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Da chi prender esempio 

Un giorno il Leone convocò il congresso di tutti gli animali e dichiarò loro:

– Ci siamo riuniti, fratelli, per guardarci come siamo e per riflettere insieme su un importante problema: che esempio diamo all’Uomo? Quale immagine ha l’Uomo dei rappresentanti della fauna? Che cosa pensa di noi?

– L’Uomo? – chiese con stupore l’Elefante. – Ma cosa c’entra lui!

– L’Uomo per sapere com’è, per caratterizzarsi si paragona sempre a qualche animale, – spiegò il Leone. – Cosa vedremmo se ci guardassimo con gli occhi dell’Uomo?

Di un Uomo fiero, di grande ingegno e coraggioso si dice che è un’aquila. Esistono nella lingua umana le locuzioni: “forte come un bue”, “candido come una colomba”, “ciarliero come una gazza”, “muto come un pesce”, “feroce come una tigre”, “fedele come un cane”. La Volpe è nota per la sua astuzia, perciò l’Uomo dice: “Furbo come una volpe”. L’Asino è ostinato e cocciuto e perciò l’Uomo dice: “Testardo come un asino”.

– Non faccio altro che difendere il mio parere! – protestò l’Asino. – Insisto sempre sull’idea che mi pare giusta.

– Si calmi, caro Asino! – disse il Leone. – Voglio parlare anche dei Suoi meriti. Ha pure la reputazione di un gran lavoratore e perciò nella  lingua umana c’è l’espressione “lavorare come un asino”.

– Si dice anche “lavorare come un bue”! – esclamò il Bue. –Io posso lavorare a lungo senza riposo.

– Certo! – acconsentì il Leone. – Una persona con una intelligenza perspicace si definisce “lince”.

– E noi siamo il simbolo dell’agilitа! – disse la Scimmia. –Nessuno è capace di arrampicarsi come una scimmia!

– Per quanto riguarda Lei, Scimmia, esistono altre definizioni che non Le piaceranno, – intervenne il Lupo. –“Dispettoso come una scimmia”, “Brutto come una scimmia”...

– Basta! – gridò la Scimmia indignata. – Sarebbe meglio, Lupo, se parlasse di sè stesso. Lei incarna la voracitа. Chi è molto affamato dice: “Ho una fame da lupo”.

– Non è colpa mia se ho sempre molta fame, – cercò di giustificarsi il Lupo. – Ma cosa può dire dell’espressione “lupo di mare”? – aggiunse trionfante.

– È divertente! – esclamò la Scimmia. – Da quando, caro Lupo, ha acquisito dei parenti acquatici? Ha le branchie per nuotare? – chiese ridendo.

Ma il Lupo rispose con molta dignitа:

– Lupo di mare, cara Scimmia, è l’uomo di mare che ha molta esperienza ed abilitа e che non ha paura di nessuna tempesta.

– Ma so anche, – continuava la Scimmia, – che col Suo nome l’Uomo fa paura ai suoi bambini disobbedienti: “Se ti comporti male, chiamo il lupo!”

– Lasci in pace il povero Lupo, Scimmia! – intervenne la Volpe. – Invece di tormentarlo, faccia quello che è la Sua vocazione: faccia la scimmia, cioè imiti noi, il nostro comportamento, ci faccia divertire un po’. Per questa Sua capacitа chiamano “scimmia” colui che scimmiotta gli altri!

La Scimmia gettò uno sguardo scimmiottante e scelse come oggetto della sua arte la Lepre. Assunse un’aria impaurita, esattamente come quella della Lepre che si guardava intorno con circospezione come vedesse dappertutto un pericolo, pronta a scappare a gambe levate.

– “Pauroso come una lepre!” – esclamarono gli animali. –Perchè trema come una foglia? Di che cosa ha paura? Al congresso degli animali nessuno La mangerà! – assicurò il Leone.

– La vita m’insegna ad essere prudente e cauta, – rispose la Lepre sempre con voce tremante. – Non si sa mai...

– Non deve aver paura, – riprese il Leone. – Corre così  veloce che ha fatto nascere la locuzione “veloce come una lepre”. E poi è molto importante anche un’altra: “Sano come una lepre”!

– Il Daino e la Rondine sono molto modesti! Anch’essi potrebbero dire “veloce come un daino” o “veloce come una rondine”!

– Chi di noi ancora è entrato nella vita dell’Uomo? Il Gufo! L’Uomo chiama “gufo” chi è sempre di umore tetro, chi ha un carattere poco socievole.

