmi il ritardo a risponderti. Sono stato lontano da Roma una settimana, e trovai le bozze del tuo libro al mio ritorno. Ho subito provveduto alla revisione che desideravi, e ho spedito il plico.

Sono d'accordo con te per il titolo che dev'essere Eternità breve, e ne ho spiegato a chiare e circostanziate parole il motivo a Rebellato in una lettera che ho accluso alle bozze. Quanto alla poesia Un cacciatore a sera ho approvato i tagli: però, ho restituito l'aggettivo "amaro" al quarto verso, sembrandomi assai significativo, e del tutto felice come invenzione, come pure ho restituito all'antica versione "sospiri di seta" invece di "vani sospiri", e ho rimesso quei due versi caduti: Udii lontano ancora -uno sparo in agonia.

Per me vanno bene i tagli operati in Mattino incompreso e in Una testa nel cortile. Per il resto, debbo rassicurarti sulla mia impressione che è rimasta quale ebbi a dirti dopo l'ultima lettura: l'insieme è del tutto persuasivo, e sta tranquillo.

Rebellato mi ha scritto che manderà a me le seconde bozze, e vi scriverò subito la prefazione che non ti deluderà. Coi più cari saluti, tuo de Libero.»

13/7/1965

«Caro di Biasio, mi spiace di aver tu atteso una risposta al tuo invio di bozze: sono tornato ieri a Roma e tra due giorni dovrò ripartire. Vorrei, perciò, pregarti d'essere paziente ancora un po' con me: tanto più che conviene far uscire il tuo libro in estate. Debbo trovare il momento tranquillo -tra una pausa e l'altra dei miei impegni -per scrivere la prefazione: entro l'agosto, e prima che posso, credo che riuscirò a contentarti, stanne certo.

In verità, dissi a Rebellato di spedire a me le seconde bozze che poi avrei rimesse a te con la prefazione, e lo ripetei anche a te se non sbaglio. Meglio così, tuttavia: e tu non resterai deluso. Quanto al mio nome sulla copertina, pregherò il R. di accontentarti: del resto, ha già fatto per altri ciò che tu chiedi. Per la tiratura, non so nulla: però ti consiglio di parlargliene tu stesso appena t'avrò informato d'aver spedito a R. la prefazione.

Ho riletto le tue poesie, e mi sembra che tutto sia a posto. L'insieme risulta compatto e chiaro, finalmente. Ho lasciato la virgola dopo "sospiri di seta ": per non spezzare con una pausa troppo lunga la correlazione del ritmo,' mentre tu hai fatto bene a togliere la virgola a dopo "guardano" in Monastero vuoto. D'accordo per il resto.

10/9/1965

«Caro di Biasio, finalmente ho potuto scrivere la prefazione a Eternità breve, e ieri l'ho spedita a Rebellato. Te ne mando la copia, e vi aggiungo il manoscritto che può farti piacere di conservare. Spero che troverai il mio discorso su di te e la tua poesia corrispondente alla lealtà dei nostri rapporti: per me si è trattato di porre in luce l'autenticità del tuo stato donde risultasse più chiaramente il tuo carattere nell'acquisto d'una consapevolezza. Vorrei tanto che la mia solidarietà ti sollecitasse a lavorare in poesia con fermezza e responsabilità. Tanti auguri dal tuo de Libero.»

2/11/1965

.«Caro di Biasio, mi dispiace di non aver risposto in tempo per accordarmi con te sulla visita che volevi farmi il primo novembre, cioè ieri, quando saresti venuto a Roma. Me ne dispiace assai, rimandiamo alla prossima volta.

Sono contento che hai ricevuto la prima copia del tuo volumetto di poesie, finalmente pubblicato: è strano, poi, che Rebellato non si sia ricordato di mandarne una copia anche a me. Forse, egli attende da te l'acquisto di alcune copie da dare in omaggio a qualche amico: tuttavia, non è una buona ragione di lasciare me senza omaggio. A ttendiamo. O scrivi tu a lui per rammaricarti di tale dimenticanza, come pure domandagli se ha inviato copie ai critici.

Spero di vederti presto. Intanto, tanti auguri e saluti cordialissimi, de Libero.»

2/12/1965

«Caro di Biasio, l'editore Rebellato ti ha stampato il libro senza pretendere alcun pagamento, mentre tutti gli autori che stampa pagano l'intera tiratura: tranne, beninteso, gli scrittori noti che R. stampa in una collezione particolare offrendo loro un certo compenso. Perciò, anche se non se ne parlò quando accettò di pubblicare il tuo volumetto, era sottinteso che tu avresti acquistato (con lo sconto del 30%) le copie per gli omaggi e per la critica. Vorrei consigliarti di accettare tale condizione, e di fare un piccolo sacrificio acquistando una cinquantina di copie. Ti manderei io stesso un elenco limitatissimo di critici e di poeti, ai quali potresti inviare in omaggio i tuoi versi. Altro non saprei dirti. Non credere, tuttavia, che i critici saranno prontissimi ad occuparsene: però, è bene che essi conoscano il tuo nome. Con le migliaia di libri di versi che escono, tu capisci che è quasi impossibile soddisfare tutti.

Ho avuto da Rebellato una copia omaggio e così pure la tua: per me va bene così.

Sono lieto che stai per sposarti e per trasferirti in America: e mi auguro che, come regalo di nozze, tu debba ricevere almeno qualche recensione. Coi più cari saluti, de Libero.»

