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De Santis illumina il Moma
Il cinema italiano (anzi Fondano) d'autore a New York

Intervista a Marco Grossi dell’Associazione De Santis, da anni ormai impegnato a portare alto il (cog)nome del regista fondano di “Non c’è pace tra gli ulivi”

  1. Marco Grossi, segretario dell’Associazione Giuseppe De Santis. Innanzitutto, perché ricordare i 10 anni dalla morte del regista con una rassegna a lui dedicata proprio al MoMA di New York?

R. Beh, a dire il vero già da alcuni anni venivano rivolte alla nostra Associazione da parte di enti statunitensi numerose richieste di retrospettive su De Santis ma non era mai stato possibile mettere in cantiere nessuna manifestazione poiché i film del regista di “Non c’è pace tra gli ulivi” non erano sottotitolati in inglese. Sul finire del 2006 proponemmo nuovamente a Cinecittà Holding di voler sottotitolare alcune pellicole di De Santis, compatibilmente con il loro budget, e questa volta la richiesta è stata accettata dal neo presidente Alessandro Battisti, e in pochi mesi è divenuta realtà anche grazie alla collaborazione delle dirigenti Camilla Cormanni e Paola Ruggiero che hanno offerto tutta la loro professionalità e disponibilità in tal senso, riuscendo a far sottotitolare sei film. Tra l’altro, la retrospettiva su De Santis è stata contesa da ben tre istituzioni, tra cui il Lincoln Center. Alla fine l’ha spuntata il MoMA. 

  1. Come ha reagito il pubblico newyorkese?

R. Non nascondo di essere partito dall’Italia con una buona dose di scetticismo. Molte erano le perplessità, che si sono dissipate già il primo giorno di proiezioni, con la sala piena in ogni ordine di posti e il pubblico che applaudiva alla fine dei film e che commentava con esclamazioni o risate i dialoghi degli attori. 

  1. Lei si è recato a New York, tra l’altro, in rappresentanza dell’Associazione De Santis e con lei non poteva mancare Gordana Miletic De Santis, vedova del regista. Immagino che la signora si sia emozionata nel rivedere tutti quei capolavori restaurati e rivalutati…

R. La signora Gordana, cui dobbiamo davvero molto per la passione che riesce ad infondere in ogni nostra iniziativa, si è commossa mentre ringraziava il pubblico e gli organizzatori della rassegna. Forse nemmeno lei si aspettava un successo di tali proporzioni e non è riuscita a trattenere l’emozione. A tal proposito, voglio raccontare un episodio curioso, ma proprio per questo molto significativo: al termine di una proiezione uno spettatore sessantenne, americano di nascita e  residente a New York, si è avvicinato in lacrime alla signora De Santis esprimendole tutta la sua ammirazione nei confronti dei film del marito,  ricordando gli anni in cui, ragazzino, veniva accompagnato al cinema dai genitori a vedere tutti i film di De Santis che erano in programmazione negli USA. Si sono abbracciati a lungo, è stata una scena davvero commovente.

  1. Quale le sembra il film a cui è stato dato maggior lustro dal restauro e quale quello che avrebbe maggior bisogno di un intervento?

R. Tre sono i film di De Santis che sono stati sottoposti a restauro: “Caccia tragica”, “Riso amaro” e “Non c’è pace tra gli ulivi” e soprattutto gli ultimi due hanno riacquistato uno splendore figurativo che era offuscato da troppi anni. Il primo film soffre un po’ dell’ età della pellicola originaria, datata 1947, e delle scarse disponibilità tecniche dell’epoca che impedirono una edizione perfetta (fu finanziato dall’ANPI e la lavorazione spesso interrotta e portata avanti con molta difficoltà) ma comunque il risultato finale è buono. Mi chiedo cosa aspetti la Cristaldi, che detiene i diritti dei primi film di De Santis, a farne una edizione in DVD… La solleciteremo noi dell’Associazione nei prossimi mesi. Nel prossimo futuro auspico il restauro di film come “Roma ore 11” o “La garçonnière”, prima che il tempo li danneggi seriamente.

  1. Perché secondo lei bisogna sempre attendere la morte per apprezzare pienamente grandi artisti come De Santis, uno dei massimi esponenti del  neorealismo e celebre in tutto il mondo?

R. Lei sa bene che questo problema non riguarda solo il cinema. Fior di letterati e artisti italiani non sono stati adeguatamente stimati in vita ed hanno dovuto attendere una rivalutazione postuma. Il caso di Giuseppe De Santis è ancor più particolare, avendo avuto già negli anni d’oro della sua carriera un consenso di critica e di pubblico internazionale. Ma in Italia i critici, a destra come a sinistra, gli furono sempre abbastanza ostili, anche se – e forse proprio per quello – i suoi film erano spesso dei successi commerciali. La sinistra non perdonava ad un regista della sua parte politica di riempire le sale, la destra di affrontare temi sociali… E poi la sinistra è sempre stata molto seriosa: ha sempre preferito osannare il film noioso che portava quattro gatti in sala al grande successo, anche se questo veicolava temi importanti.

