Una delle tre
torri di avvistamento costruite nel 1500, secolo in cui erano frequenti a
Sperlonga gli assalti dei pirati, è quella che per prima incontra il vento,
sul monte di Bazzano. Khair ad Din detto il Barbarossa nel 1534 conquistò e
devastò Sperlonga. Insomma, quelle tre torri non erano servite a molto.
Almeno non da sole. Avrebbero dovuto nascondere un valido esercito e invece
quei saraceni buttarono giù tutto. Chissà quanto avremmo potuto ancora
conoscere della storia antica del borgo se il Barbarossa non avesse fatto
piazza pulita. Ma la storia è fatta così. Tutto si modifica e cambia nel
corso dei secoli. Tuttavia il vecchio Khair ad Din era un uomo. E gli uomini
cambiano la storia. Era un uomo come lo sono stati tanti i grandi
protagonisti del passato. Ma era anche semplicemente un uomo. Torre
Capovento è crollata due volte, la prima è stata ricostruita, la seconda no.
Al suo posto il vuoto si staglia all’orizzonte tra il mare e il cielo.
Eppure io la torre l’ho vista. Una settimana fa. Mi sono infilata maschera e
pinne, ho caricato la bombola sulle spalle e allacciato il gav. Poi mi sono
immersa nel mare limpido, sotto la torre che non c’è. Ho attraversato una
stretta grotta illuminata solo dalla sua sagoma triangolare azzurra. Intorno
a me danzavano branchi di piccoli pesci e il lungo braccio di una polipessa
cadeva aggrappato allo scoglio laterale. Oltre la grotta c’è un’insenatura.
Sulla sabbia si adagiano i massi della torre di Capovento. È tutta lì la sua
storia, scritta dagli eserciti, dai pirati e ora dal mare. Sul fondo,
accanto alla torre, un’infinità di rifiuti. Anche i pirati di oggi, piccoli
uomini senza coscienza, l’hanno trovata.