14/4/1966

«Mio caro di Biasio, confido ancora nella tua comprensione per il mio solito ritardo a risponderti ogni volta che mi scrivi. Ebbi la tua lettera prima dell'arrivo in America e poi la cartolina di auguri americana, e ora il tuo biglietto di auguri pasquali: ti ringrazio per il ricordo che hai di me e ti ricambio auguri d'ogni bene.

A quest 'ora, penso che avrai trovato una buona sistemazione e il migliore agio per abituarti a modi nuovi di vita, mentre spero che a poco a poco tu voglia continuare nelle esperienze di poesia che troveranno spunti nuovi e profitti maggiori in mezzo a visioni  talmente diverse, e così allarmanti per la tua indole da poter esse arricchirsi o meglio approfondire in te sentimento e senso dell'esistenza. Di certo, non sarà poco il tuo sgomento di fronte a quegli aspetti particolari d'una civiltà che presenta contrasti acutissimi e provoca reazioni altrettanto acute in chi per la prima volta viene a trovarsi improvvisamente in balìa di sorprese e scoperte a catena,' però, non saranno nemmeno pochi i benefici che ricaverai dall'abbandonarti a quel vortice di sensazioni e attrazioni che finiranno per coinvolgerti al punto di restare per lungo tempo fuori di te stesso incapace di riflettere e pensare e avere requie. Ma è a tale abbandono che io ti consiglio di darti in piena coscienza e di accettarne anche le temporanee conseguenze d'un impedimento a rientrare in te stesso: e sarà il giusto modo di liberarsi di tante scorie per arrivare finalmente a quella consapevolezza necessaria delle tue capacità che frattanto saranno mature per l'inizio d'un nuovo ciclo del tuo lavoro. Chi non teme di tuffarsi a capofitto nella vita ha sempre dalla sua parte la forza di risalire dalle acque più profonde: e un giovane quale tu sei è obbligato all'audacia di un tuffo in profondità.

Spero che stai affrontando lo studio della lingua inglese, in modo da poter presto leggere la letteratura anglo-americana: è sempre attraverso la lingua e la letteratura d'un paese forestiero che può capirsi la gente sua e, quindi, guadagnare ottimamente i vantaggi di tale conoscenza. Del resto, ti trovi nelle migliori condizioni, se -come voglio credere -hai trovato un lavoro redditizio: cioè, di non dover correre rischi che son propri d'un giovane quand'è scapolo o senza responsabilità di una famiglia: e delle migliori condizioni fanno parte quelle ore di libertà che ti restano appena finisce il lavoro quotidiano. Mi sbaglio?

Scrivimi quando vuoi, e parlami di te. Mi piace seguirti da lontano ora che hai tutta la mia stima. E tanti cari saluti dal tuo de Libero. »

29/8/1966

«Mio caro di Biasio, debbo contare sulla tua indulgenza, per un silenzio così lungo che forse t'avrà dato a sospettare di una mia dimenticanza ormai lontana dal possibile risveglio. Ma è vero che la tua lettera dello scorso maggio arrivò proprio nel momento in cui davo inizio ai preparativi per il trasloco dal Vignola a Via Perugino 4 (sempre nello stesso quartiere, prima di Ponte Milvio); nonostante gli aiuti, ho dovuto far tutto da solo per mettere in centocinquanta casse i libri che in tanti anni s'erano ammucchiati in ogni angolo di quelle tre stanzette che tu pure ricordi. Non è stato un lavoro né breve né facile, ma piuttosto lunga e complicata è stata poi l'impresa di sistemazione sia nelle librerie che ricoprono le pareti di una intera stanza che nelle altre librerie sparse nei corridoi: la necessità era di poter ricordare dove si trovi ogni libro che m'occorrerà, sicché ho dovuto seguire un criterio che ha richiesto una pazienza e lentezza senza fine. E solo la notte scorsa ho finito di completare il mucchio delle scatole vuote, accantonate in una grande terrazza, in attesa d'un tale che venga a ritirarle. La casa, da metà giugno in poi, era ridotta a un magazzino polveroso; e ora soltanto essa comincia ad acquistare i primi segni d'una fisionomia, ma occorrerà non meno d'un anno per una rifinitura pressappoco totale. È una casa di cinque stanze, con tre lunghi corridoi e una grande terrazza (80 mq) aperta in cielo al settimo piano, l'ultimo d'una palazzina. Sono certo che mi ci troverò ottimamente, e ho perfino dimenticato l'altra, benché vi abbia trascorso trentanni di vita.

Una premessa così lunga valga a darti una ragione di tanto silenzio, ma è pure un modo di darti mie notizie. E devi credere che di tanto in tanto un serpentello di rimorso veniva a mordermi in petto col pensiero di darti a dubitare d'una fedeltà alla tua amicizia. Perciò, una volta per tutte, vorrei pregarti di voler sempre dare il miglior significato a quegli intermittenti silenzi che ti sembrino mutare i nostri rapporti; e sta certo che quella stima di cui t'ho dato segno in pubblico, ha finito per generare una amicizia schietta e calda.

