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Lunghi tralci...
Lunghi tralci, lunghi tralci mi
strinsero
mi chiusero braccia;
specchiavo conca notturna
d'acque montane, sapevo
le radici e le fonti, alla bruma
leggera passavano l'ombre
dei giorni, sorgevano i volti
fra la speranza e il dolore;
ed era tepore primevo
ritorno e infmita carezza.
Ma quando il risveglio
m'apre i mattini e mi posa
su le sponde della luce
reco un balsamo ignoto
un olio che mi fa dolci
le cose, in silenzio consuma,
e mi ridona il mondo
in risonanze, in memorie
(e indugiano i giorni in lenti
meriggi, in vesperi immensi).
Così vado fra gli echi le nuvole e i raggi,
non m'è straniera la spiga
della lavanda che brucia 1'aria
o il petalo bianco ai cespugli
furtivi di vento.
Dietro le colline respira
la stagione, scendono i declivi,
ed è cosi molle il cammino
sui viali dove le svolte
spengono l'ansia dei passi
che gli orizzonti fra i rami
svaniscono, sorgono ancora,
in abbandono di spazio.
Lunghi tralci, lunghi tralci mi strinsero,
mi chiusero braccia
ed era ritorno, promessa;
ma nella luce, nel giorno
ove inclino l'ore al canto
e va l'acqua fievole nella creta che brucia
serbo l'ombra serbo la malia:
mai tace il colloquio nascosto,
mai posa la voce segreta. |
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