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La visita del leone africano nel paese della neve

 C’era una volta un Leone. Il Leone era come tutti i leoni: aveva una grossa criniera e la coda con il ciuffo. Aveva però un sogno tutto particolare: voleva tanto vedere la neve. Il problema era che il nostro amico viveva in Africa e lа, anche d’inverno, la neve non cade mai. “La neve, come sarа fatta?” –il Leone ne sapeva qualcosa solo dai racconti. Chiudeva gli occhi e cercava di immaginare la savana coperta di neve. Dal cielo scendevano giù dei fiocchi candidi, si posavano sulla terra, sui cespugli, sulle zampe del Leone, sul suo naso, sulla criniera...

– Sognavi di nuovo la neve? – chiese la Giraffa. – Ma cosa succederà a te, leone africano, in quei posti freddi? Ti congelerai e ti trasformerai in un ghiacciolo, sarai simile ad un grosso lecca-lecca. Ho sentito dire che da quelle parti portano cappelli di pelliccia con paraorecchi.

– Cosa sono i paraorecchi? – chiese la Iena.

– Sono dei cappelli con le orecchie, – spiegò la Giraffa, –che coprono le vere orecchie, così non si congelano.

– Dovete sapere, – s`intromise la Scimmia, – che tali cappelli vengono portati dagli uomini, quando fa molto freddo. Il nostro Leone non ne ha bisogno, ha la criniera.

– Si, ho la criniera, – confermò il Leone scuotendo la testa con orgoglio.

Ed ecco che un giorno mentre il Leone stava sognando, lo Struzzo che era il postino, gli consegnò una lettera. Il Leone l’aprì. Che cosa ci poteva essere?! Era l’invito alla festa di Natale in un bosco lontano coperto di neve! E poi non vogliamo credere ai miracoli!

Il Leone si preparò per il viaggio. Gli amici gli diedero delle noci di cocco, degli ananassi e delle banane da offrire agli animali del posto.

– Leoncino, volevo chiederti una cosa, – disse la Scimmia. – Dicono che con la neve si può modellare tutto ciò che si vuole. Amico, fammi una scultura e portamela.

– E giа, tanto in Africa di scimmie ce ne sono poche! – rise la Giraffa. – Ci mancava solo quella di neve!

– Non dar ascolto alla Giraffa, Leoncino, fammi una statua. Prima di partire però guardami bene, in modo che la mia immagine ti rimanga impressa e la statua venga precisa identica a me.

– Voi, scimmie, avete tutte la stessa faccia, – disse la Giraffa.

– Per favore, portami un cappello con i paraorecchi, – chiese la Iena.

– E tu , Giraffa , cosa vuoi ? – chiese il Leone.

– A me non portare niente, – disse triste la Giraffa, – guarda la neve e torna presto a casa. Sano e salvo.

Il Leone salì sull’aereo e volò verso il  Paese della Neve.

Atterrò e cosa vide? Un bosco coperto di neve, quasi fosse stato ornato di bianchi ricami. Degli animali molto simpatici erano venuti ad aspettarlo e gli presentarono gli abitanti del posto: il Lupo, la Volpe, la Lince, lo Scoiattolo, l’Alce, la Lepre e l’Orso che in onore dell’ospite aveva interrotto il suo letargo invernale ed era uscito dalla tana.

Il Gelo che si preparava a dare il massimo di sè, quando seppe che il loro ospite sarebbe stato un leone africano che non aveva mai visto la neve, s’addolcì e trattenne le tempeste e le bufere.

I nuovi amici fecero indossare al Leone una sciarpa calda e un bel paio di guanti perchè non si raffreddasse e gli mostrarono i divertimenti invernali. Al Leone piacque molto giocare a palle di neve e scivolare con lo slittino dalle montagnole.

La sera, quando la Luna fece la sua comparsa nel cielo, iniziò la grande festa danzante di Natale.

Il Leone guardava estasiato l’enorme abete ornato per l’occasione. Con la zampa accarezzò le foglie aghiforme dell’albero e ammirato contemplò le candeline colorate.

Ed ecco che iniziò a suonare la musica e gli animali si misero a ballare. Tutti volevano ballare con l’ospite africano. Il Leone ballò con tutti gli animali.

Babbo Natale e i suoi aiutanti iniziarono a distribuire i doni. Al Leone regalarono una grossa scatola con gli ornamenti per l’Albero di Natale. Così anche gli animali dell’Africa avrebbero potuto festeggiare il Natale con un bell’albero addobbato. Poteva essere anche una palma. Il Leone non avrebbe mai voluto che la festa di Natale finisse, non sentiva freddo in quell’ospitale bosco coperto di neve.

Il nostro amico si ricordò allora di quanto gli aveva chiesto la Scimmia e iniziò a modellare una statua di neve.

La Scimmia venne proprio bene, sembrava viva. Teneva persino una banana nella zampa. Il Leone spiegò che voleva portare la scultura in Africa, la Scimmia aveva tanto insistito. I nuovi amici gli spiegarono che era impossibile trasportare in Africa una scimmia fatta di neve: si sarebbe sciolta. Però sarebbe stato bello se la scultura della Scimmia fosse rimasta nel bosco: avrebbe ricordato loro il paese dell’ospite.

Il Leone allora decise di fare le sculture dei suoi amici africani.

Accanto alla Scimmia di neve apparvero la Giraffa, il Coccodrillo, lo Struzzo, la Iena e tanti altri animali, tutti di neve. Il Leone raccontò di ognuno di loro e agli abitanti del bosco piacquero così tanto queste storie che avrebbero voluto conoscerli tutti.

Il Leone invitò lo Scoiattolo, l’Alce, la Lepre, l’Orso, il Riccio e tutti tutti in Africa. Gli abitanti del bosco accettarono l’invito con piacere.

Giunse infine l’ora della partenza. Il Leone stava salutando i nuovi amici, quando all’improvviso arrivò lo zio Vassja, il cacciatore. Niente paura! Lo chiamavano cacciatore per abitudine anche se a caccia non andava più ormai da un pezzo. Lo zio Vassja però amava girare per il bosco con la macchina fotografica.

Oh, che bella scena d’addio venne in fotografia! Il Leone, circondato da tutti gli abitanti del bosco, sorride, ma se osserviamo bene la foto, nei suoi occhi si puтò scorgere una lacrima.

Zio Vassja gli regalò la fotografia con la dedica: “Al caro Leone da Vassja che ama tanto la natura. Con stima e affetto.” Abbracciò il Leone e per ricordo gli regalò anche il cappello con i paraorecchi da portare alla Iena.

Sulla via di ritorno il Leone sperò che la sua amata Africa sarebbe piaciuta ai suoi nuovi amici  tanto quanto a lui era piaciuto il lontano bosco coperto di neve.

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