Non sto a dire quanta partecipazione di cuore ebbi per il tuo strazio di allora a proposito della scomparsa di tuo padre: è un dolore che io pure conosco e non mi sono mai consolato. Accadde anche a me alla tua stessa età, e finì la gioventù, ma cominciò la vita dell'uomo ormai alle prese con tutti i problemi, però è vero che la vita è ancora il miglior dono che Dio abbia a noi assegnato con una generosità senza limiti. E, intanto, i nostri cari tornano a vivere con noi per scomparire soltanto con noi stessi: si tratta soltanto di sentirli come una forza protettiva, come uno stimolo a fare qualcosa di buono, e tu hai la poesia dalla tua parte.

Cerca di non avvilirti per una momentanea o più lunga attesa di tornare alle tue carte: se le radici sono profonde, l'albero tornerà a fiorire nonostante la siccità: c'è un verso del poeta francese Paul Veléry che può spiegarti la condizione attuale del tuo animo: "Ogni atomo di silenzio è la fortuna d'un frutto maturo". Non disperare, dunque, non aver fretta: stai accumulando esperienze tali che non ti priveranno certamente di quel traffico di emozioni e di pensieri che presto o tardi prenderanno forma compiuta. Quando non si lavora, si produce in noi un fenomeno di depurazione e di decantazione che finiscono sempre per bruciare il peggio di ciò che si sarebbe creato. Intanto, è necessario che tu consolidi il più possibile il tuo stato di vita quotidiana, ovvero quel retroterra di tranquillità che ti consenta a poco a poco di disporre il tuo tempo libero in modo che te ne resti quel tanto da crearti uno spazio tutto per te nel quale tu possa quotidianamente "abitare con te stesso ". Per il momento, cerca di leggere più che puoi o come puoi: è il miglior esercizio per allenarsi, un conforto impareggiabile durante gli spasimi dell'attesa.

Hai ragione, e scusami, se non ti ho mandato l'elenco dei critici: lo troverai in un foglio a parte (1), così potrai spedire il tuo libro. Ti accludo un giornale che pubblica una recensione, e la lettera dell'autrice che ti servirà per darle segno di ricevuta, io l'ho già ringraziata.

E inutile raccomandarti di scrivermi quando vuoi e senza impaccio né timore: avrò sempre piacere di risponderti, sia pure con qualche ritardo, anzitutto di sapere tue notizie. Che lavoro fai? Hai stretto qualche amicizia buona? Hai trovato qualche paesano bravo e intelligente? Raccontami di te, se ti piace. Credimi il tuo aff.mo de Libero.»

31/12/1967

«Caro di Biasio, perdonami, se non ho ri- sposto a una tua lettera di tempo fa. La volontà era di stare un poco con te, poi gli impegni me lo hanno impedito, ma è vero che di tanto in tanto il pensiero andava fino a te, credimi. Giorni or sono, ho incontrato l'amico Macrì, lo scultore che vive spesso a N. Y., e mi ha detto che al suo ritorno cercherà di vederti.

Come stai? Che fai? Scrivimi, e parlami di te. Mi farai piacere. Ti ricambio gli auguri per un 'annata di salute e di lavoro, con buona amicizia. Tuo de Libero.»

9/2/1968

«Mio caro di Biasio, ti prego di scusarmi i miei ripetuti e lunghi silenzi. Il cuore vorrebbe scriverti di tanto in tanto, ma il tempo mio se ne va, tra la scuola e gli impegni di lavoro, tutto quanto; e me ne resta sempre poco per i piaceri che sarebbero numerosi. E lo stesso mio lavoro finisce per soffrirne. È un anno che vado rivedendo le mie poesie di questi ultimi dieci anni, e sono appena alla metà del lavoro. Ma tu puoi scrivermi quanto ti pare e piace, e non pensare mai di infastidirmi né d'essere nel numero delle persone trascurabili: fai torto alla nostra amicizia che è sempre viva dalla mia parte quanto dalla tua, allo stesso modo di tenerezza. Stanne certo.

Mi piace di sapere che ti tieni al corrente delle vicende letterarie del tuo paese, e altrettanto delle mie e con non poca commozione. Peccato che sia ancora lontana la possibilità di ristampare le mie raccolte che sono da tempo esaurite, ma è mia decisione di farlo non appena saranno uscite le due raccolte inedite: una con le poesie del "45-56" (già pronta) e l'altra in revisione che dovrebbe uscire a fine d'anno, mentre preferisco stampare la prima qualche tempo dopo, e le ragioni sono tante (del resto, essa contiene poesie già edite in giornali e riviste in quel decennio). Ti sono gratissimo per l'interessamento che mi porti, davvero.

