Il gatto viaggiatore
C’era una volta un Gatto che adorava
viaggiare.
– Vagabondo! – dicevano di lui nel
cortile natale.
– Perché “vagabondo”? – si offendeva il
Gatto. –Sono un viaggiatore!
– Riposa un po’! Riprendi fiato,
giramondo! – disse con compassione la vecchia gatta. – Mangia, sei tutto
pelle ed ossa!
– Non importa! – rispose il Gatto. – La
cosa più importante è avere nuove impressioni. Sto un po’ con voi, poi
riprendo la mia bisaccia e arrivederci!
– Ma come?! – esclamavano i gatti. – Ti
rimetti di nuovo in viaggio?
– Certo! – rispondeva il Gatto. – Ho
ancora molte cose da vedere sul pianeta Terra. Il mio cuore sente la
nostalgia dei viaggi, desidero vedere nuovi paesaggi, sentire nuovi profumi,
esplorare strade a me ignote.
– Che sognatore! Il nostro paesaggio non
ti basta più? – chiese una gatta.
– Paesaggio? – ripetè con amarezza il
Gatto. – Polvere, stecatti, palizzate, casette vetuste e mondezzai... – Il
suo sguardo abbracciò con tristezza il cortile. – No, per me il paesaggio è
un’altra cosa. Come spiegarvi? Dal paesaggio non stacco gli occhi, l’ammiro
e penso: “Ma perché non sono nato pittore! Se lo fossi, potrei dipingere
questa bellezza!”
I gatti ascoltavano a bocca aperta.
– Racconta cos’hai visto, cos’hai
sentito.
– Ci sono molte novità, – disse il Gatto
Viaggiatore. – Il nostro fratello gatto si esibisce al Circo, come gli orsi,
i cavalli, le tigri, le scimmie e i leoni, artisti tradizionali del Circo. È
diventato persino il favorito del pubblico!
– Davvero?! – esclamò un gatto. – E se
tentassi la carriera di artista circense, invece di arrampicarmi sui tetti
delle case ad agguantare passeri?! Potrei fare capitomboli sotto il tendone!
– E chiuse gli occhi sognando e immaginandosi sulla pista del Circo.
– Errando per il mondo, – continuò il
Viaggiatore, –raccolgo leggende, folclore, proverbi dedicati al gatto. Per
esempio, l’Uomo dice: “Comprare la gatta nel sacco”, il che vuol dire
comprare non si sa che cosa, ad occhi chiusi. Come prima la gente evita il
gatto nero, pensando che porti disgrazia.
– Se un cantante non sa cantare, non ha
voce e urla, dicono “gatto scorticato”. “Innamorato come un gatto”. “Vederci
al buio come i gatti”. “Gatta ci cova,” – significa che c’è qualcosa sotto.
“Essere come cane e gatto” si dice di coloro che provano una grande e
reciproca antipatia. I bambini giocano a “gatta cieca”. “Avere una gatta da
pelare o pettinare” vuol dire assumersi un impegno fastidioso. C’è il
proverbio: “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. “Chi nasce
gatta, piglia i topi al buio”, e ancora: “Gatta piatta, chi non la vede,
graffia”. “Quando non c’è il gatto, i topi ballano”. Dicono “un gatto che
mangia le lucertole” di chi è molto magro. C’è una favola famosa “Il Gatto
con gli stivali”. I bambini l’amano molto. Ci sono persino delle caramelle
che si chiamano “Micio!”.
– Oh, abbiamo dunque arricchito la
lingua umana! –esclamò una gatta. – Solo non riesco a capire perché
“comprare un gatto nel sacco” vuol dire comprare qualcosa di imprevedibile,
ad occhi chiusi. È possibile che un gatto sia qualcosa di imprevedibile? Mi
rincresce sentirlo dire...
– Il fatto è che se un gatto si trova
nel sacco non si vede se è bianco, nero o rosso. Forse non è nemmeno un
gatto, ma una gatta, – tentò di spiegare uno dei mici presenti.
– Mi fa piacere sapere che la gente
continui ad avere paura di noi, – rilevò con sussiego una gatta nera.
– A molti animali sono stati dedicati
monumenti, – riprese il suo racconto il Gatto Viaggiatore. – Al cane, al
serpente, alla mucca e via di seguito.
– E perché al cane? – si meravigliò un
gatto.
– Per il suo “generoso servizio alla
scienza e alla gente”.
– E c’è un monumento al gatto?
– Ho sentito dire che sulla Terra c’è un
monumento anche al gatto domestico. È in un paese lontano che si chiama
Inghilterra. Dicono che abbia acciuffato molti topi e abbia aiutato un
povero orfano a diventare un uomo ricco e colto che poi è diventato sindaco
della città. È quel monumento che vado cercando.
Il Gatto Viaggiatore si alzò per
salutare tutti.
– Aspetta! – gli disse un vecchio gatto
togliendosi la sciarpa calda. – Siamo in autunno, fa freddo, piove
spesso, – e gli coprì con la sciarpa il collo. E poi aggiunse: “Va a vedere
il monumento e ritorna presto”.
– È possibile che il gatto al quale
hanno dedicato il monumento, abbia semplicemente preso molti topi? –commentò
un gatto. – Quanti topi ho cacciato nella mia vita! Ma nessuno ha eretto un
monumento in mio onore!
– Se si dovessero erigere monumenti ai
gatti come te, – ribattè una gatta, – sulla Terra non ci sarebbe più posto,
poiché sarebbe tutta coperta da statue di gatti. Tutti sarebbero costretti a
volare per spostarsi!
– Non si tratta solo di prendere topi,
ma di salvare qualcuno dal pericolo, di rendere qualcuno felice... – disse
la gatta.
Tutti tacquero.
– E se andassi al Circo a fare
l’artista? – disse uno dei gatti. – Il pubblico mi applaudirebbe e
griderebbe “Bravo!”, “Bis!”
– Io assaggerei volentieri le caramelle
“Miao-miao!” –disse un altro.
– “Micio!”, – lo coresse una gatta.
In quel momento nel cortile,
sbadigliando e stirando le zampe, apparve un gatto rossiccio che aveva
dormito saporitamente nello scantinato.
Vedendo il nostro eroe, il Gatto
Viaggiatore, con la bisaccia e la sciarpa calda al collo, esclamò:
– Oh, il nostro vagabondo sta per
mettersi di nuovo in viaggio?
– Non è un vagabondo, è un viaggiatore!
– lo corresse la vecchia gatta.
– Un grande viaggiatore! – aggiunse
un’altra.
Se incontrerete da qualche parte il
nostro Gatto, per favore, dategli da mangiare ed ospitatelo. Ha un
difficilissimo viaggio da affrontare. Un bel giorno vedrà con i suoi occhi
il monumento del quale aveva sentito parlare molto tempo fa. Ritornerà poi
al suo paese natale e racconterà ai suoi amici con fierezza che anche il
gatto, il più normale dei gatti, che fa bene il suo mestiere, è degno di
memoria e di riconoscenza. E appunto perché ha contribuito a salvare l’uomo
dalla miseria e dalla sventura, gli è stato eretto un monumento.