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La lince Murka

La gatta Murka stava appisolata sulle ginocchia del suo padrone, mentre lui leggeva un libro. Murka schiudeva pigramente gli occhi, quando veniva girata la pagina, dava un’occhiata distratta a qualche illustrazione e s’immergeva di nuovo nella sua dolce sonnolenza di gatta.

– Che libro meraviglioso! – diceva il padrone. – Si chiama “La vita degli animali”. E tu, Murka, dormi e non sai quali animali esistono nel mondo. Guarda, mia dormigliona, questa con il collo lungo è la Giraffa, questo con la proboscide è l’Elefante, questa...

Il padrone voltò la pagina e Murka si destò. Dalla pagina del libro la guardava una gatta, simile a Murka, solo con un ciuffetto di peli in cima alle orecchie.

– Hai riconosciuto la tua parente? – disse il padrone. – Sì , è una gatta come te, ma selvatica e si chiama Lince.

Il padrone parlò degli altri animali facendo vedere a Murka le illustrazioni con le loro immagini. Ma la gatta selvatica non le dava pace. E quando il padrone se ne andò, Murka si mise di nuovo a guardare e a riguardare la Lince.

– Che stupendi ciuffi! – mormorava Murka ammirata. – Oh, se li avessi pure io! Mi starebbero tanto bene! E se me li facessi da sola? È una buona idea! Ma con che cosa?..

Murka rimase soprappensiero.

Poi esaminandosi bene, trovò che la sua coda così  folta non avrebbe patito se avesse tagliato un po’ di peli. Tanti quanti ne bastavano per i ciuffi.

Detto-fatto! Murka attaccò i ciuffi alle sue orecchie e si avvicinò allo specchio.

Murka ebbe persino l’impressione che con i ciuffi sembrasse più bella della gatta selvatica del libro.

– Esco subito nel cortile perchè tutti vedano come sono bella! – disse Murka e corse fuori.

Tutti i gatti del cortile rimasero sbalorditi alla sua apparizione. E un gatto che stava miagolando, rimase addirittura con la parola in bocca, cioè  con il miao in bocca.

– Una gatta straniera! – esclamò un gatto.

– Secondo me, è la nostra Murka, – replicò un altro.

– Non è Murka! – affermò il terzo.

– La coda è di Murka, ma ha meno peli, – disse il quarto.

– Gli occhi sono di Murka! – affermò convinto il quinto.

– Ma le orecchie?! Non sono sue! – esclamarono tutti gli altri.

– Murka, sei tu? – finalmente osò chiedere un gatto.

– Cosa posso dirvi... – rispose misteriosamente Murka. –Sono io e nello stesso tempo non lo sono. Sono la Lince Murka!

– Linciamurka?! – dissero stupiti i gatti.

– La Lince Murka, – corresse la gatta.

– Non capisco, – disse un gatto, – ma cos’hai, Murka? Ti fanno male le orecchie?

– Ma non vedete che sono dei ciuffetti? – rispose offesa Murka. – È l’ultimo grido della moda.

– Non ho mai visto in vita mia gatte che portino ciuffi sulle orecchie, – disse diffidente un vecchio gatto.

– Le nostre gatte domestiche non portano ciuffi, ma le selvatiche, sì! – dichiarò Murka convinta. E sfilò con fare civettuolo davanti alla compagnia dei gatti per far vedere meglio il suo ornamento.

– Selvatico significa “incivile”, “primitivo”, – borbottò il vecchio gatto. – Ho vissuto una vita lunga, ho girato tutto il mondo e in nessun paese i gatti si addobbano con questi ciuffi.

– “Ho girato... ho girato...” – lo scimmiottò una gatta. –Cos’hai visto nella tua vita? Due o tre cortili vicini e un vicolo? Può darsi che da qualche parte abbiano gli orecchi con i ciuffi!

– Ma certo! – la sostenne Murka incoraggiata. – La Lince vive nei paesi lontani e questa moda non è ancora arrivata nel nostro cortile.