Sono lieto di saperti operoso, sia in poesia che nel racconto di cui mi parli, e del quale sono curiosissimo, come puoi immaginare. Forza, dunque, forza, non stancarti, non scoraggiarti; e mandamelo a leggere appena lo riterrai compiuto. Comprendo il tuo stato d'animo in quel sentirti esiliato in mezzo a gente che non ti capisce e ti corrisponde con freddezza: ma tu cerca anzitutto di apprendere bene l'inglese, cerca di trarre ogni guadagno da questa esperienza: frutti non mancheranno più tardi, profitta del tuo tempo libero, non lasciare chiusa la porta agli avvenimenti quotidiani: forse è la tua scontrosità (e io l'apprezzo) che ti priva del calore dell'amicizia, ma tu aiutati a superare gli ostacoli col vincere ogni ritrosia. Conosco la vita americana da quel tanto che leggo nella letteratura contemporanea quanto in quella tradizionale: nonostante lo sete di ricchezza e l'atroce maniera di vivere e lo più atroce guerra nel Vietnam, l'America è un grande paese al di là della sua sporca politica, lo sua strepitosa crescita tra efferatezza e operosità finirà per concludere felicemente nella maturità e nella pace: lo mia certezza è questa. La potenza del bene e del male è la stessa, e da quella lotta non potrà mancare lo vittoria al bene, come insegna l'espe- rienza millenaria dell'uomo ovvero dell'esistenza umana. E quella potenza è la stessa tanto in America che in Russia: malate, ciascuna d'una propria malattia nel crescere, non sarà lo vittoria dell'una sull'altra a determinare un mutamento della condizione umana, bensì lo guarigione delle loro particolari malattie di cui ciascuna va sperimentando ogni danno o pericolo allo stesso modo. È da questa alternativa che dovrà il mondo trarre salvezza: dico un 'alternativa che dovrà per forza aver fine, e ricomporre finalmente una unità spetta a quella inevitabile fine, e questa fine non potrà mancare.

Coi più cari saluti del tuo de Libero.»

18/4/1968

«Caro di Biasio, anche a te gli auguri per lo Pasqua, e grazie per i tuoi. Mi piace di più, tra le due poesie, "Senza autunno ": c'è più invenzione, l'altra è più legata alle altre degli scorsi anni. Spero di riuscire a pubblicarla in qualche rivista, ma abbi un po' di pazienza. Continua, cerca di lavorare un po' al giorno, sempre, per non perdere il filo. In "Senza autunno" c'è un rimpianto, oltre che dell'infanzia, anche del paese perduto. Vorrei sentirci l'America dentro, vorrei vedere il paesaggio americano o nuovaiorchese dentro le nuove poesie: beninteso, senza lo più facile nostalgia che, del resto, non è ancora una tua debolezza, e bisogna starci attento. Forza.

Non ringraziarmi se ti scrivo, e non chiamarmi 'professore" (1), e di che poi? professore con te? No, sono un amico, soltanto. E non basta?

Gli avvenimenti nelle università sono ormai universali: dall'est all'ovest, dal nord al sud: non leggi i giornali? Nei paesi comunisti chiedono libertà, negli altri paesi che sono liberi chiedono riforme più profonde nella società e, anzitutto, nell'insegnamento che è ormai scaduto nell'accademia. C'è il solo pericolo dei comunisti che cercano d'inserirsi subdolamente nella potestà dei giovani: lo libertà è un dono prezioso e va difesa con tutte le forze.

Cerca di scuoterti, di trovare nella poesia una sostituzione alla meschinità del vivere quotidiano, e goditi il vivere più che puoi. Non abbatterti, non respingere le provocazioni, sia pure dolorose, che ti vengono dall'esistenza americana, fanne un guadagno di poesia. Affettuosamente, tuo de Libero.

P.S. Per "Non c'è pace tra gli ulivi", a parte il ricordo della tua terra, non trovi che è tutto falso e retorico?»

14/6/1969

«Caro di Biasio, forse mi sono spiegato male, a proposito del paesaggio nuovaiorchese o della tua vita americana che ancora non "sento" nella tua poesia d'oggi. Volevo dire che non "sentivo" niente della tua esperienza nuova, ovvero di quegli urti che tu vai subendo in mezzo a una vita così diversa dall'altra vissuta nel tuo paese. Certo, la poesia è sempre memoria, e infatti in quella poesia "Senza autunno a New York" (l'aggiunta è mia) fa da trama e da motivo il ricordo dell'autunno e di quei primi sentori dell'inverno e della maglia che ti chiudeva sotto il mento tua madre: e, qui certo, oltre che il rimpianto di quell'autunno e della fanciullezza, c'è pure la realtà d'un autunno americano che non è più quello italiano. Non volevo dire, no, che tu dovessi così presto, troppo presto, uscire dall'adolescenza che ancora dura in te, né forzare il tuo passo verso quell'uscita: semplicemente, credo che tu corra il pericolo di startene troppo chiuso in te come in un bozzolo che ti impedisca di guardar fuori e di affrontare quegli urti del tuo vivere nuovo: certe perdite sono necessarie per poter guadagnare a poco a poco quei profitti che, per essere nuovi, rinnoveranno anche l'andatura dei tuoi versi o della tua stessa poesia. Beninteso, io parlo della fine d'un periodo e l'inizio del nuovo: la fine dell'adolescenza e l'inizio della gioventù, ma è vero che si tratta d'una vicenda che ha bisogno di tempo e di una esperienza perché trovi lo sua naturale espressione. Tuttavia, penso che occorra tentare, e ogni fallimento d'una prova andrà a beneficio della prossima: sono proprio gli errori che rafforzano o determinano talune capacità. La poesia è sempre l'attesa d'un evento, ma all'attesa ci si prepara, anzi ci si sollecita attraverso gli stimoli d'ogni momento.

Per un consiglio di letture: non è facile perché in librerie americane non si trovano -penso -le edizioni "Lo Specchio" di Mondadori che raccoglie poeti italiani e stranieri col testo originale a fronte. Se tu mi fai sapere che si trovano, ti manderò l'elenco con le scelte mie e tu farai le tue. Statti bene. Coi più cari saluti del tuo de Libero.

P.S. Ho dato la tua poesia a "Origine" che già pubblicò una tua poesia. Ma uscirà in autunno.

