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Frammenti
Il mio cuore
Ha bisogno d’irruzione
Non del calpestio di passi
Stanchi incerti sommessi
Con l’eco di lontananze
L’ibiscus lì, appena fuori
Reclina i suoi occhi porpora
Non è l’ora
Ma la sera viene prima
Da tanto tempo
Nelle viscere del gioco
Si adagia il paradiso o l’inferno
Dipende da noi
Così ho imparato
Ed è stato doloroso
Il mio cuore
Ha bisogno di parole
Di fuoco e di acqua
Non di tremuli sussurri
E silenzi in punta di piedi
L’allodola dei prati
S’alza verso la luce
Come accecata dal desiderio
Ma poi s’incurva con ali spente
E mozza il suo volo d’istinto
Nessuno è un’isola, amore
Siamo naviganti sospinti nel mare
Dai flutti del destino
Si vede il cielo ma sotto
Negli abissi è mistero
Il mio cuore
Ha bisogno dell’orizzonte alto e dell’ardimento
Non di assopirsi nelle consuetudini
E nell’accattivante cerchio del possibile
Rinuncia al vento tra i capelli
Il gèco portafortuna
Disteso sui mattoni a mezzogiorno
Scruta le foglie dell’edera
Alla destra della taverna
E pare smarrito dalla quiete
Perdere la vita è forse ritrovarla
Diceva un saggio chissà dove
Eppure adesso mi sembra tutt’altro
Mi manca la febbre dell’incontro
E l’incantesimo del tuo sguardo in primavera
Il mio cuore
Vagabonda con malcelata irrequietezza
Tra illusione e verità
Come un dannato nel dormiveglia
Dopo una notte di vino rosso
E se davvero
È stato vero
Quel sogno di bambino
Dentro il mio cuore
Ti muovi ancora
Con una danza di ricordi
Sai, talvolta diventa un canto
Di colori e di odori
E allora ti ritrovo da solo
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