  1. A New York erano ovviamente presenti molti giornalisti, eppure sul “NYT” è stato riservato solo un trafiletto, così come sulle pagine dei principali quotidiani italiani: cosa significa questo atteggiamento?

R. Il “New York Times” è un quotidiano che per scelta editoriale riserva poco spazio allo spettacolo, è più attento alla politica nazionale e internazionale. Ma molti siti internet USA hanno riportato la notizia. Sui quotidiani italiani la cultura cinematografica ormai da anni è stata fagocitata dal pettegolezzo, dal finto scandalo e da uno spasmodico interesse verso la televisione. Ma anche in questo caso su internet si poteva leggere su tantissimi siti, anche non specializzati, dell’omaggio newyorkese. E’ un problema culturale, direi. Purtroppo i quotidiani non sono più lo specchio della realtà, ma ne veicolano una troppo spesso fittizia.

  1. Anche il Presidente della Repubblica Napolitano ha voluto far visita alla rassegna newyorkese. Che ricordo le ha lasciato il suo arrivo?

R. Una grande emozione. La sua presenza non era prevista, perché il rigido protocollo della sua visita ufficiale prevedeva la partenza del Presidente proprio in contemporanea con l’inizio della rassegna. Ebbene, ha ritardato l’arrivo in aeroporto proprio per portare il suo saluto alla vedova di De Santis, di cui egli era amico, e per augurare una buona riuscita alla manifestazione. Il giorno prima ci ha addirittura ricevuti all’Istituto Italiano di Cultura, dove ho avuto modo di fargli omaggio del volume da me curato ed è stato davvero lieto di riceverlo, riservandomi graditissimi complimenti.

  1. Infatti, lei ha curato un volume bilingue dal titolo “Giuseppe De Santis. La trasfigurazione della realtà / The Transfiguration of Reality”. Provi a descriverci in poche righe cosa ha fatto confluire in questa pubblicazione.

R. Il libro si compone di saggi inediti di registi, storici del cinema e critici: Carlo Lizzani, Ettore Scola, Andrea Martini, Valerio Caprara, Callisto Cosulich, Adriano Aprà, Goffredo Fofi, Paolo Mereghetti, Mino Argentieri, Orio Caldiron, Vittorio Giacci, Tatti Sanguineti, Luca Bandirali, Giacomo Gambetti, Mario Silvestri, Giorgio Simonelli, Marina Cipriani, ed anche un mio saggio. E’ introdotto da dieci  testimonianze di prestigiosi registi, da me raccolte per l’occasione: Bernardo Bertolucci, Francesco Rosi, Giuliano Montaldo, Marco Bellocchio, Constantin Costa-Gavras, Pavel Čuchraj, Ferzan Ozpetek, Citto Maselli, Marco Tullio Giordana, Mario Martone. E’ inoltre corredato da ben 280 immagini, tra foto di set e fotogrammi tratti dalle pellicole dei film. Raccoglie infine una ricchissima bibliografia ed il soggetto inedito “I fatti di Andria”, che è tra i progetti più belli di De Santis, uno dei tanti che non gli è stato consentito di portare sullo schermo.

  1. Altro grande evento della rassegna dedicata a De Santis è stato la proiezione in anteprima mondiale del documentario “Giuseppe De Santis” realizzato da Carlo Lizzani, che ha avuto la fortuna non solo di conoscere Peppe ma di essere suo allievo. Che giudizio da al suo documentario?

R. E’ un ritratto non agiografico – è il rischio che si corre in questi casi – e che invece appassiona, diverte e commuove. Carlo è riuscito, attraverso testimonianze, brani di film, riprese, musiche, a restituire fedelmente l’uomo e l’artista De Santis, anche grazie a numerosi frammenti in cui lo stesso regista di Fondi parla dei suoi film e della sua idea di cinema. Chiunque vede il documentario ne è davvero entusiasta.

  1. Come sarà distribuito il documentario di Lizzani?

R. Al momento può essere proiettato solo in pochissime occasioni o in festival, poiché c’è il problema dei diritti delle sequenze dei film e delle foto di scena che sono state concesse gratuitamente o a prezzo ridotto per una circolazione culturale del documentario. L’augurio è che il film possa essere trasmesso in televisione ed avere una distribuzione in DVD, ma in quel caso è necessario trovare centinaia di migliaia di euro per pagare i diritti commerciali delle immagini di repertorio. Purtroppo questi sono i costi connaturati a tali operazioni culturali… Non è impresa semplice, ma affiancheremo la casa di produzione Felix Film - che lo ha prodotto con Cinecittà Holding, la Torino-Piemonte Film Commission e la Presidenza della Giunta Regionale del Lazio – nella ricerca di finanziamenti pubblici e privati per riuscire a dare ampia visibilità al documentario.

