Da quando hai mutato regione
non vi è vento fuggente dai giorni
che da te passi,
né lettera sa dove trovarti.
Il paese è una bocca cucita
per il tuo ascolto
e neanche un messaggio sconfina
dal cerchio interrotto di colline.
Ma crollato è il castello di
silenzio
che il tuo nome chiudeva
e pagine in fuga ora vanno
per l'aria lucente, come ali
tenute da sempre prigioniere.
Hai mutato regione.
Stamane l'alba mi ha sorpreso
in un giardino pensile:
dagli alberi un canto saliva
a collegare l'uomo
con l'infinito,
e ho sentito l'io trasmigrare
al tuo nascosto cielo senza stelle.
Poi viva si è fatta
l'ombra dei rami
sugli spazi di terra.