– La moda! – ironizzò il vecchio gatto. – Domani vi può saltare in testa di tagliarvi la coda e direte che è la moda! O di non lavarvi! Guai a lasciarsi trascinare dalla moda! Sono convinto che la tua amica Lince non si attacca i ciuffi, è nata con questi ciuffi. E i tuoi? Basta tirarli e non ci sono più! Tu, Murka, non devi arrabbiarti, devi darmi ascolto. Rischi di diventare lo zimbello di tutti! Linciamurka!

Murka si offese e tornò a casa. Si accomodò sulla poltrona con molta attenzione per non rovinare i ciuffi e si addormentò. E sognò che qualcuno bussava alla porta.

Murka apre e sulla soglia c’è la Lince.

– Buon giorno! – dice la Lince alla Murka. – Ho camminato molto per arrivare da te. Il mio paese è molto lontano.

– Benvenuta, si accomodi! – le dice Murka e felice offre all’ospite la sua poltrona preferita.

– Non ho tempo di sedermi! – risponde la Lince. – Sono venuta per un affare molto importante. Ecco come sei, Murka! Lascia che ti guardi bene! Ho sentito dire che ti chiami Lince Murka, ti sei attaccata i ciuffi! Vuoi diventare una vera lince? Vivrai con noi, con i gatti selvatici. T’insegneremo quello che sappiamo fare. È per questo che sono venuta, per portarti via con me!

Murka si sentì  molto orgogliosa. La Lince stessa era venuta per invitarla e condurla nella sua famiglia dei gatti selvatici! Se tutti quei miserabili gatti di cortile lo sentissero, morirebbero d’invidia!

Non oserebbero ridere dei ciuffi di questa gatta selvatica, grande e graziosa, negli occhi della quale c’erano dignità e forza.

– Ti sei fatta i ciuffi molto bene, – continuò la Lince. – Ma questa è solo somiglianza esteriore. Devi avere anche il carattere e il comportamento della lince. Faremo di te una vera predatrice. Andiamo a caccia di preferenza la notte. Anche tu, se non sbaglio, vedi molto bene nel buio e ti piace uscire di notte, vero?

Sì, era vero, Murka vedeva bene nel buio, come tutti i gatti. Ma in quel momento guardò con tristezza la sua morbida poltrona, nella quale amava dormire non solo di giorno, ma anche di notte.

– E a chi si dа la caccia? Ai topi? – chiese Murka.

La Lince scoppiò in una risata.

– No, Murka, il topo è una preda troppo piccola per la lince. Tu devi dimenticare le tue abitudini domestiche. Noi diamo la caccia alla lepre, o anche a qualcosa di più grande, il capriolo, per esempio.

Murka non aveva nessuna voglia di dare la caccia alla lepre o a qualcosa di simile. Non dava la caccia nemmeno ai topi. Un giorno quando nella loro casa apparve un topo, Murka chiuse gli occhi e fece finta di non vederlo. Il padrone fu molto scontento, la sgridò, disse che Murka era proprio pigra. Alla fin fine fu costretto a comprare una trappola. Sì, Murka era pigra, ma nel suo cuore c’era anche molta pietа per gli animali. No, non voleva essere una predatrice e per di più non ne aveva il carattere.

– Preparati per il viaggio, Murka, – disse la Lince. –Abbiamo molta strada da fare.

Murka temporeggiava. Come spiegare alla Lince che voleva portare solo per un po’ i ciuffi di lince e non vivere la vita di gatta selvatica e di predatrice? Murka è una vera gatta domestica, abituata a vivere nella casa dell’Uomo... Murka cominciò a preoccuparsi poichè vide con orrore il movimento minaccioso dei ciuffi sulle orecchie della Lince. Le faceva paura il solo pensiero di come sarebbe finita questa terribile esperienza. Ma in quel momento... Murka si svegliò.

Quando uscì  nel cortile, alle orecchie non aveva più i ciuffi di lince. Murka era proprio felice di poter essere semplicemente una gatta domestica.

 

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