Il lupo nel giardino zoologico
Nel fitto del bosco, nel loro covo, i
lupi tenevano un consiglio.
– Voi sapete, – disse il capobranco, – che
poco tempo fa nel nostro branco è successa una disgrazia. Uno dei nostri
migliori rappresentanti è stato catturato dai cacciatori e portato nel
cosiddetto Giardino Zoologico.
– Che cos’è un Giardino Zoologico?
– chiese un Lupetto.
– Darei la mia vita, caro figliolo,
perché tu non lo sappia mai, – sospirò la Lupa e carezzò la testa del
Lupetto. – Il Giardino Zoologico è un posto in cui gli uomini tengono gli
animali catturati dentro le gabbie. E li espongono alla curiosità della
gente per guadagnare soldi.
– Dunque, – continuò il capobranco, – due
dei nostri fratelli sono andati in ricognizione e con l’aiuto di cani amici
hanno appreso dove si trova il Giardino Zoologico. Stanotte dobbiamo
liberare dalla prigionia il nostro compagno. Tre lupi realizzeranno il piano
di liberazione, – concluse il capobranco indicando i tre lupi più coraggiosi
ed intelligenti.- Al calar della notte vi raccomando di essere pronti.
Quando si fece buio i tre lupi si misero
in cammino. Essi raggiunsero facilmente la periferia della città, ma da quel
momento dovettero essere al massimo prudenti. Cercavano di evitare i
passanti e la luce dei lampioni. A tratti venivano abbagliati dai fari delle
macchine che correvano veloci nella notte come struzzi. La città pian piano
si addormentava, nelle finestre delle case si spegnevano le luci.
– È molto strano il fatto, – mormorò un
lupo, – che gli uomini abbiano collocato il Giardino Zoologico nel centro
della città, e non vicino al bosco.
– L’uomo è abituato alle
comodità, – rispose un altro lupo. – Gli piace avere tutto a portata di
mano: posta, negozi, cinema, mercati e anche il Giardino Zoologico...
Silenzio, pare che siamo arrivati.
Il Giardino Zoologico era grande, ma gli
animali stavano stretti ed erano proprio tanti!
I lupi scorsero le gabbie con il
leopardo, 1a giraffa, l’elefante, 1’orso e finalmente videro il loro amico
che andava su e giù dietro le sbarre di ferro.
Non si può immaginare quanta meraviglia
e gioia provò il prigioniero alla vista dei suoi cari amici!
Essi lo guardavano con occhi fissi e a
stento lo riconoscevano.
– Come sei magro! Come sei smunto!
Sembri uno scheletro! Ti tengono a stecchetto in questo Zoo?
– No, – rispose il Lupo, – il signor
Pino mi porta il cibo ogni giorno.
Si ricordò che quella mattina il signor
Pino, avvicinandosi alla gabbia, aveva scosso il capo con commiserazione e
aveva detto:
– Povero Lupo! Che
sventura ti è
capitata! Non tocchi cibo da diversi giorni. Hai dichiarato lo sciopero
della fame? Ascoltami, io sono un uomo vecchio che nella vita ne ha viste di
tutti i colori. Ogni giorno i bambini vengono a guardarti. Cosa possono
pensare di te? Non devi compromettere la tua dignitа. Tu in questo Zoo
rappresenti la razza dei lupi. Per questo devi avere uno sguardo fiero come
se tu fossi libero e non in gabbia. Non scoraggiarti, amico, mangia e cerca
di superare questi momenti difficili.
Ma questo il Lupo non lo raccontò ai
suoi amici.
– Sono dimagrito perché ho nostalgia di
voi, – disse. –Come stanno tutti i nostri?
– Lo vedrai tu stesso, – risposero i
lupi. –Siamo venuti per liberarti. Ora apriamo la gabbia e fuggirai con noi
nel bosco.
– Darei la vita per trovarmi di nuovo a
casa, nella nostra foresta!–esclamò il Lupo.
– Su, esci! Non possiamo perdere un
secondo, affrettiamoci, scappiamo! Se il custode dà 1’allarme, siamo
perduti, – dissero gli amici.
Ci volle un po’ di tempo per aprire il
catenaccio della gabbia, ma quando 1’aprirono constatarono con meraviglia
che il Lupo rimaneva al suo posto.
