Il leprotto flautista
C’era una volta un Leprotto che suonava
il flauto. Prendeva lezioni dal vecchio maestro Procione.
– Povero Leprotto! – dicevano gli
animali. – Noi saltiamo, facciamo capriole, giochiamo a nascondino e lui
suona le sue noiose note. Ehi, Leprotto! Lascia stare il tuo flauto e
andiamo a correre nel prato!
– Non posso, – rispondeva il Leprotto.
– Mi sto preparando per il concerto.
– A chi interessa la
tua musica? – ridevano gli animali. –Nel bosco ce n’è
giа tanta: la rana gracida, il picchio batte, la cicala frinisce, l’ape
ronza. Nessuno sentirа il tuo piccolo flauto.
– Ho composto una sonata, – disse il
Leprotto, – se volete, posso suonarla.
– No! Nel bosco si sta così bene! Noi
vogliamo correre, non vogliamo ascoltare la tua musica!
Il Leprotto arrivò dal Procione con gli
occhi tristi-tristi. – Che devo fare, Maestro? – gli chiese raccontandogli
quello che gli era successo.
– Non rattristarti e continua a
studiare, – disse il Maestro. –Tu suoni non solo per te. Un giorno lo
vedrai. Diventerai un vero musicista. Ti ascolteranno. La tua musica
penetrerà anche nei cuori di coloro che oggi non ti capiscono. Esercitati e
impara ad aspettare. Ho fede in te.
L’estate passò così in fretta che gli
animali non si accorsero quasi che il bosco era ingiallito. In men che non
si dica arrivò l’autunno, le foglie iniziarono a cadere, la pioggia veniva
giù e il vento batteva forte. Nel bosco non si stava più così bene:
l’inverno era alle porte. Gli uccelli migravano verso i paesi caldi.
Quando iniziò a cadere la neve, agli
animali sembrò che l’inverno non sarebbe più finito e che i tiepidi raggi
del sole non li avrebbero più svegliati al mattina e che il prato non
sarebbe più stato ricoperto di mille colori.
Il Leprotto prese allora il flauto e
iniziò a suonare. Nel glaciale silenzio del bosco invernale si sentì una
melodia fresca come una mattina di primavera.
“L’inverno non è eterno, – sembrava dire
la melodia. – Il sussurro dei bucaneve che spuntano, il gioioso mormorio del
ruscello che scorre, l’allegro schiammazzo degli uccelli che tornano a casa,
tutto questo ci sarà ancora!”
Gli abitanti del bosco accorsero al
suono del flauto, incantati dalla dolcezza della melodia. Ascoltandola
sembrò loro che il bosco si fosse risvegliato e riempito nuovamente di sole,
di profumo delle erbe e dei fiori, di suoni e colori magici.
La melodiosa voce del flauto era dolce e
appena percettibile, ma tutti la sentivano perché raccontava i loro sogni.
E l’inverno non sembrò più così lungo e
rigido.