LAPORTELLA.NET
Salotto Culturale Fondano
E-mail: info@laportella.net

Home Arte Storia Musica Cinema Letteratura Pubblicazioni Eventi Foto d'epoca Dipinti Links

La favola della città muta

Ho aperto gli occhi questa mattina. E non ero a casa. Mi sono stiracchiata tutti i muscoli, piegando la schiena da un lato e dall'altro, prima di voler capire dove mi trovassi. Ero a terra, all'aperto. Accanto a me un muro alto circa 4 metri e mezzo. Sembrava una fortezza. Mi sono alzata lentamente mentre mi strofinavo gli occhi cercando di evitare i forti raggi del sole. Non vedevo bene. I colori erano strani, quasi alterati da un filtro color seppia. Volevo capire dove mi trovavo. Faceva caldo. Ho camminato lungo il muro per diversi metri finché ho scorto una fessura. Ho guardato. E quello che ho visto un po' mi ha spaventato e un po' mi ha rassicurato. C'era una città. Un'intera città con gente che camminava e che lavorava. Ho visto commercianti barattare merci e donne coltivare la terra fertile. Molta vegetazione, vigneti e tanti ulivi. Sentivo l'odore della mia terra. E quello del mare. Non dovevo essere lontana da casa, ma chi era quella gente? Qualcuno mi è passato accanto, un gruppo di uomini, in silenzio. "Migliaia di anni fa c'era un popolo dedito al silenzio. Nessuno parlava. Mai. Erano gli abitanti della 'città muta". Mio padre mi raccontava spesso questa favola. E a me piaceva ascoltarla. "La città un bel giorno è scomparsa" mi diceva mio padre. Per anni e per secoli uomini esperti o semplicemente curiosi avevano cercato 'la città muta' diventata col tempo anche invisibile. Io l'avevo trovata. I vasti vigneti producevano il vino Cecubo, nota bevanda consumata in epoca romana e gli abitanti erano seguaci di una setta pitagorica che imponeva loro di tacere - aldilà delle necessità fondamentali della vita quotidiana - persino di fronte alla minaccia dei nemici. Si dice che sia per questo motivo che quella città fu distrutta da un esercito ostile perché nessuno aveva potuto dare l'allarme. Le sue rovine riposano, oggi, sotto le pendici del monte Pianara a Fondi. Forse il mio silenzio ha le sue radici tra quelle mura ritrovate da alcuni studiosi la scorsa primavera. Mi capita spesso di ascoltare. Ho sentito che gli spartani vogliono sbarcare sulle nostre coste attratti dall'oracolo della misteriosa città fondata da Castore e Polluce, come fece il feroce Enea - e per visitare i resti di 'Amyclae, la città che morì tacendo' (Lucilio).

Domenica 17 Settembre 2006 - Irene Chinappi -  Il Territorio

Irene Chinappi

Nata a Sperlonga nel 1977 si  è  laureata in Lingue e Letterature Moderne presso l’ Università “La Sapienza” di Roma, ed ha ottenuto il Master in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo presso Eidos Communication Roma. Il suono melodioso di una lingua sconosciuta, il francese, la porta ad appassionarsi non solo allo studio della lingua, ma anche della cultura e della letteratura di quel paese. Il tutto coronato dai viaggi di studio e di lavoro, che spesso e volentieri sono un piacere immenso. È stata traduttrice a Parigi e in uno stage al Parlamento Europeo a Lussemburgo. Poi, tornata nella sua terra natale, si è occupata di comunicazione e organizzazione di eventi culturali tra Roma e Sperlonga fino a lasciarsi sorprendere incuriosita dal suo stesso paese, che gli appare oggi una meravigliosa "scoperta". È attualmente:

- Corrispondente per “Il Territorio” – testata giornalistica della provincia di Latina

- Corrispondente e conduttrice per “Tele Etere” - emittente televisiva dedicata all’informazione della provincia di Latina.

Da pochi giorni è on-line il suo nuovo Blog: http://irechina.blogspot.com/

Staff

© 2002- 2009  LaPortella.Net

Credits