– Amici, ascoltatemi! – disse. – Se
sapeste, quanto desidero la libertà! All’inizio ero pronto a spezzare le
grate di ferro con i denti. Ho odiato lo Zoo e i suoi visitatori che
guardano con curiosità gli animali nelle gabbie, i miei compagni di
sventura. Mi tappavo le orecchie per non sentire le loro voci, chiudevo gli
occhi per non vedere le loro facce. La sera attendevo con impazienza che il
Giardino Zoologico si chiudesse. La notte sognavo che il giorno non venisse
mai. Invece, ecco che di buon mattino davanti alle nostre gabbie riappariva
la gente. Ed io volente o nolente sentivo i loro dialoghi. “Papà, –diceva un
bambino, – assomiglia tanto al cane Fido che c’è nel nostro cortile. È suo
fratello?” – “No, – rispondeva il papà. – È un lupo. Vedi la targhetta. C’è
scritto “Lupo”.
– Mi sentivo umiliato, – disse il Lupo
ai suoi amici. – Come se non fosse chiaro anche senza la scritta chi sono
io! “No, –scuoteva il capo il bambino, – io il lupo l’ho visto molte volte
nei cartoni animati. Qualche volta è cattivo, altre volte è spassoso e
tutti ridono perché sembra un animale poco intelligente. E la lepre, che è
più furba, riesce sempre a metterlo nel sacco”. Quanto diceva il bambino al
padre mi faceva piangere il cuore, tanto mi sentivo addolorato ed offeso.
“Vedi, – spiegò il padre, – il lupo del
film è il frutto della fantasia dell’uomo, questo lupo è autentico”.
– “Autentico? –ripetè il bambino e mi rivolse uno sguardo pieno di rispetto
e di ammirazione. – I suoi occhi sono tanto intelligenti... ma mi sembrano
anche tanto tristi”, – aggiunse e mi offrì il suo gelato.
– Vedete che storie circolano su di
noi, – concluse il Lupo. –Se io ritorno nel bosco, i bambini non potranno
mai conoscere il vero lupo. Ieri mattina una bambina mi ha chiesto: “Perché,
Lupo, hai mangiato Cappuccetto Rosso?” – Non sapevo cosa risponderle. Ma il
cappuccio è buono da mangiare? – mi chiedevo. Da quel giorno le sue parole
mi tormentano perché non riesco a dimenticare quegli occhi pieni di lacrime.
È stato il signor Pino a spiegarmi che c’è la vecchia favola di Cappuccetto
Rosso e del Lupo. Io stesso mi sono sentito male quando ho saputo che il
lupo mangia la nonna, malata e vecchia, e la piccola bambina che andava a
farle visita. Anch’io ho pianto finché il signor Pino non mi ha assicurato
che era solo una favola e che per la Nonna e Cappuccetto Rosso tutto finisce
bene. Per noi, lupi, è una questione d’onore. Voglio guardare negli occhi i
figli dell’Uomo affinché capiscano chi è il vero Lupo. Forse quando i
bambini di oggi diverranno adulti, non ci saranno più gli Zoo con le gabbie.
Essi verranno nel bosco per riposarsi dalla vita di città e ci diranno da
buoni amici: “Salve, lupi!”
– Chissà quanto tempo dovrà passare
prima che arrivi quel giorno. E io intanto devo restare qua, anche per
questo, – disse il Lupo.
– Non potrò mai dimenticare un uomo
gobbo, simile a qualcuno che porta sulle spalle un fardello molto pesante al
punto da non poter camminare. Quando il pubblico se ne fu andato, il gobbo
si avvicinò alla mia gabbia, strinse con forza le sbarre e mi disse con voce
fioca: “Eh, fratello, anche la tua vita è andata storta, come la mia. Io
posso capirti...” Compresi allora che tra noi, animali, e gli esseri umani
c’è un legame. C’è qualcosa nella vita dell’uomo che può assomigliare a
quella del lupo. Per capirlo meglio, occorre restare qui.
– Hai ragione, – dissero i lupi. – Ma tu
non sarai un prigioniero a vita dello Zoo. Ti sostituiremo nella gabbia a
turno, e non solo noi, ma tutti i lupi del nostro branco.
E così fecero.