La morte di Bob Kennedy ha provocato anche in Italia un orrore indicibile, come già era accaduto per Luther King: l'odio trabocca d'ogni parte, nel mondo, e mai, come oggi, le sue vittime furono così spietate, e in America non si contano nemmeno più.»

11/1/69

«Carissimo di Biasio, auguri anche a te, tanti, di salute e di lavoro, e auguri particolari per il nuovo figlio, alla tua famiglia. E sta sereno, e trova fiducia nella tua stessa solitudine, in quel poco o molto che ti dona di tanto in tanto la poesia. È proprio da questa condizione di esistenza monotona e senza scampo che devi trarre una provocazione o uno stimolo a dirla, a raccontarla, a significarla. Anche l'assenza d'ogni sorpresa può mettere in moto la fantasia: infine, la poesia è sempre la sostituzione di tutto ciò che manca o che si desidera invano.

Sono lieto di sapere del premio "S. Domenichino" che hai ottenuto. Non disperare mai, e sappi attendere con pazienza l'arrivo dei versi. Coi più cari saluti del tuo de Libero.

P.S. Non è uscito niente di mio, ancora. Dentro l'anno o l'anno venturo. »

5/3/71

«Caro di Biasio, ricordo che avevi parlato, l'estate scorsa, d'una nuova raccolta di versi che andavi preparando: puoi mandarmi il dattiloscritto. Penserò a un amico, poeta o critico, per la prefazione che tu desideri, e spero di ottenerla,' consegnerò io stesso il tuo testo a chi accetterà l'incarico, e tu dovresti mandarmi anche due copie dell'altro volumetto. Quanto all'editore, questa volta non posso rivolgermi a Rebellato: non gli ho dato il gruppetto di poesie che gli avevo promesso, perché i miei impegni con Mondadori non me lo consentono, ho un contratto in esclusiva con lui. E non potrei trovare un altro editore disposto a stampare i tuoi versi. Dico un editore dignitoso come Rebellato, e non v'è che lui solo persona onesta nel campo dell'editoria a pagamento, e nel tuo caso fu davvero generoso. Gli altri sono dei cialtroni e affaristi e avventurieri che vivono bene alle spalle dei poveri dilettanti per lo più, ed è raro che si rivolgano a loro quei poeti che valgono e non sanno a chi chiedere aiuto, e i critici ne diffida- no, perciò ti consiglierei di escludere costoro.

Comunque, appena avrò letto i tuoi versi, e li avrà letti anche l'eventuale prefatore, vedremo il da farsi.

Purtroppo, "Sono uno di voi" è uscito in edizione numerata per un editore per bibliofili, e, poiché mi ha pagato ogni diritto, mi mandò soltanto cinque copie. Costa caro: L. 12000. L'editore è Alberto Tallone -Alpignano (Torino), e credo che abbia ancora delle copie in vendita. Tra un paio di anni uscirà da Mondadori, che ristampa insieme ad esso tutte le mie poesie dal 1930 in poi con quel titolo. Alla fine di aprile uscirà il volume delle poesie inedite 1956-1970 nello "Specchio": "Di brace in brace", e costerà poco, potresti ordinario alla Rizzoli di N. Y. verso i primi di maggio, per non complicare le cose. Scusami.

A presto. Una stretta di mano, tuo de Libero.

P.S. Povero Mortimer Klapp: quanto mi dispiace lo sua scomparsa. Era un ottimo poeta, un vecchio amico, tradusse delle mie poesie con molta finezza. L'ultima volta che venisti a casa mia, ti parlai di una rivista "Forum Italicum" e volevo darti l'indirizzo del suo direttore. Vi collaborano studiosi di letteratura italiana, pubblica poesie italiane di contemporanei. Manda il tuo libro a questo indirizzo: prof. M. Ricciardelli -State University of New York ai Buffalo -Buffalo, N. Y. 14214 -con una lettera di accompagno. Nel caso che il Ricciardelli ti chieda qualche poesia, se non vorrà sceglierla nel volumetto, gliene mandi qualcuno delle inedite. Non parlarne al caro Incalicchio, perché lo metteresti in agitazione.

7/7/71

«Caro di Biasio, stavo per scriverti io. Il poeta Guglielmo Petroni ha letto 1"'Eternità breve" e "I nostri giorni", gli sono piaciuti e già sta scrivendo la prefazione che tu desideravi. N'ero certo, e me ne rallegro assai per te che meriti attenzione e stima. Mi consegnerà presto il testo e te lo spedirò subito, così potrai scrivere a Rebellato per chiedergli, anche a mio nome, il favore di stamparti il libro nuovo, avvertendolo che la prefazione sarà di Petroni, suo amico e già prefatore d'un bel poeta che lui stampò anni sono. Ma forse è meglio che tu gli scriva subito, e, se accetta, gli spedirai i due testi. Quanto al titolo, penso che potresti sostituire 'nostri' con 'miei': "I miei giorni", è un bel titolo. Che ti sembra?

