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La mostra dei gatti domestici

(a Tommaso Giuseppe Angelotti)

Il gatto randagio Bigio faceva la sua solita passeggiata – a quell’ora andava ad ammirare la vetrina della salumeria – quando la sua attenzione fu attirata dalla gente che stava leggendo un manifesto.

Bigio incuriosito si mischiò tra la folla e cominciò a leggere anche lui.

“Domani a mezzogiorno nel Parco cittadino avrà luogo la mostra dei gatti domestici...”

– Non è giusto! – esclamò Bigio – Le mostre servono ad esporre gli oggetti. Noi siamo esseri viventi !

“Per i partecipanti alla  mostra, – continuò a leggere Bigio, –sono previste gare di acrobazia, di grazia, di canto. Il vincitore sarà premiato. L’ingresso è libero”.

– Questo avviso è molto interessante, – miagolò Bigio e corse in tutta fretta dagli amici per dare loro la notizia dell’avvenimento.

– Oh, chissà come sarà bello questo concorso! – esclamò incantata una gattina. – Sono molto curiosa di vedere.

– Cosa c’è di bello a  guardare i gatti sazi, sonnolenti, fannulloni e per niente intelligenti?!

– Ma  perché solo guardare, possiamo anche partecipare!

– Nel manifesto si parla di gatti domestici e noi non lo siamo.

– Non è vero, – spiegò Bigio – anche se non abbiamo una casa, siamo gatti domestici, perché non siamo selvatici come quelli che vivono nelle foreste e nelle giungle.

Mi raccomando, fate una bella dormita. Domani, quando vi sarete alzati, lavatevi e pettinatevi in modo da essere presentabili al concorso!

La mattina nel Parco iniziò la sfilata solenne: i padroni, chi in braccio, chi nella borsa o nel cestino, portavano i loro gatti –grigi, tigrati, bianchi, neri, variopinti, rossi, col petto bianco, vellutati, col pelo lungo o corto, con gli occhi azzurri, gialli, verdi... Alcuni avevano sul collo dei  fiocchi sgargianti.

– Uh-uh-uh! – miagolarono i gatti della compagnia di Bigio, osservando la processione. – Non sono gatti, ma bambocci!

– A me  piace, – disse sognante una gattina. – Ah, se anch’io avessi un fiocco come quello !

– Ma guarda chi c’è, – sussurrò un gatto a Bigio, indicandogli una gattina dal pelo rosso. Era Stellina,  la gattina del primo piano della casa nello scantinato della quale avevano trovato rifugio Bigio e la sua compagnia. Bigio provava disprezzo per tutti quei gatti coccolati per i quali le padrone andavano al mercato del pesce e dicevano al pescivendolo: “Per favore, mi dia del pesce fresco, altrimenti il mio gatto non lo mangia!”. Ma per Stellina Bigio aveva una simpatia  particolare. Qualche volta quando Stellina si affacciava alla finestra per osservare la vita del cortile, Bigio, passando davanti, faceva dei salti acrobatici per farsi notare. Vedendolo Stellina si entusiasmava e batteva le zampine. Bigio, fingendo di non aver visto la spettatrice estasiata, si allontanava con fare indifferente.

Ora, vedendo Stellina, Bigio non aveva più dubbi: voleva  partecipare al concorso.

– Che strana compagnia! – disse il Presidente della giuria all’apparizione di Bigio  e dei suoi amici.

– Sono Bigio, – si presentò il gatto e tese la zampa al Presidente. – E questi sono i miei amici.

– Non  mi ispirano fiducia, – disse piano il Presidente ai suoi colleghi.

– A me invece questa compagnia piace molto, – replicò un membro della  giuria, un uomo robusto con gli occhi allegri. – I loro musetti sono molto intelligenti. Con loro il concorso sarà più interessante.

– Diamo inizio alle gare! – annunciò il Presidente.

Bigio  e i suoi amici attendevano con impazienza la fine del concorso di bellezza. Qui contavano la razza, il peso, la forma delle orecchie, la lunghezza dei baffi, la bellezza della coda, il colore degli occhi e altro ancora. Tutte cose nelle quali la compagnia del cortile non era in grado di rivaleggiare con i partecipanti al concorso.

