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La sua poesia
(Anna Maria Scarpati)

Raffaele Carrieri così descrive Libero: "Ha il profilo malinconico della campagna romana. Se si muove è un'altra cosa. Bisogna ricorrere al repertorio degli stili. La voce è rococò, la testa barocca, le maniere neoclassiche"; e Libero Bigiaretti: "Fra tanta varietà stilistica c'è un carattere difficile".
Il mio cattivo carattere non ha mai fatto male a nessuno, mentre il buon carattere di altri mi ha procurato danno, risponde de Libero.
Nell'antologia garzantiana leggiamo che "i suoi padri li possiamo trovare tra Valéry e Ungaretti" e Libero precisa: .alle spalle di un poeta c'è sempre qualcuno, ma egli ripercorre in maniera singolare i motivi della poesia coeva e ben presto si rende padrone di un linguaggio musicale e puro, la sua poesia che, altalenando sui temi, lontananza, ricordo e solitudine, bene delinea la condizione umana riconquistando l'autenticità del vivere.
Per lui la poesia rappresenta un'apertura, una dialettica interna. Poesia come illuminazione che vive un rapporto luce-buio, che nasce e muore, poesia che si nutre della sostanza autobiografica.
De Libero è un capitolo a sé nella storia della poesia del Novecento; pur avendo partecipato agli stimoli di una grande stagione lirica si è distinto e separato dalle altre esperienze e ha costruito un discorso suo con estrema fedeltà.
Il messaggio della sua poesia è scovare radici e speranze e impotenze, trovare albe per poi ricacciarsi nella notte. La sua poesia ruota su tre punti: il primo è il sogno, il secondo è la contraddizione dell'esistenza, il terzo è ricerca costellata di utopie, fallimenti, frustrazioni. Il poeta afferma che la poesia è nascita e morte di se stessa, conquista di una verità e smarrimento della pienezza raggiunta.
Scrive Libero il 22 febbraio 1945: .Ho strappato una grande quant tà di poesie ritrovate tra vecchie carte,' dalla prima (la prima che io scrissi in lode d'una mia compagna di scuola Cleope Vallecorsa) a dieci anni e che mi costò ironie e dileggi graziosissimi da parte dei miei fratelli...) a tutte le altre che io scrissi tra il ventiquattro e il trenta".
Strappando quelle poesie Libero spera di dimenticare un'epoca terribile della sua vita. Ma noi non gli perdoniamo di aver distrutto un'intera raccolta di poesie scritte tra il '30 e il '32, una trentina che avevano per titolo "Geografie" quasi per liberarsi del passato e distruggere epoche intere della sua vita.
Ma che cosa è per Libero la poesia? Annota: "Alla parola poesia io dò lo stesso senso che a me dà l'uovo con la sua forma perfetta, col suo contenuto anch 'esso perfetto: una parola colma d'innocenza e di nutrimento.
La poesia è momento improvviso d'una parola, e nessuna sollecitazione potrebbe ripeterlo. La sua riuscita è sempre casuale, mentre surrogato della certezza è la speranza che continua una impresa probabile e del tutto assurda, ovvero micidiale, considerando i disastri morali che appassiscono la coscienza dei velleitari. E si ricomincia sempre daccapo per finire una poesia che non è mai quella voluta. L'esperienza aiuta a capire che bisogna fare una poesia e non a sapere come si debba farla.
La poesia è ispirazione? È cultura o intelligenza? È la tecnica? Non è nemmeno vita, semmai è nascita e morte di se stessa.
Vita e poesia debbono concordare strettamente, mancando l'una perirebbe l'altra. L'onestà in poesia è una delle tante cretina te che girano intorno a certe scrivanie, e sarà mai da consigliarla ai giovani, cominciò Mallarmée a dire che la poesia è "glorieux menzogne".
Poesia è saper attendere.
Il coraggio del poeta sta nel fatto di poter dimenticare che alle sue spalle si stendano in bella fila e ordine i creatori supremi intanto che il povero lui stenta a continuare la specie.
La poesia è la fine di una schiavitù, ma non è ancora libertà se essa rinuncia alla vigilanza assidua del potere politico che predilige e assolda i servi. E con l'aria che tira nei nostri immediati dintorni chi affermi che la poesia è un fatto privato, entra nella casa altrui e l'uscio non sempre aperto, rischia di passare per un esteta tardivo che disprezza l'impegno sociale e rifiuta il dialogo coi sacerdoti dell'augusto vero.
Non esistono poeti falliti, si tratta sempre di uomini non riusciti. con le idee sempre sublimi scrivono versi i dilettanti. Il poeta ama la cronaca quotidiana e non la storia maestra di sciagure, i suoi corsi e ricorsi gli sono fatali. Il poeta deve inventarsi una lingua da tradurre nella propria, tanto più che tutte le lingue sono ormai tradotte appena lui è nato. Spesso i mozzorecchi della critica attribuiscono a un poeta ascendenze in gran quantità e non poco a vanvera, più giusto è dire che la poesia è una ragazza squillo che fa all'amore con tutti i poeti, da Omero in poi.
Il poeta è l'estraneo che arriva sempre non invitato né atteso, si riconosce dal broncio che lo nasconde e difende.
Ma non importa essere grande poeta, basta soltanto che il poeta continua a scrivere i silenzi della propria solitudine (da "Confronto" 1983).
Libero de Libero voleva scrivere appunto un saggio sulla poesia per contraddire alle, più sciocche affermazioni di alcuni critici che in oggi pretendono di dettar regole ai poeti. Non ne ha avuto il tempo.
Ed io trascrivo questi pensieri trovati in foglietti sparsi: -La poesia è sempre una ricompensa alla disperazione del poeta che l'ha cercata invano.; -La poesia, infine è una droga che non ha bisogno di spacciatori per arrivare alla persona che ne attende una dose in cartina. No, la poesia non garantisce alcun beneficio intellettuale e morale al poeta. Platone non aveva forse bandito i poeti dalla sua ideale Repubblica.?; -Un poeta gioca sempre d'azzardo con le parole e i segni, con la sua stessa vita... quel gioco che egli spinge oltre ogni limite della resistenza". Roland Barthes distingueva in un prezioso e lontano articolo "poeti intransitivi e poeti transitivi. Questi ultimi si propongono un fine di cui la parola è mezzo" e musica dico io, ed emozione dico io, e commozione sapendo che Libero scrisse questo poemetto a 14 anni:


" I suoni hanno collane di nastri alle braccia timorose di spegnere l'aria accesa dai riflessi degli occhi, sospesi nel vuoto dove gocciola lento 'alito greve delle ore. In ginocchio si può anche finire di vivere, se una preghiera si spezza a metà, e non si può ridere più, se il canto scoppia dagli orli del cuore. L'aria appassisce nei fiori delle mani maturi screziati dal polline oscuro, una volta piegato il volto rimane scolpito nel vuoto, indifeso ricamo del tempo. Statua incisa ai confini del desiderio. Colpo che in mille lentiggini d'oro si screpola. Specchio velato da un bacio famoso. Anche la schiena è una cetra confusa dal ritmo. Dita ignote strappano corde, inutile le trecce umide di sonno trascolorato di gioia. I piedi tremano, rondini impazzite che cercano il nido nel vuoto.
Si finisce di vivere, se l'aria impallidisce, i sorrisi che colano bruti dagli occhi".

"E che funzione ha il poeta nella società di oggi?" chiede Claudia Basile in un intervista a Libero de Libero.
..La funzione più ovvia, la forza della "libertà" che è la "verità ". La verità contro la Storia. La Storia è ricca di massacri e infine ne soffre le conseguenze: la politica che è la peggiore nemica della poesia..
Su "Almanacco del Cartiglio" Libero scrive: Più di ogni altro uomo è l'artista che deve difendere la poesia e arte da ogni asservimento politico.
Ciò sia detto senza timore d'incorrere nella condanna e nelle proscrizioni così facili oggi che, a tutti i costi, si vorrebbero trasformare i luoghi dell'arte in una comoda sala di spettacoli pubblicitari e gli artisti in serventi addetti ai cannoni della politica.
Ogni partito, nessuno escluso, vuole imporre le proprie idee sull'arte (...) Ricordiamoci che l'asservimento di un artista permette ai tiranni di asservire più facilmente la massa degli uomini.

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