Il pranzo al ristorante "Fame da lupo"
Se qualcuno dice
alla Tartaruga:” Che si realizzino tutti i Suoi desideri!” - lei scuote il
capo malinconicamente:” Tutti i desideri - no! Forse sarebbe meglio se
qualche desiderio restasse irrealizzato... Date retta a me che lo so meglio
di chiunque altro...”
Come non
credere alla Tartaruga! Ecco cosa le successe una volta.
Il luogo
preferito delle sue passeggiate era il lungomare dove c’era il famoso
ristorante “Fame da lupo”.
Passandovi
davanti, la Tartaruga, senza darlo a vedere, guardava sempre dentro le
finestre. La luce tenue nella sala, i tavolini con tante leccornie, il
pubblico elegante e festoso, una musica da incanto - tutto questo
l’affascinava. Desiderava proprio tanto potervi trascorrere almeno una seata
della sua lunga vita!
Una volta
mentre era seduta come al solito nella sua vecchia poltrona e con gli occhi
chiusi s’immaginava di essere al ristorante, sentì bussare alla porta.
-Avanti! -
disse la Tartaruga un pò indispettita perch avevano interrotto i suoi dolci
sogni.
-I miei
ossequi! - disse il Coccodrillo. Era elegante, con l’abito da festa, con la
cravatta a farfalla. - Cosa vogliono dire questi sospiri che giungono alle
mie orecchie?
-Stavo
pensando, Coccodrillo, come dura poco la nostra vita e quanti desideri
abbiamo. Mi rammarico che molti di essi non si realizzeranno mai.
-Non e’ il
caso di dolersene, - rispose il Coccodrillo. - Non tutto ciò che sognamo
poi, nella vita, si rivela così bello.
-Io sogno
solo cose belle! - esclamò la Tartaruga.
-Tutti i
sogni sono belli, - notò il Coccodrillo, - ma poi piangiamo lacrime amare di
compassione per noi stessi!
-Com’e’
noioso, Lei! - disse stizzita la Tartaruga.
-Sono saggio,
- precisò il Coccodrillo.
-Lei non mi
chiede quale desiderio ho.
-Ho paura,
mia cara Tartaruga, che Lei ne abbia tanti e che sarò costretto ad
ascoltarli sino alla fine dei secoli! Ma una parte di essi me li potrà
confidare strada facendo.
La Tartaruga
lo guardò sorpresa. E il Coccodrillo annunciò trionfante:
-Mi permetta
di invitarLa a panzo al ristorante “Fame da lupo”!
La
Tartaruga pianse di gioia. “Lei è un mago Uno stregone!” Indovinare il suo
sogno recondito! Oh, come gli era grata!
Qualche
minuto dopo la Tartaruga si presentò indossando il vestito che aveva
preparato da molto tempo per quell’occasione. Era un abito di velluto lilla,
ornato di fiori di giglio, guanti bianchi di fil di Scozia e un cappellino
fantasioso con falde merlettate.
-Esulto,
provo una gioia grandissima ! – disse la Tartaruga entrando nel ristorante
“Fame da lupo”.
Si sedettero
al tavolino vicino alla finestra, dietro la quale era rimasta la vita
quotidiana coi passanti affaccendati, tra i quali poco fa c’era anche lei,
quando lanciava sguardi furtivi a questo mondo favoloso che le pareva
inaccessibile.
Un cameriere
gentilissimo portò il menu. La Tartaruga lo guardò e si confuse. Per il gran
numero di pietanze le si offuscò la vista e sorrise imbarazzata. Il
Coccodrillo le venne in aiuto e il pranzo fu ordinato - piatti raffinati,
bevande deliziose e il gelato con ananas come dessert.
L’orchestra
suonava una musica dolce e il suo cuore si riempì di tristezza. Credetemi,
capita!
-Mi permette
di invitarLa? - disse il Coccodrillo.
La Tartaruga
voleva rispondere che non sapeva ballare, ma il Coccodrillo la condusse tra
le coppie danzanti. Lei, obbedendo alla musica veramente meravigliosa, si
mosse adagio, al ritmo della melodia. “Oh, Lei balla molto bene! - le
sussurrò il Coccodrillo e la Tartaruga si sentì l’essere più felice del
mondo!
