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Miranda Clementoni

Parole Prigioniere

Quel grido lancinante, muto,
teso, come invocazione,
a vibrare sulle corde di una parola
impallidita dal dolore,
si frantuma fra rintocchi di campane.

Udivo la tua agonia
che, in quell’ora atroce,
segnava il tuo destino.

E dove la domanda, adesso,
scandirà sillabe prigioniere
per una risposta iniziata
poi persa piano, piano
nel mormorio di una preghiera
pensata nell’affanno?

Padre, fra tutti i padri
il più amato,
donasti insopportabili patimenti
inchiodandoti alle croci del mondo
perché, come Cristo,
prediligesti le spine
per accostarti al Verbo
in un annullamento totale.
Ora valichi i confini dell’Eterno
con la gioia persa in un sorriso.


Commento di Maria Cardi

Specchio della luce

Miranda, specchio della luce e dell’amore, alla parola “impallidita dal dolore”, apre il suo spirito quasi per condividere ed annunciare la triste agonia. Nell’affanno ci consola perché il nostro intendimento sia la preghiera, messaggera di Sua Santità e, nell’accettazione dei nostri patimenti, “come Lui “ riviviamo il Cristo. Il poeta,nell’espressa sensibilità, sembra voglia donarci qualcosa di molto più profondo di un messaggio e la sua inquietudine di fronte a questo grande evento è vedetta all’ascolto della parola “imprigionata” tanto da donarla a chi può perdersi nell’oscuro silenzio. Non depurati dalle spine della sofferenza, ci accosta a Cristo perché l’umana croce si perda nel divino. La voce profonda del poeta è carica di spiritualità lacerata da una realtà terrificante di un mondo inquieto. L’ autore cerca attraverso la passione di Cristo una rinascita collettiva e un conforto nella trascendenza divina.

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