Canti popolari a Fondi ieri ed oggi
PRESENTAZIONE
di Antonio Di Fazio
Questo lavoro è il risultato di una lunga passione e di
una lunga collaborazione fra due nobili personaggi fondani, il maestro
Sergio Preti -musicista di vaglia -e l' avvocato Timodio Sposito, purtroppo
prematuramente deceduto. In particolare quest'ultimo ha potuto imprimere in
questo lavoro il suo amore per il popolo, per il quale ha speso tanta parte
della sua vita anche nell'impegno politico, e per la cultura tradizionale.
Il maestro Sergio Preti ha saputo aggiungere la sua passione per la musica,
che lo ha portato ad esplorarne i diversi registri espressivi, nonché il suo
sempre convinto impegno per l'elevazione civile e culturale dei giovani e di
tutta la popolazione locale.
Ma non già per queste premesse così esaltanti, non per questi due 'nomi'
così noti ed apprezzati a Fondi, questo volumetto giunge a tutti gradito.
Esso infatti -nella riproposizione di testi letterari e musicali raccolti
direttamente dalla tradizione, o creati ex novo sulla matrice di quella -ci
riporta per un momento alle nostre comuni radici popolari e contadine,
delibando dalla profondità storica di una cultura poche espressioni, pochi
indizi e movenze, pochi suoni ed armonie, ma di certo i più gustosi e veri.
Come accennavo, il libro è composito: perché accanto a testi dell'autentica
tradizione popolare peraltro ancora molto noti (Brunetta de montagna, E jècc
Capedann.. .), sono proposti nuovi testi originali (parole di Sposito e
musiche di Preti) che a quella tradizione comunque si collegano. Non so se è
legittimo oggi ricreare la canzone popolare, specie se i creatori sono
oggettivamente collocati nel vasto 'ceto medio' e formati alla cultura
ufficiale di origine borghese e signorile, dunque oggettivamente élitaria. E
invero gli stessi autori appaiono di ciò consapevoli, quando -nella succosa
e quanto interessante loro Prefazione (ma vi si sente interamente la mano e
la raffinata cultura letteraria del compianto Timodio) -definiscono il loro
tentativo "scolastica contaminazione"; e - in riferimento al mutato contesto
sociale -chiariscono icasticamente che "mani nere non ve ne sono quasi più".
Troppe cose sono radicalmente mutate (la globalizzazione...) perché una tale
operazione appaia legittima e indiscutibile. Di certo c'è comunque da
ricordare che questa modalità di creazione della cultura popolare è già nota
agli studiosi, i quali parlano di complessi movimenti di 'circolarità' nei
rapporti fra cultura ufficiale 'alta' e cultura popolare: per Gramsci si
tratta di momenti dello "spontaneo confronto tra il modo di essere dei
diversi ceti" (v. Osservazioni sul folclore, in Letteratura e vita
nazionale, Torino 1950, p. 219).
E dunque facendo tacere un momento il purismo che può albergare in qualcuno
di noi -e di certo nel sottoscritto, che tali fenomeni già li ha rifiutati
in Popolo e cultura a Fondi (1983) la bellezza e significatività delle prove
dei due Autori, se pure non possono aspirare a rientrare di pieno titolo nel
corpus della cultura popolare tradizionale, almeno costituiscono occasione
ulteriore di conoscenza -attraverso operazione sostanzialmente mimetica -del
pensiero, dei sentimenti, delle angosce e delle speranze di una popolazione
contadina che per secoli ha lavorato duramente e lottato contro ostacoli
naturali (la palude, la malaria, il marciume radicale, le gelate...) e
sociali per far fiorire la Piana di Fondi e Monte S. Biagio.
Ma un' altra considerazione, un altro approccio è quello che mi attrae, e
sono sicuro interesserà anche altri. Ed è il rancore e la malinconia per la
fine di quel mondo, per il tramonto di una speranza; basti rileggere la
prima quartina di Funne mije:
Na vòt Funn mie era chiù bèjje
na vòt a Capetann se cantav
iu popel vevev senza guerr
iu popel fatiav p' ccampà
Sì, dicono gli autori, le condizioni di vita e di produzione sono cambiate,
magari migliorate, la terra non è più "amara e fatale". ..Ma nemmeno più la
gente medita come allora "utopistiche aurore", che di certo erano le stesse
-riscatto dei contadini, società più giusta, crescita umana e culturale per
tutti -per le quali fino agli ultimi giorni della sua vita si batté Timodio
Sposito, per le quali ancora vibra di indignazione l'animo di Sergio Preti.
