L'uccello e la pioggia
La Pioggia ascoltava il canto
dell’Uccello. E quando esso smise di cantare, disse:
– Il tuo canto è così stupendo! Ma in
esso c’è tanta tristezza!
– Io amo il Sole, – rispose
l’Uccello, – e quando vieni tu, la gioia m’abbandona. Guardo il cielo
grigio, il giardino bagnato, come se fosse in lacrime, e mi sento
afflitto...
– Vorrei tanto non
addolorarti! – esclamò la Pioggia. – Ma io non posso vivere senza il tuo
canto. Permettimi almeno qualche volta di venire ad ascoltarti.
L’Uccello tacque.
La Pioggia veniva sempre più raramente.
Ma alla sua apparizione l’Uccello diventava subito triste.
– Come sei stato senza di me? – chiedeva
la Pioggia.
– Stavo guardando il Sole, – rispondeva
l’Uccello, – e mi è sembrato che le nuvole stessero per coprirlo e che tu
stessi venendo.
E allora la Pioggia disse:
– Non ti farò più soffrire. Addio! Sii
sempre felice!
Da quel momento vi furono solo
splendenti giornate di Sole.
L’Uccello cinguettava allegramente.
Cantava con la speranza che la Pioggia non sarebbe mai più ritornata. E la
sua malinconia e il suo grigiore non avrebbero mai più spento i colori
radiosi del giardino. E le sue gocce non avrebbero mai più tamburellato
sulle foglie dei vecchi alberi...
Passт
un po’ di tempo.
– È molto strano, – disse un giorno
l’Uccello. – Nessuno ascolta più il mio canto. Prima anche quando pioveva
forte, i passanti si fermavano al suono della mia voce e stavano lì finchè
la melodia non finiva... Ora passano senza fermarsi, come se io non
esistessi! Non importa! Canterò solo per me, godendomi i raggi del Sole!
L’Uccello gorgheggiò con esultanza.
Nessuno gli dava più ascolto. Malgrado
tutto, il disinteresse per il suo canto lo preoccupava sempre di più.
L’Uccello non cantava più come prima
tutto il giorno, ma solo raramente e con poca voglia.
Un giorno l’Uccello tacque e nessuno se
ne accorse, nessuno gli chiese perchè non cantasse.
L’Uccello si sentiva infelice ed
abbandonato. Guardava il giardino risplendente di Sole e sognava che
ritornasse la Pioggia.