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La musica della casa abbandonata

Il vecchio pianoforte a coda trascorreva gli ultimi giorni della sua vita in una casa abbandonata.
Gli inquilini  avevano traslocato da qui molto tempo fa. E la casa, costruita, come si diceva, ai tempi che Berta filava, doveva essere demolita.
Nelle stanze deserte, tanto simili ai nidi abbandonati, faceva freddo e soffiava il vento.
I miserabili della stirpe umana che capitavano qui, usavano il Pianoforte come tavolo per mangiare o giocare a carte. Su di esso giacevano croste di pane, bottiglie rotte, cartaccia sporca.
Talvolte sul Pianoforte dormivano gruppi di gatti, stretti l’uno all’altro per conservare il caldo, così; benefico per i sogni felini.

Il Pianoforte ripensava alla sua vita e non sapeva se il suo destino di oggi fosse peggiore di quello che gli era toccato nel passato.
I suoi tasti ricordavano le mani infantili, indifferenti e qualche volta crudeli che suonando ardevano dal desiderio di usare la fionda per colpire gli uccelli o frugare nella dispensa alla ricerca di dolci.

Il Pianoforte soffriva anche per l’antico Orologio a pendolo. Erano buoni amici. Il Pianoforte si rattristava sempre quando arrivava l’ora della lezione di musica. Scusami, vecchio mio,  gli diceva l’Orologio, - oggi posso andare indietro solo di quindici minuti. Il Pianoforte lo ringraziava e si rassegnava al suo destino. Sapeva che la sera si sarebbe accesa di nuovo la discussione tra i padroni di casa se buttar  via o meno il vecchio orologio e ancora una volta si sarebbero versate lacrime su quel cimelio familiare.

La famiglia che si preparava a traslocare, sapeva che nella nuova casa  per il Pianoforte non ci sarebbe stato posto e voleva venderlo per guadagnare bene. Ma il giovane musicista, che a tutti i costi voleva vendicarsi per la sua infanzia distrutta, si figurava quest’addio a modo suo. Da tempo covava il proposito di fare del Pianoforte il monumento alle vittime delle ambizioni musicali del parentado. Un giorno lo realizzò; segando al Pianoforte tutta un’ottava.

Il Pianoforte soffriva profondamente, ma cos’era il suo dolore fisico in paragone a quello morale! Prima sognava che sulla sua tastiera, destinata per la musica seria, si sarebbero posate dita delicate e sensibili e che insieme avrebbero percorso la lunga strada di difficili esercizi e della meravigliosa scoperta dei segreti della magia della musica. E un bel giorno avrebbero donato al mondo quella musica che lo avrebbe commosso, lo avrebbe fatto piangere, ma lo avrebbe reso almeno un po più; limpido e generoso.

Domani la casa verrà; demolita, - sentenziò; una voce. E poi tutto si immerse nel silenzio. Sembrava che persino i topi e i ragni se ne fossero fuggiti via.

Di notte piovve. Raffiche di vento portavano sulla tastiera aperta gocce di pioggia e il Pianoforte rabbrividiva al loro gelido tocco. Il Pianoforte aveva tanto freddo e sentiva le sue corde tremare. Chiuse gli occhi per non vedere questa ultima notte piovosa.

Improvvisamente sentì; un rumore di passi. Qualcuno gli si avvicinò; ed un istante dopo  sentì; sui tasti il calore delle mani. Non erano le mani di un musicista, però; erano molto delicate, accarezzavano i tasti, asciugandoli dalle gocce fredde della pioggia. Al Pianoforte parve di sognare. Vide davanti a sè; un uomo che con il fiato cercava di riscaldare la tastiera. Poi sfiorò; i tasti, prima con una guancia, poi con l’altra. Ispirava fiducia e calore.

Stai meglio ? - chiedeva di tanto in tanto.

Il Pianoforte era troppo commosso per rispondere.

L’Uomo era lì;, davanti a lui, con le braccia incrociate sul petto.

Sin dall’infanzia desideravo tanto  diventare un  pianista, - disse piano. - Il suono del pianoforte m’incantava e sognavo che il mio giorno cominciasse e finisse con questo strumento prodigioso. Ma ero povero e non potevo permettermi di studiare musica. La mia passione non si spense col passare del tempo. Ma ad essa si aggiunse un senso di amarezza, la consapevolezza che il mio sogno non fosse destinato a realizzarsi. Mi sembrava di esser nato per la musica, che solo essa potesse esprimere quello che provavo.

Oggi il medico mi ha detto che ho poco da vivere. Ho camminato senza meta tutto il giorno e tutta la notte. L’acquazzone mi ha sorpreso a due passi da questa casa. Sono grato al destino che mi abbia portato da te.

In me c’è; la musica che, se fossi musicista, suonerei. Desidererei tanto donarla al mondo, prima di lasciarlo.

Posa le mani sui tasti, - disse il Pianoforte.
L’Uomo adagiò; le mani sulla tastiera, le sentì; agili e leggere e i tasti sembravano assecondarle.

Da sotto le sue dita nasceva la musica, il suo cuore traboccava di gioia. In quella musica c’era tutta la bellezza del mondo, così;  tragica e così; fragile.

Nelle case del quartiere si accesero le luci, e gli uomini aprirono i loro cuori, conquistati da quella melodia.

All’ alba quando la pesante palla di ferro della macchina si alzò; per distruggere la casa, il Musicista notturno rimase seduto accanto al Pianoforte. La sua testa canuta era appoggiata sulla tastiera e tutti e due sentivano battere il cuore l’uno dell’altro.


Tatiana Koroleva

 

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