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Lampadario

Era tempo di prediche e le chiese, la sera, erano affollate di fedeli. Ma non c'era promiscuità. Un corridoio lungo la navata centrale divideva due file di banchi, quelli degli uomini a destra e quelli delle donne a sinistra. Si era molto attenti alla separazione dei sessi, alla castità e alla purezza dei costumi. Non era possibile, purtroppo, impedire che tra l'una e l'altra parte si stabilisse una fitta trama di sguardi.

Gli occhi ci sono per guardare. Gli scettici insinuano che se le chiese, anche in tempi normali, erano ogni domenica molto frequentate, ciò accadeva, non perchè era più vivo il sentimento religioso, ma perchè il tempio di Dio era l'unico ricetto in cui, se pure alla lontana, i giovani di ambo i sessi potevano darsi un lecito convegno.

Era senza ombra di dubbio una calunnia!

Quella sera, la parrocchia di S. Pietro era più che mai gremita di fedeli. Imperversava dal pergamo un padre passionista, predicatore apocalittico, un Savonarola redivivo che cacciava fiamme dalla bocca, per bruciare, se non i peccatori, almeno il peccato che dilagava nel mondo. Aveva l'aspetto spettrale, ma affascinante, di un patriarca, più atto a servire un Dio da diluvio universale che un Dio di misericordia.

Il gregge tremava sotto il bastone del pastore che minacciava l'inferno. I giovani, maschi e femmine, avevano cessato del tutto il fuoco incrociato degli sguardi, nel timore di bruciarsi in esso, come le falene svolazzanti intorno alle lampade accese.

Richiamati dall'appassionata e reboante voce del predicatore che si faceva sentire anche nella piazza antistante, entrò in chiesa Gattomatto, alquanto brillo. Si fermò dietro gli ultimi banchi, a qualche passo dall'ingresso, a gambe divaricate, per tenersi meglio in equilibrio. Il suo sguardo fu immediatamente attratto da un lampadario che il parroco aveva avuto cura di far appendere all'alto soffitto, per illuminare maggiormente la chiesa e le coscienze, in occasione delle prediche serali del passionista. Il lampadario non si moveva: era assolutamente fermo e assolveva come poteva la casta funzione di far luce.

Ma, se era fermo il lampadario, non era altrettanto ferma la testa di Gattomatto, cullata dai fumi del vino e frastornata dalla voce tonante del frate. E così anche il lampadario si mise ad oscillare, destra -sinistra, sinistra -destra, come un pendolo.

 «Il lampadario si muove -farfugliò Gattomatto, accompagnando col dondolio della testa quello immaginario del lampadario. Lam-pa-da-rio! -sillabò più forte -lam-pa-da-rio!»

«In questa valle di lacrime -ammoniva la robusta voce del  predicatore -voi vi rifiutate di annegare per sempre i vostri peccati, anime sconsigliate! Voi siete ciechi come le talpe e nel buio della vostra vita peccaminosa state scavando un cunicolo  che vi porterà dritto dritto nel precipizio dell'inferno. Dio abbia pietà di voi, Dio vi illumini!»

«Lam-pa-da-rio! -gridò Gattomatto, preso dalla sua idea fissa.

L'udì distintamente il passionista e, credendo che si trattasse di un grido uscito dall'ugola strozzata di un peccatore pentito in cerca di luce divina, dette un altro colpo d'ala alla sua arte predicatoria e soggiunse:

«Sì, se non proprio di un lampadario, di una lampada" avete bisogno, uomini di poca fede, della fiaccola della fede voi avete bisogno, che vi illumini il cammino del Paradiso, '. squarciando le tenebre che sono nei vostri cuori. Pentitevi, fratelli, dei vostri peccati, pentitevi, finchè siete in tempo! Non aspettate l'ora estrema. Guai a voi! Nelle lacrime lavate le vostre anime sporche di peccato, pregate il Signore Iddio che vi preservi da Belzebù».

«Lam-pa-da-rio!» -continuava sillabando ad alta voce Gattomatto, in gara con il predicatore.

In altre circostanze, tutti avrebbero riso di fronte ai vaneggiamenti di quell'ubriacone  mezzo scemo di Gattomatto,

ma in quei momenti carichi di tensione, in cui si intravedevano le porte spalancate dell'inferno, nessuno aveva voglia di ridere  e prendere in considerazione il suo lampadario. Cose ben più importanti e definitive pesavano sulle coscienze.

L'atmosfera si era fatta pesante. Alcuni singhiozzavano, altri si battevano il petto.

«Lam-pa-da-rio!» -urlava ormai spasmodicamente Gattomatto -«Il lampadario dondola, il lampadario balla!»

Il povero Savonarola, pur essendo preso dalla foga della sua predica e suggestionato dalle visioni apocalittiche che egli aveva suscitate, oltre che negli altri, in se stesso, capì questa volta che non si trattava di un lampadario metaforico. Volse lo sguardo in alto e guardò il lampadario, la cui installazione egli aveva molto apprezzata, fin dalla prima sera. Per qualche istante lo "fissò attentamente, pieno di appresione. Socchiuse gli occhi.

«Sì -pensò -anch'io ho l'impressione che illamapadario oscilli». Strizzò l'occhio destro, strizzò l'occhio sinistro. Sì, sì, il lampadario oscilla, non ci può essere dubbio. Il terremoto! E evidente. Ecco la fine del mondo!»

Si scrutò dentro in un rapido giro di perlustrazione. La sua anima era, in definitiva, degna del Paradiso. D'altra parte, egli finiva i suoi giorni nell'esercizio della sua professione. Il Signore ne avrebbe tenuto conto. «Fratelli! -gridò con voce esaltata, ma ferma -ci siamo!

È il principio della fine. Levate gli occhi al cielo. Il lampadario è un segno di Dio. Esso oscilla e annunzia il terremoto, la fine del mondo. Pentitevi, fratelli, confessate solennemente a Dio e a me come tramite di Dio tutti i vostri peccati. Il giudizio universale sta per essere emesso. Già vedo il Signore nella valle di Giosafat!».

«Lam-pa-da-rio, lam-pa-da-rio!» -urlava ormai scatenato Gattomatto.

«Lampadario!» -si faceva eco da ogni parte.

Erano tutti in piedi, tremanti, con le mani alzate, come per protegger si dal crollo imminente del soffitto.

Un banco si rovesciò a terra di schianto. Sembrò il boato di una cannonata e scatenò, centuplicandola, la paura che aveva invaso i cuori.

Non si capi più nulla. Fu un pandemonio di strilli, di urla, di pianti e di preghiere in una ressa, una confusione di uomini e donne, una mischia terribile di gente presa dal panico.

«Pentitevi, fratelli! -tuonava dall'alto del pulpito il frate, tracciando in aria con la mano il segno della croce -Ego vos absolvo. Salvatevi, fratelli!».

E i fratelli tutti insieme a salvarsi, facendosi largo a gomitate,  e a schiaffi, urtandosi, scavalcandosi, spingendosi verso il portone della chiesa, fuori dalla chiesa.

Gattomatto tornò in sè e fu il primo a salvarsi.

Rocco Raso

 
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