– Lei è fortunato, Leone, – intervenne l’Elefante, – perchè Le sono dedicate le espressioni più lodative: “coraggio da leone”, “battersi come un leone”. Lei è simbolo di forza e di audacia incomparabili e anche di maestositа. Quanto mi rincresce sentire dire: “grosso come un elefante”, “goffo come un elefante”, “essere come un elefante in un negozio di porcellane”. Con l’allusione che io con la mia goffaggine ho rotto tutte le porcellane! Ma io vi do la mia parola d’onore che non sono mai stato in quel benedetto negozio! Che ingiustizia!

– Anch’io sono sfortunato! – esclamò l’Orso. – Per l’Uomo incarno, come Lei, la pesantezza sgraziata e la goffaggine. Dicono “ballare come un orso”! Ma io posso ballare molto bene! Guardate!

E l’Orso camminт a passo di danza davanti agli animali che applaudirono gridando: “Bravo, Orso!”

– Mi mettono in cattiva luce chiamando “orso” colui che è rozzo e scontroso.

– Carissimi amici! – disse il Leone. – Vi prego di non tormentarvi a tal punto! Cerchiamo di essere oggettivi. Allora forse ammetteremo che nelle parole dell’Uomo c’è un briciolo di veritа. Per esempio, Lei, Elefante, non può vantarsi di essere fine e grazioso. Ricorda come l’anno scorso ha pestato la zampa alla Tigre. Poverina, continua ancora a zoppicare. A quali paragoni con noi ricorre ancora l’Uomo?

In quel momento il Pavone allargò a ruota la sua stupenda coda e sfilò gonfio e pettoruto.

– Tutti invidiano la mia coda, la più bella del mondo!

– Ecco! L’Uomo La ricorda ogni volta quando parla di una persona vanitosa, sempre in cerca di ammirazione e di lodi, che si compiace troppo di sè stessa. Dice: pavoneggiarsi, fare il pavone, – rilevò il Leone.

– Ecco la Tartaruga che arriva lemme lemme! – esclamarono gli animali.

– Perchè è arrivata alla nostra riunione in ritardo? – chiese il Lupo.

– Meglio tardi che mai! – rispose la Tartaruga.

– Non a caso dicono: “lento come una tartaruga!” – notò la Scimmia.

– Sì! – rispose con dignità la Tartaruga. – La natura non mi ha dotata di gambe veloci come, per esempio, la Gazzella. Tuttavia ho la possibilitа di soppesare ogni mio passo secondo il principio: “chi va piano, va sano e va lontano!”

– Brava, Tartaruga, brava! – gridarono gli animali entusiasmati.

– E così , – disse il Leone, – adesso conosciamo i nostri meriti e i nostri difetti. Abbiamo visto che qualche volta le nostre imperfezioni sono considerate come pregi. La nostra cara Tartaruga ce l’ha confermato. Non abbiamo potuto certo parlare di tutti gli animali con i quali l’Uomo si paragona. L’elenco sarebbe interminabile.

– “Furbo come un gatto!”

– “Vecchio come un cucco!”

– “Cieco come una talpa!” – si sentiva da tutte le parti.

– L’Uomo ha l’abitudine di paragonare un cantante che ha una voce incantevole e dolcissima con l’Usignolo. “Canta come un usignolo!” È una lode stupenda, – continuò il Leone. – Ma mentre parlo, il Pappagallo non fa che chiacchierare.

– Oh! Egregio Leone! – esclamò il Pappagallo. – Sto ripetendo ogni Sua inestimabile parola!

– L’Uomo ha apprezzato questa Sua qualitа per indicare una persona che ripete i discorsi altrui e non esprime il proprio parere. Allora, quale decisione prendiamo? –chiese il Leone.

 

Mentre gli animali analizzano le loro qualità, virtù e vizi, anche noi dovremmo riflettere su questo problema.

Riconosciamolo, a volte siamo troppo severi e ingiusti verso i nostri fratelli e spesso attribuiamo loro caratteristiche offensive, persino oltraggiose, che certo non meritano.

Giudicate voi stessi: perchè per indicare una persona priva di giudizio, l’Uomo ricorre a paragoni spiacevoli come: cervello d’oca, di grillo, di passero, di tacchina, di gallina? Attribuiamo i nostri difetti agli innocenti rappresentanti della fauna!

Oh, come sarebbe bello se gli animali sognassero di essere “coraggiosi come l’Uomo”, “buoni come l’Uomo”, “nobili come l’Uomo”, “forti come l’Uomo”, “intelligenti come l’Uomo”, “giusti come l’Uomo”.

Ma se noi, uomini, fossimo sempre tali!

 

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