Perché mi domandi se abbia importanza il tuo giudizio sopra "Di brace in brace"? Ne ha moltissima, parlo schietto. Tu sei un poeta, infine, e tengo in gran conto il tuo interessamento al mio lavoro. Devi anche tu persuaderti che modestia e immodestia sono da scartare allo stesso modo, conta la responsabilità del proprio fare dinanzi a se stessi e poi con gli altri. Mi fa piacere la buona impressione che hai ricavato dalla lettura di quelle poesie. Sì, è dedicata proprio a Fondi quella "Letterina". Hai ragione, rancore e amarezza mi hanno allontanato da un paese che ha provocato precocemente l'origine della mia poesia, ma (?) per i compaesani -tranne le rare e naturali eccezioni, si capisce -che ho in spregio, perché incivili, arroganti e presuntuosi. E basta così.

Non preoccuparti per M.: del resto ha accettato benevolmente la mia risposta e mi ha perfino ringraziato. E perché avrei dovuto toglierti stima e amicizia? Non sono affatto deboli da dover crollare a un soffio di vento, stanne certo. Statti bene e tranquillo.

Partirò verso il venti luglio, e il mio indirizzo sarà: 03010 Patrica (Frosinone). Un 'affettuosa stretta di mano, tuo de Libero.

P. S. A vrai l'indirizzo di Petroni per scrivergli i tuoi ringraziamenti. M'interesserebbe conoscere l'indirizzo di Rocco d'Ettorre, figlio d'una mia cugina: si trasferì in America a N. Y. prima della guerra coi genitori, è un sarto. Il fratello Peppino, calzolaio, vive ormai in Australia dove fa il commerciante di pellami. Naturalmente vorrei sapere se è ancora vivo, mi auguro che sì. Puoi informarti presso i nostri paesani della colonia novaiorchese ?

19/5/73

 «Caro di Biasio, rispondo appena letta la tua lettera. Intanto ti consiglio, scrivendo l'ultima volta a Rebellato, di pregarlo, nel caso che lui non voglia pubblicare il tuo nuovo libro, di restituire il dattiloscritto a me, non senza esprimergli il tuo rammarico per il fatto di non aver potuto ricevere almeno due righe di risposta alle tue lettere, sia pure per dirti che non poteva pubblicare il tuo libro, e alla mia e all'altra di Petroni. T'ho già promesso che, al mio ritorno da Patrica a fine autunno, mi darò da fare per trovare l'editore, sta tranquillo: e tu lavora, così potrebbe aggiungersi qualche altra poesia alla raccolta già pronta.

Quanto al giradischi che io desideravo acquistare, considerando che non si trova quello di formato piccolo che avrei voluto e che i tipi che tu mi descrivi hanno la radio che io detesto, ho deciso di ripiegare su altro modello in vendita a Roma. In più si evitano tanti fastidi a te e la complicazione di mandarmelo a mezzo di qualcuno. Trattandosi d'un apparecchio, quale è quello K.L.H. che tutti mi dicono ottimo in ogni senso, non avrei badato alla spesa; e vi rinuncio con rammarico. Mi dispiace soltanto d'averti scomodato per niente di fatto, e cerca di scusarmi.

Non credo affatto che tu debba ridurre le tue aspirazioni sopratutto  nel fatto di continuare a scrivere poesie. Semmai devi importi più che mai la fedeltà alla tua impresa, mettendo in opera la migliore energia per essa e consumando in essa tutta la fiamma delle tue aspirazioni. Fa della poesia la sostituzione di tutto ciò che ti manca, del resto la poesia non è che una sostituzione: il vivere per scrivere è lo stato o una condizione di privilegio quando si abbia il coraggio di contraddire a tutto ciò che abbia un valore provvisorio di benessere, è un modo di esistere in profondità e con ragioni impareggiabili di salvezza. È proprio dalla rinuncia a tutte quelle soddisfazioni materiali per cui gli altri uomini si battono e crepano, che il poeta guadagna amore massimo alla vita: amore non esclude dolore, si sa: non fanno soltanto rima, sopratutto provocano la conoscenza di vicende che risarciscono ampiamente delle forti perdite.

Lo studio della lingua inglese, che tu mi dici di sapere sia pure discretamente, ti consentirà di conoscere i grandi poeti contemporanei americani e inglesi, anche gli antichi, che tu sceglierai a piacer tuo, con un amplimento al tuo territorio mentale. Forza, dunque. E dammi buone notizie a tal proposito. E chissà che a poco a poco, se t'assista la volontà, più paziente, tu non riesca a scrivere versi in inglese! Intanto, la lettura dei poeti inglesi arricchirà il tuo lessico italiano e ti offrirà finalmente l'occasione di sperimentare tecniche del tutto nuove. Statti bene e coraggioso. A presto. Grazie di tutto. Affettuosamente, tuo de Libero.»

20/7/73

«Mio caro di Biasio, scusami e perdonami un silenzio così lungo. A parte gli impegni costanti delle giornate che in città se ne vanno in fumo come fasci di tronchi secchi, il mio silenzio è stato solo un continuo rimando a domani per l'attesa di trovare finalmente l'editore che ti stampi le poesie. E tu leggi qualche giornale italiano, penso, e sai che la crisi economica qui è stata sempre al colmo e tuttavia continua, sicché sono passato da un rifiuto all'altro soltanto a causa dei costi d'un libro sia pure piccolo di mole,' e, poiché io voglio non farti spendere un soldo solo (un libro di poche pagine come il tuo stampato da Rebellato oggi costa dalle 200 alle 300.000), per forza sono costretto ad at- tendere e a fare attendere te. Questa è la realtà, e bisogna stare ad essa senza sgomenti. La speranza è che si esca fuori da questa crisi che tiene fermi tutti gli italiani, e così non sarà difficile, io credo, accontentarti. Devi aver pazienza nell'attesa, e non pensare che io sia malato oppure stanco di darti credito: ormai siamo vecchi amici. li tuo plico è rimasto sempre sopra un tavolinetto accanto alla scrivania, e l'occhio ci va sopra di tanto in tanto come un sospiro.

