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e per il suo impegno civile "…… la Costituzione è stata modificata inadeguatamente. Però se ci sarà qualcosa di interessante da discutere, farò di tutto per esserci."? Leggendo le lettere di Mario Luzi a de Libero mi commuovono le sue parole: "Sei una delle pochissime persone che abbiano mantenuto una dignità, e dico una dignità sostanziale, che faccia corpo, come si suol dire, con l'opera". L'ultima volta che lo vidi si festeggiava la sua opera di scrittore nazionale, non era ancora senatore della Repubblica ma quel poeta grande, con le sue idee e pensieri che fanno parte dell'incantesimo della parola, mi colpì. Creatore d'immagini, con la sua sensibilità intima e assorta, mi parve un investigatore dell'animo umano. Gli parlai di de Libero quasi per avere con lui un punto d'incontro e lui con la voce roca rispose: "L'arte del novecento è una grande cosa, ma è anche un grande imbroglio. Tipi come de Libero servivano proprio a questo, ad eliminare l'imbroglio. Lui era aderente all'emozione prima, della pittura, dell'arte, della poesia, ma era anche vigile che questa non venisse inquinata da fini secondi. Su questo faceva anche le 'partacce', aveva un carattere sacrosantamente angoloso". Mi lasciò il suo indirizzo con la promessa da parte mia di inviargli i miei libri che parlavano di de Libero e le sue lettere che racchiudevano un periodo della loro vita; glieli ho spediti da poco, troppo poco tempo, presa da un ingranaggio malevole del quotidiano che ti assorbe tuo malgrado. "Sono curioso", disse. Mi sorrise e fu preso dalla gente che lo voleva applaudire. Educato nel clima italiano ed europeo ermetista e surrealista, avverte a un certo punto del suo percorso poetico, la necessità di un incontro più chiaro con la vita attraverso la poesia. Nato a Castello presso Firenze nel 1914, si laurea nel 1936 con una tesi su François Mauriac. Con il gruppo degli ermetici: Bo, Magrì, Bitocchi, Landolfi, collabora a "Il Frontespizio", a "Letteratura", "Campo di Marte" di chiara matrice ermetica. La sua prima raccolta poetica "La Barca" (1935) si colloca senza dubbio nel clima dell'ermetismo e Giuliano Manacorda annota che il poeta fiorentino "per la tormentata e sempre qualificatissima ricerca poetica, per il lavoro critico d'accompagno è il rappresentante forse più verace e caratteristico". Nel 1940 "Avvento notturno", che comprende versi degli anni 1936-1939, costituisce l'apogeo della stagione ermetica luziana che certamente risente delle letture francesi, in special modo di Mallarmé e Rimbaud. La scelta innovativa delle raccolte post ermetiche la troviamo con le poesie di "Un Brindisi" (1946) che Luzi stesso definisce "una prefigurazione tra allucinata e orgiastica del dramma della guerra". È sempre più lontano dai moduli ermetici con "Primizie del deserto" (1952) e "Onore del vero" (1957) dove finalmente si registra una accettazione piena della realtà quotidiana. Nel 1959 la morte della madre ha dato un crisma di religioso dolore alla poesia di "Dal fondo delle campagne". Le raccolte degli anni sessanta vedono l'avvio di un processo di autocritica che si conclude con scelte stilistiche sempre più innovative. Il poeta penetra a fondo il senso della vita e del dolore, il rapporto complesso con la realtà contemporanea di un difficile punto fermo cui ancorare l'esistenza. Sono queste le tematiche che troviamo in "Nel magma" (1963) e "Su fondamenti invisibili" (1971). Anche nelle sue ultime raccolte "Per il battesimo dei nostri frammenti" (1985) e "Frasi e incisi di un canto salutare" Luzi non intende condannare la realtà visibile, ne soffre però fino in fondo: "C'è giustizia ma non felicità nella storia". Coraggiosamente Luzi ha inseguito nella sua lunga carriera una ricerca appassionata dell'esistenza e il confronto con le contraddizioni che tormentano l'uomo suscitano nelle sue poesie un dubbio ricorrente di grande fascino. Ricordo il suo sentimento religioso pieno di mistero, di dolore, di contraddizioni ma così sacro, e con sacralità io chiudo dicendo: "Poeta, riposa in pace". Anna Maria Scarpati |
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