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Canneto rovente

Prefazione

E' stata una bella sorpresa la poesia di Maria Cardi, anche se le parole calorose di un' altra poetessa di grande prestigio come Miranda Clementoni mi avevano anticipato che si trattava di versi autentici, nati sull' onda di un fervore umano e culturale ormai raro.

Da qualche anno a questa parte finalmente le donne che scrivono cominciano a trovare ascolto, possono affermare la loro presenza. Nel campo della poesia c'è stato addirittura un risveglio enorme, al punto che oggi la produzione libraria pubblica più testi di donne che di uomini.. Un segno dei tempi, che andrebbe dis- cusso e inquadrato storicamente anche per comprendere appieno presenze come questa di Maria Cardi.

Le sue poesie hanno delicatezza e stringatezza, s'impongono per i temi affrontati e per come questi temi vengono offerti, privi di parole superflue, di inutili addobbi.

Questo libro è nato e si svolge attorno a un argomento che affonda le sue radici nel mondo greco, in quello romano, in quello provenzale, in quello romantico. Si parla d'amore e, si sa, parlare d'amore è difficile, perché la banalità è sempre alle porte, e il risaputo è di casa. C'è alle spalle un peso immenso, i canzonieri più famosi da Saffo a Ovidio, dagli stilnovisti a Petrarca, dalle rimatrici del Cinquecento a Foscolo, a Leopardi, a Sbarbaro, a Lorca, a Hikmet, a Salinas hanno affrontato tutti i risvolti e tutte le sfumature del sentimento amoroso con pagine luminose e assolutamente eccezionali. Ma Maria Cardi non ha avuto timori riverenziali nei confronti di nessuno, ha seguito il suo impulso, il suo sentire e ha scritto col cuore.

Il risultato è stato questo volume che ci accompagna sottilmente nelle pene e nelle gioie, negli abissi e nei voli che Cupido sa dare.

Maria ha il dono della sobrietà, per dirla in termini chiari, sa cantare a voce spiegata, con accordi che ammaliano, che ci stringono nella morsa del sentimento e lo rendono parte importante della nostra corsa quotidiana.

Di solito i lamenti d'amore infastidiscono e irritano. Il lettore sente che la falsità o il vezzo letterario si sono incuneati e pretendono di sopraffare la genuinità. A Maria non è capitato nulla di tutto questo, anzi lei, anche quando ci racconta di tristezze lo fa con una grazia tutta particolare che rende lieve ogni cosa. Non so, lei parla di "muta arpa / di rancore", di "diluvio di solitudine", di "covone di grano nel mattino", per fare soltanto qualche esempio, e noi sentiamo che lei è capace di sciogliere i nodi intricati della nostra sensibilità portando la verso le fonti di un abbraccio che si fa dolcezza anche quando vibrano l'angoscia e il dolore. E' il tuono che certificherà il vissuto di Maria e naturalmente, di conseguenza, sull' onda del tuono avvengono mutamenti d'ogni genere.

Canneto rovente sembra snodarsi attraverso un itinerario apparentemente metafisico che nasconde molti dati sparsi a piene mani come coriandoli all'interno delle immagini e delle descrizioni. E' come se Maria sapesse tessere una lunga, infinita tela di passione e di promesse e conoscesse anche però tutte le conseguenze dell' amore quando perde, quando vince, quando s'illumina di nuovi traguardi, quando riesce a diventare vita concreta. Narra vicende "minime", si affida alle percezioni e ce le offre con la convinzione che davvero il gioco dell' amore ha riverberi aperti verso l' eternità: "Quale incauto sortilegio / quando la tua pelle // sulla mia affiora. Il Vincolo di allora / che sangue nel sangue / impetra. // Suggello nella roccia. //  Scruti / ed ogni forza vinci. // Amplesso in un letto / d'erba rovente. // Mancamento / che non trova fenditure // e il giorno scorre / e l'attimo è / eterno". Come vedete, è poesia aggrumata, che racchiude molto del mondo interiore di Maria, ma che sa parlare anche a noi tutti e ci sa suggerire come entrare nella magia dell'imponderabile.

Jorge Luis Borges sosteneva che per arrivare direttamente alla sensibilità del lettore non bisogna coprire mai le parole con eccessi di letterarietà, ma fare in modo che le parole si presentino libere dagli ingorghi dei secoli. Maria Cardi sembra obbedire all'invito del grande poeta argentino, ma sa anche aggiungere alle parole quel pizzico di musica antica che corrobora il ritmo e trascina nella danza delle emozioni.

Insomma, Miranda Clementoni aveva ragione quando mi ha segnalato questa poetessa dicendomi che nelle sue pagine avrei trovato delle perle. E sono perle nate dal bisogno di comunicare al prossimo il fuoco che la vivifica, perle di una collana forgiata da un'anima ricca e solatia, che anche alle ombre sà dare vigore: "Dall'ombrosa cupidigia / straziante la mia tenerezza // che l'anima tua non doma / ed io so che forse forgiasti / la mia soffocata libertà".

Poesia dunque spinosa e odorosa, lieve come una piuma e, a un tempo, pesante e corposa come il piombo.

Dante Maffia

 

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