La
rivista semestrale Annali del Lazio Meridionale, porta come
sottotitolo Storia e Storiografia; è stata fondata ed è diretta dal
prof. Antonio Di Fazio, preside del Liceo-Ginnasio "V. Pollione" di
Formia. Il primo numero è stato pubblicato nel febbraio 2001 ed ha
raggiunto il terzo anno di vita con l'ultimo numero del maggio 2003.
Gli obiettivi che intende conseguire la rivista e le linee
programmatiche della pubblicazione sono sintetizzati dallo stesso
prof. Di Fazio nella seguente Presentazione pubblicata sul primo
numero della rivista che va imponendosi nel panorama culturale sia
della provincia pontina che fuori dagli ambiti più strettamente
provinciali. (A. C.)
Presentazione
di Antonio Di Fazio
Il varo di una nuova rivista storica, pur con
ambizioni limitate all'indagine su un territorio circoscritto,
risponde oggi a un bisogno e a delle finalità.
Il bisogno è quello di sempre, quello che da sempre ci costringe a
uscire dal breve ambito individuale per fornire un contributo alla
collettività, all'evoluzione positiva della società, della cultura,
delle mentalità. Intendendo per evoluzione positiva tutto quanto
favorisce la pace, la giustizia, la solidarietà e la civile
accettazione fra persone, popoli e culture. Al di là dunque di ogni
ideologia. O - se si vuole - all'interno di ogni ideologia, di ogni
orientamento.
Quanto alle finalità, esse sono in buona sostanza interne a quel
bisogno, ma anche specifiche del lavoro di ricerca storica. E le
possiamo così sintetizzare:
- contribuire alla ricerca storica e al dibattito storiografico, in
particolare sulla storia locale, che peraltro ci appare profondamente
legata alla storia nazionale e generale, come si preciserà più avanti.
Organizzare, collateralmente all'attività editoriale, convegni di
studio e attività di documentazione e ricerca, corsi di aggiornamento,
etc., anche in collaborazione con Enti e associazioni;
- approfondire e coordinare, presentare, diffondere le ricerche che
sparsamente si conducono da parte dei cultori di storia;
- contribuire ad elevare il livello della discussione anche politica,
ritrovando nelle problematiche emergenti gli ancoraggi storici,
fornendo alla gente e agli operatori culturali-sociali-politici
(amministratori, insegnanti, dirigenti, etc.) i giusti orientamenti, i
corretti supporti informativi, arricchendo le opportunità conoscitive
di tutti;
- contribuire a formare nella gente e negli operatori stessi una
mentalità e un habitus storicistico e relativistico, dunque aperti ad
ogni apporto valido; capaci di operare alla corretta conoscenza dei
valori e degli orientamenti dei gruppi e dei popoli.
Il perseguimento di tali finalità deve essere costantemente tenuto
presente, se non si vuole semplicemente realizzare uno spazio,
l'ennesimo spazio, per ospitare alla rinfusa studi e ricerche sul
territorio.
Quanto alle metodologie, la rivista non si può oggi caratterizzare di
un indirizzo particolare: intanto perché lo stesso assunto originario
(le finalità di cui sopra) non lo richiede, e anzi lo esclude, se la
rivista stessa deve in essenza contribuire ad una discussione aperta,
elevata, concreta, coraggiosa; e poi perché - meno male - è di recente
rientrato nello statuto epistemologico stesso della ricerca storica il
fondamento olistico (pur nella ricerca locale e nella prospettiva di
microstoria), la vocazione universalistica tanto nei confronti degli
ambiti e contenuti quanto nei confronti delle metodologie della
ricerca.
Cosicché - per esemplificare un momento il discorso - non pare più
giustificato lo steccato (ancora operante fino a qualche lustro fa),
fra storia ed antropologia, fra storia e sociologia, fra storia e
quelle che un tempo venivano chiamate le scienze ausiliarie. È assurdo
dunque consegnare agli storici, perché 'storicizzino', l'analisi
antropologica e/o sociologica della vita e attività di un operaio
della Fiat o di una famiglia contadina della Piana di Fondi e Monte S.
Biagio, o la vita quotidiana degli Indiani d'America urbanizzati. Quei
soggetti sono tutti già storici. E quindi l'antropologo e il sociologo
devono scegliere - lo dicevano studiosi quali Maitland e
Evans-Prítchard - se farsi storici o annullarsi.
Poche parole anche per chiarire l'ambito territoriale e contenutistico
che la rivista si impone. Il primo solo apparentemente limitato al
Lazio meridionale pontino e ciociaro; il secondo invece senza confini,
in quanto si intende estendere l'indagine in lungo e in largo tanto
nella diacronia che nella sincronia.
È ancora utile chiarire che l'ambito territoriale è delimitato 'solo
apparentemente' non solo perché il territorio stesso è storicamente e
antropologicamente legato alle regioni limitrofe, e proiettato in una
prospettiva addirittura mediterranea, ma soprattutto perché concepiamo
la storia locale come storia tout court,
a- perché avvalentesi delle metodologie della ricerca storica generale
e
b- perché ogni storia locale è anche storia generale: sia perché ogni
ambito per quanto ristretto è oggi sempre più microcosmo, sia perché
in qualche modo da quella influenzata. Così, ad esempio, il discorso
sul 1799 in terra pontina, o anche in una sola delle sue città, deve
necessariamente fare i conti con la generale vicenda della calata
delle armate francesi nel Regno di Napoli e col sorgere della
Repubblica partenopea.
La rivista avrà cadenza semestrale; ogni numero svolgerà tematiche per
quanto possibile monografiche o comunque legate da unico filo
conduttore. L'unitarietà sostanziale, l'immagine che essa avrà - dopo
il discorso pluralistico e sostanzialmente eclettico che si è fatto -
dipenderà tutto dal ruolo che saprà svolgere il Comitato di redazione,
dalla capacità che saprà esprimere di penetrare ed incidere nella
realtà culturale e politica generale e del territorio.
Accanto ai saggi, saranno curate le rubriche sulla didattica della
storia, visita agli archivi, segnalazioni e recensioni librarie,
report su convegni, ristampe, etc.
Fondi, dicembre 2000