Ed ecco, finalmente, iniziare la vera gara.

 

La prima prova consisteva nel camminare su un filo di acciaio, teso tra due edifici altissimi. Bigio aveva camminato tante di quelle volte sui pericolosi e scivolosi cornicioni dei grattacieli che la prima prova non gli parve affatto difficile.

Anzi, decise di renderla più complicata: a metà del percorso fece un salto mortale doppio. Lo eseguì con tale disinvoltura da riscuotere gli applausi non solo degli spettatori, ma anche della giuria.

Nella seconda prova i partecipanti del concorso dovevano cantare.

Alcuni gatti, per mostrare le loro doti canore, strillavano, miagolavano, gnaulavano, gridavano tanto forte  che ai membri della giuria era venuto il mal di testa. ed essi,  di nascosto, con le mani  si tappavano le orecchie.

Quando venne il turno di Bigio egli annunciò: “Se la gentile giuria è d’accordo, canterò una romanza di  mia composizione”.

La giuria era d’accordo.

Bigio cantò la storia della sua vita di gatto randagio che aveva le sue tristezze, però anche le sue gioie, perché era libero, ma ugualmente sognava una casa. La romanza era dedicata a Stellina, ma nessuno lo sapeva, nemmeno Stellina. Bigio cantò con tanto sentimento, che il pubblico pianse.

Bigio si dimenticò persino che stava partecipando al concorso e non si preoccupò del giudizio della giuria. Con sorpresa venne  a sapere che con  Stellina erano in testa alla graduatoria.

– Forza, Bigio, bravo! – gli gridavano gli amici. – Evviva Bigio, il nostro campione!

Anche il pubblico tutto, o quasi, la pensava così.

Rimaneva ancora l’ultima prova, la più piacevole: bisognava mangiare una coscia di pollo nel più breve tempo possibile e in modo elegante.

Bigio prese la coscia e, prima di cominciare a mangiarla, guardò Stellina. La gattina gli sembrò molto tesa, persino amareggiata perché poteva sfuggirle la vittoria finale.

– Stellina, – sussurrava amorevole la sua padrona, –  fa la brava, fa uno sforzo!

– Non farti prendere dalla paura! –  ora la voce della padrona aveva delle intonazioni minacciose: “Devi vincere!”

Il pollo era ottimo e quando Bigio  la portò alla bocca, gli girò la testa.

Nello stesso momento  Stellina, trattenendo le lacrime e cercando di obbedire alla sua padrona, mangiava frettolosamente ma con grazia il pollo che certo non era di suo gradimento.

Bigio all’improvviso lasciò cadere la coscia di pollo, ma l’afferrò al volo, come se stesse giocando a palla. Poi la lasciò cadere ancora una volta.

In quel momento il Presidente della giuria suonò il campanello, dichiarando la fine del concorso.

Stellina e la sua padrona ricevettero tante congratulazioni.

Bigio e la sua compagnia si diressero verso l’uscita.

– Abbiamo visto tutto, – dissero risentiti gli amici a Bigio, –hai voluto perdere per far vincere quella gatta rossa.

In quel momento il membro della giuria, quello robusto con gli occhi allegri, chiamò Bigio e gli disse:

– Sono il direttore del “Circo Roma”, – e gli tese la mano. – Vorrei invitarti a prendere parte al nostro programma.

Bigio ebbe un attimo di esitazione.

– Devi accettare subito, – gli dissero gli amici. – ”Bigio, artista del “Circo Roma”! – È fantastico!

– Va bene, – rispose Bigio, – sono d’accordo, però Lei deve invitare anche i miei amici.

– Non  ho nulla in contrario, – disse il Direttore del Circo. – Prepareremo insieme un numero. Domattina vi aspetto alle prove.

 

Ogni sera gli abitanti della città vanno al Circo. E tutti aspettano con impazienza l’apparizione nell’arena  dell’artista principale del Circo: il gatto Bigio.

Stellina è sempre seduta in prima fila.

È presente a tutte le esibizioni di Bigio.

 

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