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La beghina

Ah, se potessi immaginare
cosa pensi e che fai chiusa,
ermeticamente chiusa
come una povera reclusa,
nella tua buia casa!
Talpa, certo non sei
perché non ami il nero;
ma il celeste tenero ed armonioso,
il rosso acceso come il tuo cuore
di calamita
che non ferro attira; ma acciaio,
perché è d’acciaio saldo il mio cuore.
Se io t’importuno e ti seguo
ovunque
è mio dovere di farlo.
Dì al tuo cuore di rinunciare
al suo potere d’attrarmi  ed io dirò
al mio di rinunciare a quello di seguirti.
Oh, creatura dal volto di vecchina
che hai nome Beghina!
Tu, invece, mi provochi con dolci
e poche parole d’amore talora,
talvolta con ingannevoli e lusinghieri
atti dal tuo fiorito balcone e per istrada
quando, volontariamente
e sinceramente,
ti fermi a poca distanza da me
dentro le tue eleganti vesti,
e non mi dici mai, netto e crudo,
che m’ami o che non m’ami
e che non potrai mai
amarmi.
Oh, creatura sette volte cretina
che hai nome Beghina!
Per questo io ti seguo sempre di più
e tu, intanto, non uscirai
da questo intrigato amore, singolare
amore
senza che io ti abbia castigata
anche mio malgrado.
Non posso resistere più al tuo ostinato,
voluto e non convinto silenzio,
perché alla fine, né cattiveria
né notte é mai quando ti guardo
negli occhi,
ed il che mi fa arrogare il diritto
di dire che mi appartieni,
senza un tuo esplicito consenso
che, a volte, mi fa perverso.
Non aizzarmi all’odio: solo a pensarci
mi si gela l’anima.
Anima
anima cara,
perché vuoi scolorire le rose
che sbocciano dalle tue preghiere?
Questi silenzi e questi atteggiamenti,
da te educatrice e donna di chiesa
contrita,
più che mai inibita
mi stupiscono.
Non sono, perciò, io a dileggiarti;
ma tu me a quanto pare.
Dimmi, dimmi pure che non m’ami
e poi fammi la grazia di fuggirmi,
facendo in modo che io mai più
ti veda perché possa, così,
completamente
e definitivamente
obliarti.
Oh, creatura della vita tapina
che hai nome Beghina!

 

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