Quando
tornarono al loro tavolino trovarono già i piatti che avevano ordinato
serviti in modo perfetto.
La Tartaruga
li guardava ammirata senza osare di toccarli. “Buon appetito! - disse il
Coccodrillo, e il banchetto iniziò.
La Tartaruga
assaporava la gradevole bevanda versata in un elegante calice, guardava
fuori della finestra. Scendeva la sera e lei s’immaginò che avrebbe gettato
sul lungomare un manto nero sul quale avrebbero scintillato le macchie
d’oro dei lampioni. Peccato che questa giornata straordinaria presto sarebbe
diventata solo un ricordo del giorno in cui si era realizzato il suo sogno.
Ad una certa
distanza da loro, ad un tavolino libero, si era accomodata una coppia. La
signora era capricciosa nella scelta dei piatti. Il signore che era con lei
quasi si raggrinziva e attendeva paziente che finalmente si decidesse. La
voce della signora era capricciosa e stridula, stonata nel brusio
rilassante della sala. I musicisti si stavano riposando.
-Voglio
l’insalata “Fantasia”, - dichiarò finalmente la signora. - E come primo...
la zuppa di tartaruga! Sì, proprio la zuppa di tartaruga! - ripetè e
abbracciando la sala con uno sguardo soddisfatto, scoppiò a ridere.
Il cameriere
faceva sì con il capo e prendeva nota dell’ordinazione.
-La zuppa di
tartaruga?! - la Tartaruga non credeva alle sue orecchie. - La zuppa di
tartaruga... - continuò a ripetere. Un dolore acuto, insopportabile,
trafisse il suo cuore. La sala e tutto ciò che vi era dentro ondeggio
davanti ai suoi occhi.
-E mai
possibile che noi, tartarughe, siamo venute in questo mondo perchè si faccia
di noi una zuppa?! - diceva singhiozzando.
-Ognuno ha la
sua cucina, - disse il Coccodrillo. - La prego, si calmi.
-Ma perchè
non mi viene servita la zuppa di tartaruga?! - si sentiva di nuovo la voce
capricciosa.
-Lei non può
capire, Coccodrillo, cosa significa per una tartaruga sentir dire “la zuppa
di tartaruga”, - disse mestamente la Tartaruga afflitta.
-Perchè
pensa che non possa capirLa? - protestò il Coccodrillo. - Per consolarLa, mi
permetto di attirare la Sua attenzione sul cliente del tavolino di
sinistra. Quando paga il cameriere, tira fuori i soldi da un portafoglio di
pelle di coccodrillo.
-Pelle di
coccodrillo?! - ripetè come un lamento la Tartaruga.
-Sì, cara
Tartaruga. E’ l’uomo che ha inventato tutto questo. Ma nemmeno lui è
riuscito a salvarsi. Sono poche, ma esistono tribù di uomini che mangiano i
loro confratelli.
-Com’è
crudele questo mondo! - esclamò la Tartaruga.
-Ma è anche
bello! - aggiuse sorridendo il Coccodrillo.
Camminavano
lungo il mare. Le onde ballavano al ritmo della musica che proveniva dal
ristorante.
La Tartaruga
pensava a questa giornata che era inziata per lei come una favola e che
terminava ora lasciandole tanta amarezza nel cuore.
Il
Coccodrillo intanto le diceva con voce calda e suadente:
-Si dia ai
sogni, cara Tartaruga! Sogni tanto quanto il Suo cuore desidera. E non si
affretti a realizzare i Suoi sogni. Vale forse la pena bruciare di desiderio
perchè il sogno si realizzi, per poi bruciare di delusione che questo
desiderio si sia avverato?!
Ha ragione il
saggio Coccodrillo?
Se qualcuno
soffre perchè il suo sogno non si realizza, si ricordi la storia della
nostra Tartaruga che desiderava tanto di poter andare al ristorante “Fame da
lupo” dove si possono ordinare i piatti più raffinati e squisiti compresa
... la zuppa di tartaruga!
Ognuno di noi
aspira a qualcosa, ma può trovare sulla sua strada la propria “zuppa di
tartaruga”.
Se i nostri
desideri fossero non solo per il bene nostro, ma soprattutto per il bene
altrui, per il bene del nostro prossimo!..
Ma chi può
dirmi in quale parte del mondo la felicità degli uni non reca mai sofferenze
ad altri?