Si colloca qui, amo credere, in questo tramonto rapido delle "utopistiche
aurore" che tutti noi fondani, razza contadina, abbiamo sempre sognato,
l'origine malinconica e struggente di questo canto rinnovato alla grande
storia e ai grandi patimenti del popolo fondano.
L'IMPEGNO MUSICALE DI SERGIO PRETI SI CONNOTA
DI PASSIONE UMANA PER LA CULTURA,
PER LE TRADIZIONI POPOLARI,
L'EDUCAZIONE SOCIALE, IL PROGRESSO SPIRITUALE
Di Don Luigi Mancini
Il maestro Sergio Preti nella sua vita ha messo al primo posto la musica.
Dando la priorità a questa nobile arte ha trasformato il suo insegnamento,
il suo studio, i suoi concerti in passione culturale. .
Dalla musica sinfonica, all' operistica, dai corali polifonici, dai
repertori antichi, ai moderni il maestro Preti ha visitato tutti gli ambiti
della ricchezza musicale sia profana che religiosa offrendoci nel tempo una
vasta esperienza culturale ed un diletto spirituale. Tra un brano e l'altro
ha amato spiegare ed ancora si diletta di spiegare le caratteristiche degli
strumenti utilizzati, le tonalità, le melodie, le correnti storiche.
Nonostante i suoi anni e la sua straordinaria carriera il maestro Preti ha
l' entusiasmo, la passione, l'ingenuità e lo stupore di un musicista
all'inizio delle prime battute.
A Fondi, e non solo da noi, Sergio Preti è stato ed è un punto di
riferimento per l' educazione musicale.
Quando ero un ragazzo lo ricordo alla direzione della banda cittadina. Per
me è stato ed è il mitico maestro. L'ho conosciuto mentre dirigeva i
concerti della banda musicale di Fondi in piazza Duomo. I suoi concerti,
seguiti ed apprezzati dalla gente, erano degli avvenimenti.
Da lui ho imparato a conoscere gli autori di sinfonie, italiani e stranieri.
Mi sono rimaste impresse nella memoria le sue impareggiabili
interpretazioni, le sue spettacolari direzioni. Dai suoi concerti ho gustato
i "canzonieri". Ho imparato a considerare la musica popolare, grande miniera
di motivi, di ispirazione. La "napoletana" è il filone più noto, ma la
ciociara e la fondana hanno pari dignità e valore.
Negli anni, freqentando la sua amicizia, con lui ho parlato di gregoriano,
di musica rinascimentale, di polifonia, di canto popolare. Egli si è
talmente appassionato alla tradizione popolare "fondana" da diventarne uno
studioso, un ricercatore, un cultore, un divulgatore e con la pubblicazione
della presente raccolta propone il recupero di un patrimonio che va
perdendosi e resta l'attento "custode" di una storica cultura.
Egli è convinto che una civiltà priva di memoria storica non può avere
futuro. Solo il recupero del nostro passato, anche in ambito musicale, ci
ridona il senso della civiltà. La musica infatti ci fa rivivere esperienze
umane affettive, gioiose e tristi. Segna i passi della nostra esistenza non
solo con le creazioni dei grandi maestri ma anche con anonimi musicisti
popolari.
A questi Sergio Preti rende omaggio ed offre a noi il dono di un prezioso
recupero.
La lezione dei compositori Bartok e Kodaly, che vedevano nel canto popolare
un elemento insostituibile nella cultura musicale di ogni popolo, è ben
evidente in questa stupenda raccolta di canti popolari fondani curata dal Mo
Sergio Preti, il quale infatti, ha sempre maturato vivo interesse e passione
per il nostro dialetto, ricrescendogli ampia musicalità e dolcezza.
Mancava alla Città di Fondi una raccolta di canti della propria terra e per
questo ringraziamo Sergio Preti, lo ringraziamo anche per tutto il suo amore
per la nostra città, per aver creato nel 1947 il primo Complesso Bandistico
Città di Fondi, per la sua dedizione all'educazione musicale dei giovani
fondani, per la creazione nel 1984 del "Coro Claudio Monteverdi". Una vita
spesa al servizio della musica, contrassegnata sempre da un forte rigore ed
umiltà, gli stessi che troviamo in questo suo ultimo stupendo lavoro.
Sestino Macaro
Docente di Elementi di composizione`
per Didattica della Musica
Conservatorio di Latina