"L'arte rivela ai cuori ciò che nessuna scienza può mai rivelare alle menti" - Virgilio

La Portella
Salotto Culturale Fondano

Home  Info

Under Construction

        Ristorante Riso Amaro

Il gatto viaggiatore

C’era una volta un Gatto che adorava viaggiare.

– Vagabondo! – dicevano di lui nel cortile natale.

– Perché “vagabondo”? – si offendeva il Gatto. –Sono un viaggiatore!

– Riposa un po’! Riprendi fiato, giramondo! – disse con compassione la vecchia gatta. – Mangia, sei tutto pelle ed ossa!

– Non importa! – rispose il Gatto. – La cosa più importante è avere nuove impressioni. Sto un po’ con voi, poi riprendo la mia bisaccia e arrivederci!

– Ma come?! – esclamavano i gatti. – Ti rimetti di nuovo in viaggio?

– Certo! – rispondeva il Gatto. – Ho ancora molte cose da vedere sul pianeta Terra. Il mio cuore sente la nostalgia dei viaggi, desidero vedere nuovi paesaggi, sentire nuovi profumi, esplorare strade a me ignote.

– Che sognatore! Il nostro paesaggio non ti basta più? – chiese una gatta.

– Paesaggio? – ripetè con amarezza il Gatto. – Polvere, stecatti, palizzate, casette vetuste e mondezzai... – Il suo sguardo abbracciò con tristezza il cortile. – No, per me il paesaggio è un’altra cosa. Come spiegarvi? Dal paesaggio non stacco gli occhi, l’ammiro e penso: “Ma perché non sono nato pittore! Se lo fossi, potrei dipingere questa bellezza!”

I gatti ascoltavano a bocca aperta.

– Racconta cos’hai visto, cos’hai sentito.

– Ci sono molte novità, – disse il Gatto Viaggiatore. – Il nostro fratello gatto si esibisce al Circo, come gli orsi, i cavalli, le tigri, le scimmie e i leoni, artisti tradizionali del Circo. È diventato persino il favorito del pubblico!

– Davvero?! – esclamò un gatto. – E se tentassi la carriera di artista circense, invece di arrampicarmi sui tetti delle case ad agguantare passeri?! Potrei fare capitomboli sotto il tendone! – E chiuse gli occhi sognando e immaginandosi sulla pista del Circo.

– Errando per il mondo, – continuò il Viaggiatore, –raccolgo leggende, folclore, proverbi dedicati al gatto. Per esempio, l’Uomo dice: “Comprare la gatta nel sacco”, il che vuol dire comprare non si sa che cosa, ad occhi chiusi. Come prima la gente evita  il gatto nero, pensando che porti disgrazia.

– Se un cantante non sa cantare, non ha voce e urla, dicono “gatto scorticato”. “Innamorato come un gatto”. “Vederci al buio come i gatti”. “Gatta ci cova,” – significa che c’è qualcosa sotto. “Essere come cane e gatto” si dice di coloro che provano una grande e reciproca antipatia. I bambini giocano a “gatta cieca”. “Avere una gatta da pelare o pettinare” vuol dire assumersi un impegno fastidioso. C’è il proverbio: “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. “Chi nasce gatta, piglia i topi al buio”, e ancora: “Gatta piatta, chi non la vede, graffia”. “Quando non c’è il gatto, i topi ballano”. Dicono “un gatto che mangia le lucertole” di chi è molto magro. C’è una favola famosa “Il Gatto con gli stivali”. I bambini l’amano molto. Ci sono persino delle caramelle che si chiamano “Micio!”.

– Oh, abbiamo dunque arricchito la lingua umana! –esclamò una gatta.  – Solo non riesco a capire perché “comprare un gatto nel sacco” vuol dire comprare qualcosa di imprevedibile, ad occhi chiusi. È possibile che un gatto sia qualcosa di imprevedibile? Mi rincresce sentirlo dire...

– Il fatto è che se un gatto si trova nel sacco non si vede se è bianco, nero o rosso. Forse non è nemmeno un gatto, ma una gatta, – tentò di spiegare uno dei mici presenti.

– Mi fa piacere sapere che la gente continui ad avere paura di noi, – rilevò con sussiego una gatta nera.

– A molti animali sono stati dedicati monumenti, – riprese il suo racconto il Gatto Viaggiatore. – Al cane, al serpente, alla mucca e via di seguito.

– E perché al cane? – si meravigliò un gatto.

– Per il suo “generoso servizio alla scienza e alla gente”.

– E c’è un monumento al gatto?

– Ho sentito dire che sulla Terra c’è un monumento anche al gatto domestico. È in un paese lontano che si chiama Inghilterra. Dicono che abbia acciuffato molti topi e abbia aiutato un povero orfano a diventare un uomo ricco e colto che poi è diventato sindaco della città. È quel monumento che vado cercando.

Il Gatto Viaggiatore si alzò per salutare tutti.

– Aspetta! – gli disse un vecchio gatto togliendosi la sciarpa calda. – Siamo in autunno, fa freddo, piove spesso, – e gli coprì  con la sciarpa il collo. E poi aggiunse: “Va a vedere il monumento e ritorna presto”.

– È possibile che il gatto al quale hanno dedicato il monumento, abbia semplicemente preso molti topi? –commentò un gatto. – Quanti topi ho cacciato nella mia vita! Ma nessuno ha eretto un monumento in mio onore!

– Se si dovessero erigere monumenti ai gatti come te, – ribattè una gatta, – sulla Terra non ci sarebbe più posto, poiché sarebbe tutta coperta da statue di gatti. Tutti sarebbero costretti a volare per spostarsi!

– Non si tratta solo di prendere topi, ma di salvare qualcuno dal pericolo, di rendere qualcuno felice... – disse la gatta.

Tutti tacquero.

– E se andassi al Circo a fare l’artista? – disse uno dei gatti. – Il pubblico mi applaudirebbe e griderebbe “Bravo!”, “Bis!”

– Io assaggerei volentieri le caramelle “Miao-miao!”  –disse un altro.

– “Micio!”, – lo coresse una gatta.

In quel momento nel cortile, sbadigliando e stirando le zampe, apparve un gatto rossiccio che aveva dormito saporitamente nello scantinato.

Vedendo il nostro eroe, il Gatto Viaggiatore, con la bisaccia e la sciarpa calda al collo, esclamò:

– Oh, il nostro vagabondo sta per mettersi di nuovo in viaggio?

– Non è un vagabondo, è un viaggiatore! – lo corresse la vecchia gatta.

– Un grande viaggiatore! – aggiunse un’altra.

 

Se incontrerete da qualche parte il nostro Gatto, per favore, dategli da mangiare ed ospitatelo. Ha un difficilissimo viaggio da affrontare. Un bel giorno vedrà con i suoi occhi il monumento del quale aveva sentito parlare molto tempo fa. Ritornerà poi al suo paese natale e racconterà ai suoi amici con fierezza che anche il gatto, il più  normale dei gatti, che fa bene il suo mestiere, è degno di memoria e di riconoscenza. E appunto perché ha contribuito a salvare l’uomo dalla miseria e dalla sventura, gli è stato eretto un monumento. 

 

© 2002- 2011  LaPortella.Net