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Il sogno del cane randagio

(A Giovanna Germanetto)

Quel mattino il cane randagio di nome Bobik si era svegliato di cattivo umore. Teneva il muso nascosto tra le zampe, stringendo gli orecchi. Non parlava, non si muoveva.

Lo scantinato era freddo e umido. Attraverso il vetro rotto della finestrella penetravano fiocchi di neve che tardavano a sciogliersi.

– Cos’è successo, Bobik? – si preoccuparono i suoi amici.

– Non posso più vivere così! – esclamò con amarezza Bobik. – Stanotte ho fatto un sogno. Ho sognato che vivevo in una casetta, con le tendine alle finestre, con il televisore e il frigorifero. Col padrone andavamo a spasso, a far le compere al negozio, a prendere il giornale all’edicola. E festeggiavamo il compleanno...

– Il compleanno di chi? – chiesero i cani.

– Del padrone e mio. C’erano gli ospiti, suonava la musica... Faceva caldo...

– E cos’è successo poi? Racconta!

– E poi – niente! Mi sono svegliato e mi sono ritrovato in questo scantinato! Sono stanco di questa vita randagia! Non ne posso più! –c’era del tremito nella voce di Bobik. – Dovrò consacrarmi alla medicina.

– Non pensarci nemmeno! Ti passerà, vedrai che domani tutto si aggiusterа!

– Cosa vuol dire “consacrarsi alla medicina”? – chiese un cane.

– Non lontano da qui, – cominciò a spiegare un altro, – c’è un Istituto di medicina. In quell’Istituto inventano tanti nuovi medicinali. Ma prima li provano su di noi, cani. E se il cane non muore, poi li possono dare anche all’Uomo.

– Su, fatti animo, amico! – disse un altro cane. – Eccoti un osso da rosicchiare, l’ho trovato stamattina dietro l’angolo della casa.

Ma i guaiti di Bobik erano così  lamentosi che a tutti si strinse il cuore. I suoi amici non l’avevano mai visto così  triste. Speravano però che gli sarebbe passato tutto presto, che come al solito sarebbe uscito a correre con loro nei cortili. Avrebbero trovato insieme qualcosa da mangiare, si sarebbero scaldati e tutti i pensieri tristi sarebbero svaniti.

Questa volta però Bobik non volle uscire. “Resto qui, da solo”, –disse.

Quando tutti se ne furono andati, Bobik corse subito verso l’Istituto di medicina. Si avvicinò all’ingresso, ma il portiere non lo lasciò entrare. Anzi, lo cacciò via.

– Vattene, stupidino, prima che ti abbiano visto! Hai capito?! – E alzò persino la mano come se lo volesse picchiare.

Bobik tornò indietro pensando fra sè: “Forse avrò più fortuna domani, se troverò un altro portiere meno severo”.

Gli amici intanto pensavano come aiutare Bobik a liberarsi dalla sua malinconia.

– Ho un’idea, – disse uno di essi. – Proviamo, chissà, può darsi che ci riusciremo.

Quello stesso giorno in tutta la città apparvero degli affissi:

“Un cane, nel fiore degli anni, con grande esperienza di vita, parco nel mangiare, desidera avere un focolare domestico. Cerca un padrone con un cuore generoso. L’età non conta. Sarà un amico fedele e un grande aiuto nella conduzione della casa. Rivolgersi a Bobik, nello scantinato della casa grigia in demolizione”.

La sera stessa sulla soglia del rifugio dei cani randagi si presentarono due persone, un vecchietto e una vecchietta.

– Chi di voi è Bobik? – chiesero.

– Bobik sono io, – Bobik alzò la testa e guardò con stupore i due sconosciuti.

– Siamo venuti perchйè abbiamo letto l’annuncio, – spiegò la Vecchietta.

– Quale annuncio? – chiese perplesso Bobik.

– Ma non è Suo l’affisso?

– No, – rispose Bobik sempre più imbarazzato.

– Ci scusi, forse ci siamo sbagliati.

E il Vecchietto e la Vecchietta si diressero verso la porta.

Ma prima di uscire il Vecchietto si voltò: “È sicuro che non stia cercando un padrone?” – e mostrò l’annuncio.

Quando Bobik lo lesse, capì tutto.

Gli amici invece facevano finta di non saperne niente.

– Volete ospitarmi? – chiese Bobik senza troppa speranza.

– Ma certo! – esclamarono insieme il Vecchietto e la Vecchietta. – Siamo venuti apposta!

Bobik non osava credere ai suoi occhi e alle sue orecchie!

Il Vecchietto e la Vecchietta impazienti aspettavano la sua decisione.

– Avete il televisore e il frigorifero? – chiese con fare interessato un amico di Bobik.

– No, – risposero il Vecchietto e la Vecchietta e diventarono molto tristi e preoccupati.

– Non importa! – esclamò Bobik. – Ora hanno me!

Passò un po’di tempo e nello scantinato della vecchia casa arrivò una cartolina: “Bobik ha l’onore di invitare le signorie vostre alla cena solenne: “Addio alla vita randagia!” I cari ospiti sono pregati di presentarsi al seguente indirizzo: “Via Gioiosa n. 5”.

 

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