Quel treno notturno
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Che
pena quel treno notturno
lungamente
sentito passare
senza
sosta in quell’ ora
nemica
al mio sonno.
Il
vento stanotte era un lupo
ululante
tra i tetti, batteva
lenzuola
distese
mordeva
persiane.
E
il suono ferrato veniva
e
sfiniva oltre la piana.
Che
pena. Eppure quel treno
non
era come quello atteso
per
tanti anni, che doveva
riportare
un fratello
chissà
dove finito
quando
anche l’ aria era in guerra:
quando
gli alberi dovunque
delusi
fiorivano sangue.
Mi
torna un fischio serale
limpido
nell’ eco, una fermata:
mio
padre nell’ attesa
cogli
occhi in croce rivolti alla fine
perversa
della strada.
Da
quel tempo ogni ritmo di vagoni
che
mi giunge nel buio è una pena.
Il
vento era un lupo stanotte.
Manfredo
di Biasio
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