Le tue lettere, stante lo sciopero postale durato per mesi, arrivarono sempre con un ritardo incredibile, solo l'ultima del 2 giugno è arrivata il 29 giugno. Tutto qui.

Ho avuto anch 'io un 'annata piuttosto difficile in ogni senso, e spero di combinare qualcosa ritirandomi a Patrica che è il vero paese mio, infine vi andai che avevo pochi mesi e vi restai fino ai ventanni, e ce ne andammo nel '25 perché mio padre non fascista fu costretto a tornare a Fondi,' ora stanno per inaugurare un edificio scolastico intestato al suo nome. Fondi per me è un ricordo sbiadito, è dal '58 che non ci vado né vi andrò più, io credo. Statti bene, e dammi tue notizie. Affettuosi saluti, de Libero.»

L'ultima parte della lettera mi lasciò nella meditazione, mettendomi nell'anima una malinconia sottile. Essendo orgoglioso di un de Libero fondano, le sue parole che rigettavano il paese nativo mi giungevano come pugnalate

(e lui sapeva benissimo che ci tenevo assai che ricordasse qualche volta l'antico amore per Fondi, almeno per farmi piacere).

Riportai le mie sensazioni in proposito in una lettera di qualche giorno dopo, il 28 agosto egli rispose:

«Caro di Biasio, (non attribuire mai significato alcuno ai miei silenzi né scoppi di malattie.) ti rimetto la copia della prefazione del nostro Petroni  che attende pure lui affettuosamente l'uscita del tuo libro. Penso che non vorrai pub- blicare in qualche rivista queste pagine, debbono restare inedite, non conviene. Frattanto cerca di rivedere -sono passati degli anni -e migliorare ancora le poesie e di aggiungervi qualcuna se ne hai.

Perché non occupi il tuo tempo libero, anche se poco, con l'esperienza della prosa? Sarebbe utile e proficua. L'autobiografia d'un espatriato in U.S.A. con tutte le scoperte e sorprese e delusioni di chi vive alla periferia d'una città spropositata e crudele come N. Y. e la sente estranea, anche per la promiscuità (italiani compaesani e no, emigrati d'altra origine) non senza un riferimento alla civiltà, e barbarie d'un continente come l'America. Da scrivere con un periodare semplice e con quella naturalezza che è propria alla tua poesia, trattenendo l'impeto e la commozione per raggiungere un'asciuttezza estrema. Dovresti anzitutto tracciare il sunto d'ogni capitolo, sicché tu possa seguire un itinerario dritto e preciso nella stesura del racconto avendo già in mente l'insieme. Pensaci. Andresti a ritroso nella tua realtà americana, dalla partenza da Fondi all'arrivo a N. Y.,' penso che varrebbe la pena provare. Una pagina al giorno, senza fretta. Come stimolo, e prima di dare inizio a un 'esperienza così fondamentale, ti consiglierei la lettura dei racconti di Anton Cecov (edizione Sansoni) e di Melville ( Einaudi).

Quanto al mio distacco da Fondi, è una vicenda del tutto naturale. A pochi mesi dalla nascita la mia famiglia mi portò a Patrica, e vi restai sino ai ventanni, quando le persecuzioni fasciste costrinsero mio Padre  a ritornare al paese natio, dove ifascisti locali lo perseguitarono fino alla morte. Le mie prime parole furono in dialetto patricano, la mia poesia è sbocciata tra i tufi di quelle colline e montagne. Nel cimitero riposano mia Madre, unfratello (ovvero quello di "proprio un mattino d'aprile") due sorelle e un fratello mòrto nascendo, e vi porterò anche mio Padre e un 'altra sorella. Il mio tardivo trapianto a Fondi è fallito, perciò sono un rigetto di quell'operazione non riuscita. Infine la popolazione di Patrica unanimamente ha spinto l'Amministrazione Comunale a intestare una scuola elementare a Francesco d.L. per onorarlo. Il resto è un silenzio che ha suggellato per sempre la fine di un 'epoca mia e della famiglia. A vrai notizie di me di tanto in tanto. Statti bene. Tuo de Libero.»

Quanta tristezza mi portò lo scorcio finale di questa lettera! Era dunque vero che ormai sentisse così tanta avversione per il nostro paese, il paese dove, infine, era nato? Tanto da asserire che la «sua poesia era sbocciata tra i tufi di quelle colline e montagne», quando in un'altra lettera mi aveva scritto che quel paese (Fondi) «aveva provocato precocemente l'origine della sua poesia»? Che sentisse un sincero attaccamento a Patrica è fuori dubbio, non avrebbe altrimenti scritto che «le sue prime parole furono in dialetto patricano». La chiave appena smarrita mi parve affiorare tra le righe di "Letterina a F.". A questo punto, nei suoi confronti, spontaneamente mi chiusi in un mutismo grave, quasi sentissi da me più lontano un amico che prima di tutto, e con fierezza, ritenevo appartenesse allo stesso luogo d'origine. Ma non sentivo assolutamente una minima forma di rancore: era la mia guida spirituale, oltre che poetica, e non si può non essere legati a ciò che costruisce sé stessi. In fondo, aveva pur amato Fondi se tutta la prima parte della sua poesia ne era intessuta. Solo a Natale mi rifeci vivo: ed egli ricambiò con una cartolina speciale raffigurante piazza S. Pietro nel settecento. Oltre agli auguri vi erano scritti due versi che non so ancora se li avesse composti per l'occasione o se li avesse soltanto riportati: "Anima nutrita d'incensi rancidi/ corpo grandioso in putrido vaso. (Roma)"

