Il merlo
Non ho visto la macchina andare
ma già so quanto è lontana
dai miei occhi straziati.
Perché c’è qualcosa,
in te, in me, in noi,
che stringe le catene della vita
e io non mi spiego come mai.
Nessuno potrà spiegarlo
quando vola il merlo sull’albero
e a sera si ritira al riparo
da tenebre che inquietan la luna.
Non lo uccide la notte,
la pianta cresce alle radici,
e all’alba canta senza ricordare.
E ogni giorno come il primo,
ogni notte come l’ultimo,
ogni sole la speranza,
ogni luna la paura
dell’ombra che si annida,
del lupo che risorge.
Veli di rancore dietro scie di stelle
non svelano l’enigma
e domattina è già tardi per il ricordo,
troppo presto per l’affanno,
ancora in tempo per il merlo.
Simone di Biasio
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