  1. Deve fare un grosso effetto, per lei che lo ha conosciuto e che abita nella stessa città che gli ha dato i natali, portare così lontano il nome di De Santis e della sua Fondi…

R. E’ una soddisfazione che non si può esprimere a parole. Mi sono sentito ambasciatore della cultura e delle tradizioni del mio territorio e dell’idea di cinema e di vita di un grande regista, che ho sempre amato. Ero contento per De Santis, che avrebbe meritato in vita tanta attenzione. Ed è anche un risarcimento per l’impegno che insieme ad alcuni amici ho profuso in quasi dieci anni di attività dell’Associazione. Se mi avessero detto all’inizio di questa avventura che dopo nove anni saremmo arrivati a tutto questo mi sarei messo a ridere!

  1. A questo punto però voi dell’Associazione De Santis non vi fermerete. So che andrete presto a Parigi e poi a Berlino: quali saranno le novità di queste prossime tappe? E soprattutto, non avrete mica dimenticato l’Italia?

R. L’Italia, e Fondi, sono sempre al primo posto. Infatti il 10 febbraio proprio a Fondi ha avuto luogo la prima presentazione italiana del volume da me curato. E a marzo la pubblicazione sarà presentata a Roma. Ma da circa un anno abbiamo indirizzato le nostre energie soprattutto all’estero, proprio in concomitanza con il doppio anniversario dei 90 anni dalla nascita e del decennale della scomparsa di De Santis. Prima di New York, nell’aprile del 2007, ho tenuto una conferenza su De santis a Mosca, dove egli ha sempre riscosso molto consenso di critica e di pubblico. Il 28 e 29 febbraio il regista di “Giorni d’amore” è stato oggetto di due giornate di studi a Parigi, presso l’Istituto Italiano di Cultura e l’Università “La Sorbona”. Anche lì è stato presentato il mio libro, insieme ad un altro che è andato in stampa proprio qualche giorno fa per l’editore Bulzoni, e che ho curato con il prof. Jean A. Gili della “Sorbona”, intitolato “Alle origini del neorealismo”. A marzo dovrebbe esserci un ulteriore omaggio a De Santis in Australia, per la precisione a Sidney, con la proiezione di alcuni film e del documentario RAI “Nato Maestro”. E speriamo si concretizzi il progetto di Berlino, nel giugno prossimo, con una tavola rotonda ed un ciclo di proiezioni. Ma gli impegni non sono terminati: a settembre ci aspetta la nuova edizione del FONDIfilmFESTIVAL… 

Marco Grossi (1970), laureato in Storia e critica del cinema, è organizzatore culturale e studioso di cinema. Nelle edizioni 1993/94 è stato coordinatore del Festival del Teatro Italiano. Dal 1998 al 2000 è stato consulente a contratto del Centro Sperimentale di Cinematografia - Scuola Nazionale di Cinema. E’ direttore artistico del FondiFilmFestival (2002/05) e della manifestazione culturale IL MITO tra Cinema, Letteratura e Musica (2002/05). Per tre edizioni, dal 2000 al 2002, è stato  collaboratore del Mediterraneo Video Festival, (Ascea Velia - SA), curando la retrospettiva “Mediterraneo tra arte e paesaggio”. Nel 2000 ha tenuto un ciclo di conferenze sul neorealismo cinematografico italiano in Argentina, presso l’Università de La Plata. Nel 2002 ha collaborato alla VII edizione del Maremma Doc Festival di Pitigliano (GR). Nel 2003 e 2004, su incarico dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia di Latina ha diretto ed è stato relatore del I e II Corso di cinema per insegnanti di Scuola media superiore. Nel 2004 è direttore artistico della manifestazione culturale Marcello Mastroianni. L’uomo. L’attore (Fontana Liri - FR) per celebrare l’80° anniversario della nascita dell’illustre concittadino. Dal 1994 al 2005 ha ricevuto numerosi incarichi per corsi di tecnica e cultura cinematografica e cineforum per Istituti Superiori ed associazioni culturali. E’ relatore di numerose conferenze sul cinema presso Università, Istituzioni, Festival italiani e nell’ambito di convegni e rassegne culturali. Tra il 1997 ed il 2005 realizza 4 cortometraggi di fiction in video con gli allievi dei corsi di Educazione al linguaggio cinematografico, organizzati e diretti in Istituti Superiori della provincia di Latina.

 

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Ultimo aggiornamento: 02-mag-2008

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