Nella primavera del 1979 un amico mi chiese di dargli una mano nel portare avanti un premio letterario di sua iniziativa, mano che accettai di dare di buon grado. Parlando di de Libero, il quale mai aveva avuto un riconoscimento ufficiale da parte del Comune di Fondi, pensammo di offrire al Poeta una medaglia d'oro per i suoi meriti letterari: avremmo potuto invitarlo a presenziare la cerimonia di premiazione che sarebbe dovuta avvenire in autunno, e in quell'occasione lo avremmo onorato.

Scrissi a de Libero ed egli il 29 settembre così rispose alla mia lettera:

«Caro di Biasio, ti ritrovo tranquillo e ricco di iniziative letterarie. Hai dunque accettato lo vita in maniera naturale e ricca di prospettive. Insomma sei uscito dalle secche malinconiche per darti coraggio finalmente nel fare e nel dire. Ti prego perciò di assolvere i tuoi compiti di poeta. Purtroppo le mie disponibilità non sono tali da poter contentare lo tua amicizia devota che mi è cara, e tu conosci lo stima che ti porto. Tuttavia non me lo sento di presenziare lo cerimonia dei premi. Ormai sono lontano da Fondi anche per non perdere tempo. La mia seconda vita ha subito un mutamento totale, e non torno indietro. E Fondi è soltanto un ricordo della mia famiglia e niente più. Le soperchie- rie che ha patito mio Padre ai tempi dei fascisti restano tuttora una piaga ancora aperta, e non voglio guarirla. Sono grato a quei pochi amici che mi onorano con stima e affezione. Per il resto è Patrica il mio Paese dove mi portarono a un mese di vita. Non dispiacerti se questo rifiuto ti sembri odioso e non grato a te amico. Infine è vero che tre persone mi rifiutarono di avere una casa negandomi le aree che avevo scelto, e mi sentii sfrattato. Senza rancore, beninteso. E mio Padre deve ancora amare il suo paese, inutilmente. Non avertene a male. Una stretta di mano amichevole, tuo de Libero.»

Dunque, nessun motivo sembrava far recedere de Libero dalla sua decisione di non rivedere quella che un tempo era la sua "Creatura celeste".

Me ne crucciai tanto. Ma la sua lettera mi aveva anche dato conferma del deterioramento avvenuto in lui: la calligrafia quasi non si riconosceva più, tanto era volubile. E m'intenerii per l'Uomo che volgeva al declino, per l'Aquila che giorno dopo giorno stava perdendo la forza di aprire le ali e volare.

In autunno, poi, morì il fratello Vincenzo e gli feci le condoglianze. Con un bigliettino mi ringraziò il 24 dicembre di quell'anno, 1979:

«Grazie caro di Biasio per la tua partecipazione al mio dolore e tanti auguri per l'anno nuovo. Libero de Libero. »

 

Fu l'ultimo scritto avuto da lui. Ma l'ultima volta che lo vidi fu un giorno del 1980: era tornato a Fondi! Una persona di famiglia lo accompagnava, e quando gli andai incontro e gli strinsi la mano mi resi conto che un velo di nebbia avvolgeva la sua memoria: dovetti ricordargli il mio nome, al cui suono parve scuotersi, per cui mi fece le scuse dicendo che non ricordava più. Lo vidi poi allontanarsi per il corso, con lo sguardo che vagava in alto tra le case, come se si beasse a rincorrere chissà quali ricordi. Aveva raggiunto, credo, la sua pace interiore.

Poi è storia comune della fine di ogni uomo.

Dal luglio del 1981 il cimitero di Patrica accoglie le sue spoglie: e chissà se veramente riposano, sapendo che le sue ultime volontà erano di essere sepolto a Fondi .

Forse non avrò «assolto i miei compiti di poeta» come lui voleva, e spero che di là non me ne voglia se ho pubblicato queste sue lettere: ma l'intento era di fame emergere la sua rara sensibilità, e spingere a meditare come a volte Uomo e Poesia possano convivere per tutta la vita.

 L'altra regione

(a Libero de Libero)

 

Da quando hai mutato regione
non vi è vento fuggente dai giorni
che da te passi,
né lettera sa dove trovarti.

Il paese è una bocca cucita
per il tuo ascolto
e neanche un messaggio sconfina
dal cerchio interrotto di colline.

Ma crollato è il castello di silenzio
che il tuo nome chiudeva
e pagine in fuga ora vanno
per l'aria lucente, come ali
tenute da sempre prigioniere.

Hai mutato regione.

Stamane l'alba mi ha sorpreso
in un giardino pensile:
dagli alberi un canto saliva
a collegare l'uomo
con l'infinito,
e ho sentito l'io trasmigrare
al tuo nascosto cielo senza stelle.

Poi viva si è fatta
l'ombra dei rami
sugli spazi di terra.

 

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