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La lingua del cuore

(a Raffaella Artiaco)

 Il piccolo Leoncino aspettava sempre la passeggiata della domenica con impazienza. Il vecchio Leone si metteva il cappello, prendeva la canna e assieme andavano al parco. In quel giorno festivo, soprattutto se era sereno, s’incontravano le famiglie dei più vari animali.

Al Leoncino piaceva molto il modo con cui Nonno Leone li salutava: alla Scimmia rivolgeva il saluto nella lingua della scimmia, allo Struzzo – nella lingua dello struzzo,  alla Giraffa – nella lingua della giraffa, all’Elefante – nella lingua dell’elefante, al Serpente –nella lingua del serpente, al Pavone – nella lingua del pavone. Si può scambiarsi un inchino con un semplice saluto, fare un cenno col capo sorridendo, dimenare la coda o agitare la zampa amichevolmente. Ma salutare un altro animale nella sua lingua madre è veramente meraviglioso! Il Leone non si contentava di salutare gli animali, ma domandava loro come stavano, cosa c’era di nuovo nella loro vita e molte altre cose. Era spiacevole per il Leoncino non capire la loro conversazione. Ma ascoltava come se fosse una musica splendida. Un bel giorno anche lui imparerà e non sarа più un mosaico di suoni sconosciuti!

Un giorno?! Ma perchè non oggi?!

E il Leoncino decise di non perdere tempo. Ma da dove cominciare?

Ma forse dal come inizia il giorno, dal “buon giorno”. Il Leoncino faticò molto per imparare questo saluto nelle lingue di tutti gli animali. Naturalemente volle poi salutarli tutti, come faceva il vecchio Leone. Ma mentre augurava a tutti “buon giorno”, venne la sera. E il Leoncino si mise ad imparare le parole “buona sera” e poi “buona notte”. Ma questo non gli sembrava sufficiente. E come dire: “Come ti chiami?”, “Perchè sei triste?”, “Giochiamo a nascondino!”?

Il Leoncino aveva un maestro magnifico – il vecchio Leone. Il Leone diceva al nipotino: “Non aver paura a fare domande, imparerai molte cose!”

Il Leoncino progrediva negli studi. Ma quante cose ancora, con suo grande disappunto, rimanevano sconosciute! E lui era impaziente, non vedeva l’ora di imparare tutto.

E allora un giorno, durante la passeggiata, il vecchio Leone gli disse: “Guarda lа dove c’è la cascata. Due viaggiatori vogliono riempire le loro brocche, uno l’ha messa lа dove l’acqua zampilla, l’altro sotto un flusso d’acqua più forte. Chi dei due riempirа la brocca prima?”

Il Leoncino volle rispondere subito senza riflettere: “Ma certamente colui che l’ha messa sotto il getto più forte!” Il vecchio Leone l’interruppe: “Non aver fretta a rispondere. Avvicinati e guarda”.

E il Leoncino vide che con il getto forte l’acqua piombava nella brocca e s’infrangeva in mille spruzzi che si disperdevano in tutte le direzioni. E nel vaso restava solo una piccola parte di tutta quell’acqua. Il viandante perse la pazienza e collocò la sua brocca sotto un getto ancora più forte che ruppe in mille cocci il recipiente.

E l’altra brocca? Il sottile zampillo d’acqua entrava nel suo collo e la riempiva rapidamente.

– La testa è come un recipiente e ciò che impari è il suo prezioso contenuto, – disse il vecchio Leone. – Tu devi riempirla rapidamente, ma senza perdere nessuna delle preziose gocce e senza romperla!

– Ho capito, – disse il Leoncino.

 

Di tempo da questa conversazione ne era passato parecchio. Il piccolo Leoncino sapeva già molte cose, ma di certo non tante quante il vecchio Leone. Ma anche di lui ormai si diceva: “È quel Leoncino che conosce le lingue di tanti animali.” Al Leoncino piaceva moltissimo sentir dire queste parole, si era persino un po’ inorgoglito.

 

Un giorno il Leoncino arrivò presso una sorgente e vide una piccola bambina bionda. Voleva salutarla, ma non conosceva la sua lingua.

La Bambina aveva un viso birichino. Gli sorrise. Il suo sorriso era come un “buon giorno”. Il Leoncino le rispose pure con un sorriso che pure voleva dire “buon giorno”.

La Bambina con le sue manine attinse l’acqua alla sorgente, le portò alla bocca e bevve. Guardandola il Leoncino pensò: “Chissа quanto sarа buona l’acqua in quelle piccole mani!” Anche lui voleva bere da quelle manine, ma non sapeva come esprimere il suo desiderio.

Intanto la Bambina con le sue piccole mani aveva di nuovo raccolto l’acqua limpida della fonte e la offrì al Leoncino. Lui si mise a bere, chiudendo gli occhi di piacere. Non esisteva acqua più buona di quella in tutto il mondo!

La Bambina gli sorrise di nuovo. E il Leoncino vide in quel sorriso il più  bel “buon giorno”, inondato di sole, pieno di colori meravigliosi e di suoni magici. Non ci poteva essere niente di più  prezioso di questo dono.

Tornando a casa il Leoncino pensava alla bella Bambina bionda, all’acqua della fonte nelle sue dolci manine e al suo sorriso.

 Il Leoncino raccontò quanto era accaduto al vecchio Leone e gli domandò come mai la Bambina aveva capito tutto ciт che lui desiderava esprimere.

– La Bambina parlava con te la lingua del cuore, – rispose il vecchio Leone. – Colui che sa tutte le lingue del mondo, ma non capisce la lingua del cuore, non conosce alcuna lingua.

Il Leoncino pensava adesso che c’era un’altra musica ancor più bella di quella delle lingue: la musica che possono sentire soltanto coloro che conoscono la lingua del cuore.

 Tatiana Koroleva 

 

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